«Come sono andati esattamente i fatti a noi è ben noto»

Le risposte della direttrice del DECS sui protocolli in caso di abusi nelle scuole non soddisfano le deputate Maura Mossi Nembrini e Tamara Merlo. Meglio invece per quanto riguarda la formazione. Carobbio: «La stiamo rafforzando. Ci sono margini. Ma servono mezzi»
Le risposte della direttrice del DECS sui protocolli in caso di abusi nelle scuole non soddisfano le deputate Maura Mossi Nembrini e Tamara Merlo. Meglio invece per quanto riguarda la formazione. Carobbio: «La stiamo rafforzando. Ci sono margini. Ma servono mezzi»
BELLINZONA - «Le domande erano molto precise. Le risposte, devo dire, non altrettanto». La sessione parlamentare di aprile si è conclusa sul caso del docente delle scuole medie di Giubiasco arrestato lo scorso mese — e, più in generale, sui protocolli di gestione in vigore per prevenire gli abusi nelle scuole — e le risposte della direttrice del DECS, alle due interpellanze presentate da Più Donne, non hanno soddisfatto Maura Mossi Nembrini e Tamara Merlo.
«Vivo nel quartiere di Giubiasco e i miei figli hanno frequentato quella scuola e sono in contatto con diverse famiglie», ha spiegato Mossi Nembrini. «Come sono andati esattamente i fatti e quali sono stati i sentimenti sia dei ragazzi, delle ragazze e delle famiglie, a noi è ben noto». E «siamo sicuramente anche a disposizione eventualmente, per testimoniare». Nel più recente dei due atti parlamentari, quello che si soffermava nello specifico sul caso, veniva messo in evidenza il fatto che «il sistema non ha intercettato nulla in tempo utile. I protocolli non hanno funzionato poiché è evidente, con i casi emersi, che il docente agiva indisturbato da mesi, se non anni».
Il protocollo ha funzionato... o no?
Il protocollo quindi ha funzionato? Su questo punto, Marina Carobbio ha, in primis, chiarito che «il Consiglio di Stato non ha fatto quell'affermazione» e che è necessario in ogni caso «distinguere tra misure di prevenzione primaria e protocolli di intervento. Un protocollo per la gestione di segnalazione di possibili situazioni di maltrattamento o abuso ha come obiettivo di garantire modalità chiare, tempestive e coordinate di segnalazioni, presa in carico e gestione delle situazioni nel momento in cui queste emergono ed evitare che queste situazioni non siano trasmesse all'autorità di riferimento».
Come, ha ricordato la direttrice del DECS, «era stato a suo tempo il caso del vicedirettore della scuola media di Lugano. I protocolli devono però essere sempre accompagnati da attività di prevenzione, di formazione e da sportelli e modalità di ascolto». E il lavoro in tal senso, ha ribadito, non può considerarsi concluso. «L'obiettivo primario deve essere evitare che determinati fatti si verifichino».
«Sul fatto dei protocolli che hanno funzionato, resteremo di due pareri diversi», ha replicato Tamara Merlo. «Il protocollo di segnalazione interna ci fa piacere che abbia funzionato ma purtroppo non è quello che ci interessa. Ci interessa che si preservino le vittime. Perché poi la comunicazione che è uscita, per chi magari si ferma al titolo del giornale, era "il protocollo ha funzionato". Ecco, no».
Una fiducia di cui è troppo facile abusare
Alla formazione, tanto quella per docenti quanto — e soprattutto — quella indirizzata a bambine e bambini, erano dedicate le prime due domande dell'interpellanza, entrambe introdotte dal «quando», a enfatizzarne l'urgenza. E su questo fronte, le risposte della consigliera di Stato sono state accolte positivamente dalle due deputate. «Il DECS sta rafforzando la formazione per affrontare queste situazioni sia nella formazione di base dei docenti, sia in quella continua», ha spiegato Carobbio, che ha poi colto l'assist per rivolgere all'aula — e ai colleghi in governo — l'invito a una riflessione: «Ci sono ancora margini di sviluppo e rafforzamento» ma «è necessario disporre anche dei mezzi finanziari e di risorse adeguati».
«Siamo molto felici per la formazione obbligatoria per i docenti. Speriamo che questa formazione obbligatoria sia coerente e consistente con tutto quello che ci ha detto la consigliera di Stato, non mettiamo assolutamente in dubbio che sia coinvolta su questo tema e abbiamo visto che ha fatto cose, a differenza di chi c'era prima», hanno replicato le deputate di Più Donne. Ma «ancora più fondamentale» è quella parte di formazione che interessa i bambini «perché loro si fidano dei docenti e quindi è molto facile purtroppo abusare di questa fiducia».
«Se qualcuno vuole segnalare, il Dipartimento è a disposizione di tutti»
Infine, la consigliera di Stato, riallacciandosi a quel «come sono andati i fatti... a noi è ben noto», ha rivolto «un ultimo appello» a Mossi Nembrini: «Visto che dice di conoscere delle persone che sanno delle questioni, queste persone possono segnalare a noi, al Dipartimento, alla polizia e alla magistratura. Se si conoscono delle situazioni di questo tipo vanno segnalate. Il Dipartimento è a disposizione di tutti coloro che ritengono che ci sia qualcosa da chiedere e segnalare».




