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La prima ministra neozelandese Jacinda Ardern ha sottolineato di non avere niente a che fare con il film
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NUOVA ZELANDA
11.06.2021 - 14:570
Aggiornamento : 15:20

Arriva il film su Christchurch, ma la protagonista è Jacinda Ardern, non le vittime musulmane degli attacchi

Perplessità in Nuova Zelanda per il controverso progetto. Anche la prima ministra ha preso le distanze.

WELLINGTON - Sta suscitando molta contrarietà, in Nuova Zelanda, l'annuncio della realizzazione di un film sugli attacchi terroristici di Christchurch del marzo 2019. A disturbare è in particolare il fatto che la pellicola si concentri sulla figura della prima ministra Jacinda Ardern, relegando sullo sfondo le 51 vittime della strage, fedeli musulmani assassinati mentre erano riuniti in preghiera in due moschee.

Come riferisce l'Hollywood Reporter, il progetto viene presentato come una storia ricca di spunti di «ispirazione», che parla di come la 40enne laburista abbia raccolto attorno a sé un Paese ferito e l'abbia condotto con decisione alla promulgazione di un bando sui fucili d'assalto. Il titolo scelto per il film, "They Are Us", è del resto una celebre frase pronunciata dalla premier nei giorni successivi agli attacchi: "Loro (i musulmani, ndr) sono noi".

La descrizione di un'edificante storia di compassione e lotta al razzismo, insomma, che, secondo le associazioni delle vittime e la comunità musulmana in Nuova Zelanda, adombra però completamente il fatto che tutto parta dal più grave atto di violenza suprematista e islamofoba mai registrato nel Paese. La pellicola arriverebbe inoltre troppo presto, con tanti sopravvissuti che stanno ancora lottando con le conseguenze fisiche e psichiche degli attacchi e continuano spesso a non sentirsi al sicuro.

Un'impostazione tanto stonata, quella del film, da aver portato la stessa Jacinda Ardern a prendere le distanze dal progetto. Interrogato a riguardo dal New Zealand Herald, un suo portavoce ha sottolineato che il governo non è in alcun modo coinvolto nella pellicola.

«Benché la prima ministra meriti senz'altro riconoscimento per la sua riposta agli attacchi, noi contestiamo la tempistica e se un film sia appropriato proprio in questo momento», dichiara al portale d'informazione neozelandese il portavoce dell'Associazione islamica di Canterbury, Abdigani Ali. L'attentato è infatti ancora troppo «fresco» nella comunità musulmana e nel Paese c'è ancora molto lavoro da fare «in termini di leggi sul linguaggio d'odio, di riconoscimento dell'esistenza, nella nostra società, dell'islamofobia e di pregiudizio istituzionale all'interno dell'apparato governativo».

Secondo Aya al-Umari, il cui fratello è rimasto ucciso negli attacchi, «sembra che (la pellicola, ndr) voglia solo capitalizzare quanto successo»: «Non penso sarà accolta bene in Nuova Zelanda», sostiene, sentita da stuff.co.nz. Lei, come buona parte della comunità musulmana di Christchurch, non è del resto stata per niente coinvolta nella sua realizzazione. È anzi venuta a sapere del progetto su Twitter: «Sono rimasta sorpresa, onestamente», confessa.   

«In sostanza, è la storia dell'atto di un suprematista bianco che ruota intorno a voci bianche, sentimenti bianchi ed eroismo bianco», denuncia Mohamed Hassan in un lungo editoriale sul New Zealand Herald. «L'ironia è nauseante. La mancanza di consapevolezza profonda», aggiunge, dicendosi comunque non sorpreso dell'ennesimo prodotto dell'industria cinematografica americana in cui i musulmani, se non come nemici, sono ritratti come personaggi di contorno.  

Anche su Twitter, con l'hashtag #TheyAreUsShutDown ("Chiudere 'They Are Us'"), molti neozelandesi e non puntano il dito contro il "complesso del salvatore bianco" di cui prevedono sia intriso il film. A ferire molti è, inoltre, il modo in cui le 51 vittime del 15 marzo 2019 siano state lasciate da parte. Una petizione online, che chiede a produttori e possibili finanziatori di non sostenere il progetto e alla premier Jacinda Ardern di condannarlo pubblicamente, ha superato in poco tempo le 6'700 firme sulle 7'500 che ne sono l'obiettivo. 

I promotori del progetto, dal canto loro, lo difendono. «"They Are Us" non parla tanto dell'attacco, quanto della risposta all'attacco», dichiara il regista, il neozelandese Andrew Niccol, come riporta l'Hollywood Reporter. «Di come un atto di odio senza precedenti sia stato sopraffatto da una grande espressione di amore e supporto - continua -. Il film affronta la nostra comune umanità, che penso sia il motivo per cui coinvolgerà le persone di tutto il mondo. È un esempio di come dovremmo rispondere quando c'è un attacco a dei nostri simili».

«Siamo elettrizzati di portare sul mercato questa storia vera piena di spunti d'ispirazione sull'impatto positivo, persino nei momenti più bui, che un leader forte può avere sulla vita dei cittadini quando imposta il proprio lavoro sulla compassione, l'amore e l'irremovibile convinzione di fare la cosa giusta», sostiene dal canto suo Glen Basner, ceo della società di produzione di "They Are Us", l'americana FilmNation.

Nel film, Jacinda Ardern sarà interpretata dall'attrice australiana Rose Byrne. In luglio, il progetto sarà presentato al Mercato del film del Festival di Cannes, appuntamento in cui produttori e registi creano collaborazioni e incontrano possibili finanziatori. 

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