Al sindacato Vpod non piacciono questi bilaterali III

«Sono insoddisfacenti per la protezione delle condizioni di lavoro ed espongono i servizi pubblici a un rischio accresciuto di smantellamento»
BELLINZONA - Preoccupati per l’insufficienza delle misure di accompagnamento previste, l’effettiva tenuta delle attuali tutele lavorative, le ripercussioni per i servizi pubblici, il disciplinamento restrittivo degli aiuti di Stato e, con ciò, gli aspetti istituzionali dell’accordo. Il Sindacato VPOD Ticino boccia i "bilaterali III", ritenendo che «la protezione delle condizioni di lavoro» venga meno «soprattutto nelle regioni di frontiera».
E affermano che «da una prospettiva sindacale si rende pertanto necessaria una rinegoziazione del pacchetto e un rafforzamento più coraggioso del diritto del lavoro interno, che rimetta al centro la difesa dei salari e dei diritti sociali e che si opponga ai disegni della destra xenofoba e del padronato».
Condizioni di lavoro e salariali - Per un Cantone fortemente confrontato con il dumping salariale come il Ticino, «il mancato adeguamento se non addirittura l’allentamento delle misure d’accompagnamento rischierà di tradursi in un’ulteriore pressione al ribasso sui salari e in una maggiore diffusione di rapporti di lavoro precario. In quest’ottica, non sono state sufficientemente considerate le problematiche delle regioni di frontiera, né sono state previste le necessarie misure di compensazione» viene sottolineato.
Servizi pubblici e aiuti di Stato - Il sindacato «esprime inoltre profonda preoccupazione rispetto alla protezione del servizio pubblico, per quanto concerne anche e soprattutto il settore dell’energia» rileva. In questo ambito, «sussiste il rischio concreto di una riduzione delle competenze decisionali cantonali, ma anche delle garanzie a tutela della proprietà degli impianti e delle aziende elettriche locali. In generale si accentueranno i pericoli derivanti dalla liberalizzazione del mercato elettrico, i quali andranno a ripercuotersi anche sul mantenimento di un servizio universale a favore dei consumatori».
Diritti democratici e popolari - Per Vpod, questi accordi stanno andando nella direzione di comprimere «i margini normativi nazionali e degli strumenti di democrazia diretta, nella misura in cui verrebbe introdotto un recepimento dinamico del diritto europeo. La validità delle iniziative popolari e dei referendum, così come di uno sviluppo delle politiche interne, si vedrebbe infatti subordinato alla compatibilità con i trattati europei». Ciò rischia «»di depotenziare i diritti popolari quale storico strumento di pressione per contrastare la liberalizzazione dei servizi pubblici.
Conclusione e rivendicazioni - Per questi motivi, secondo l'organizzazione sindacale, andrebbero ad esempio «almeno assicurati un deciso rafforzamento delle misure d’accompagnamento (salari minimi economici dignitosi, agevolazioni per decretare l’obbligatorietà generale dei CCL), un potenziamento e un’estensione della clausola di salvaguardia, una strenua salvaguardia delle prerogative statali nel campo dell’energia e dei trasporti».
Inoltre «la chiara difesa della prerogativa di elargire aiuti di Stato per motivi d’interesse pubblico». Il Vpod «si attende soluzioni e garanzie chiaramente più incisive», altrimenti i bilaterali III «sulle basi attuali, essi non potranno dunque essere sostenuti».



