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RUSSIAUn falco (che ringhia) di nome Dmitry Medvedev

21.11.22 - 13:45
L'ex presidente russo ha da tempo svestito i panni di uomo moderato. E sta riguadagnando fiducia tra i cittadini russi
AFP
Un falco (che ringhia) di nome Dmitry Medvedev
L'ex presidente russo ha da tempo svestito i panni di uomo moderato. E sta riguadagnando fiducia tra i cittadini russi

MOSCA - Dal suo (seguitissimo) canale Telegram partono, un giorno sì e l'altro pure, bordate dirette a tutto, o quasi, ciò che si situa a ovest del Rialto centrale russo. L'ex presidente russo e oggi numero due del Consiglio di sicurezza della Federazione Russa, Dmitry Medvedev - lo stesso che poco più di un decennio fa, quando ancora vestiva i panni di "quello moderato", si gustava un hamburger in compagnia dell'allora inquilino della Casa Bianca, Barack Obama -, è oggi un falco di primo ordine. O, molto più probabilmente, lo è sempre stato. Ma a quali orecchie sono rivolte le sue invettive al vetriolo?

Se il collimatore è cristallizzato sull'Occidente, il destinatario dei suoi "contenuti" è in realtà molto più vicino. E a parlare sono le cifre riportate in calce ai post diffusi su quella che rimane una delle applicazioni social più popolari in Russia, dove le sue sparate raggiungono un bacino effettivo di "follower", tra diretti e indiretti, che oscilla tra il milione e mezzo e gli oltre tre milioni di utenti.

Oggi, Dmitry Medvedev è un falco che ringhia, spiumato dello spirito liberale con cui aveva di fatto illuso, tanto Mosca quanto il resto del mondo, in merito a una svolta che non si sarebbe mai concretizzata. Cosa è cambiato? «Abbiamo scoperto che è russo», citando le parole dell'analista geopolitico Dario Fabbri, che ci aveva spiegato come «non è cambiato lui, è semplicemente cambiato il periodo storico». E così ha ritrovato "ospitalità" nel campo visivo di quella Russia che lo aveva perso di vista; quella che poco gradisce le umiliazioni raccolte dal 24 febbraio scorso in terra ucraina. E non solo di quella. Stando a un articolo pubblicato di recente sul Moscow Times, la fiducia nei confronti dell'ex presidente è infatti raddoppiata dall'inizio dell'invasione nella vicina Ucraina, balzando in pochi mesi da un misero 20% fino a, circa, il 40%.

Una fiducia riguadagnata un "morso" dopo l'altro, quasi a voler fomentare una sua escalation personale. L'ultimo è arrivato ieri. L'ennesima minaccia. Per farla molto breve: «Kiev è nostra. È una città dove la gente ha sempre pensato e parlato russo. E ce la riprenderemo». Punto. La linea editoriale è la medesima del «li odio e voglio farli sparire» dedicato a «loro» - leggasi, gli occidentali tutti - che lo scorso giugno gli valse il ritorno sulle prime pagine delle testate internazionali.

L'aspra retorica con cui Medvedev è solito vestire i suoi rigurgiti di politica estera - e che sembra aver sorpreso anche l'entourage dell'ex presidente russo -, inizialmente considerata uno strumento per ricollocarsi all'interno del cerchio magico di Vladimir Putin, potrebbe invece guardare ben oltre quest'ultimo. E ora che la presa dello zar sul Cremlino appare, per la prima volta, meno salda e inossidabile, ecco che il falco potrebbe avere nei suoi pensieri l'idea di trasformarsi nuovamente in delfino. Per tornare alle parole di Alexandra Prokopenko sul Moscow Times: «È un modo per attirare l'attenzione di Putin, nel caso il presidente decida di nominare nuovamente un successore prima dell'elezione del 2024». Come si dice in questi casi: affaire à suivre.

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