Keystone
ITALIA
04.12.2020 - 11:140
Aggiornamento : 12:16

«La sanità italiana è arrivata piuttosto fragile all'appuntamento con la pandemia»

A sostenerlo è l'istituto di ricerca Censis. Sulle restrizioni per Natale: «Quasi l'80% degli italiani è favorevole».

ROMA - In Italia «il Servizio sanitario nazionale si è presentato all'appuntamento con l'emergenza del Covid-19 piuttosto fragile. Non solo perché ha scontato una impreparazione sistemica rispetto alla prevenzione delle epidemie, ma anche perché nel tempo è stato minato nelle sue basi economiche e umane». Lo rileva l'istituto di ricerca Censis nell'ultimo rapporto sulla situazione sociale della vicina penisola, che spazia in diversi ambiti.

L'impegno pubblico nella sanità in Italia è «inferiore rispetto a quello di altri Paesi europei», precisa il 54esimo rapporto. Inoltre, «al razionamento delle risorse economiche si aggiunge il mancato ricambio generazionale di medici e infermieri».

A favore della stretta per le Feste - Quasi l'80% degli italiani si dice a favore della stretta in vista delle prossime festività, secondo il Censis. «In vista del Natale e del Capodanno - si legge - il 79,8% degli italiani chiede di non allentare le restrizioni o di inasprirle. Il 54,6% spenderà di meno per i regali da mettere sotto l'albero, il 59,6% taglierà le spese per il cenone dell'ultimo dell'anno».

Per il 61,6%, la festa di Capodanno sarà triste e rassegnata. Non "andrà tutto bene": il 44,8% degli italiani è convinto che uscirà peggiore dalla pandemia (solo il 20,5% crede che questa esperienza renderà migliori).

Il 73,4% degli italiani indica nella paura dell'ignoto e nell'ansia conseguente il sentimento prevalente da quando è cominciata la pandemia.

«Lo Stato - scrive il rapporto - è il salvagente a cui aggrapparsi nel massimo pericolo. Il 57,8% degli italiani è disposto a rinunciare alle libertà personali in nome della tutela della salute collettiva, lasciando al Governo le decisioni su quando e come uscire di casa, su cosa è autorizzato e cosa non lo è, sulle persone che si possono incontrare, sulle limitazioni alla mobilità personale. Il 38,5% è pronto a rinunciare ai propri diritti civili per un maggiore benessere economico, accettando limiti al diritto di sciopero, alla libertà di opinione e di iscriversi a sindacati e associazioni».


 
 

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