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CANTONE
28.09.2021 - 15:040
Aggiornamento : 15:24

Possesso di canapa, multe illegali ma nessun risarcimento

«Sono stati sottratti illegalmente 28'800 franchi a 288 cittadini», così il copresidente del PS Fabrizio Sirica.

L'interrogazione lanciata dal granconsigliere vuole far luce su una prassi da lui definita «tipicamente ticinese».

BELLINZONA - È un quadro legale chiaro, quello relativo al possesso di canapa nel nostro Paese. E lo è almeno dal 2017, quando il Tribunale Federale ha sancito la definitiva impunibilità del possesso di una quantità inferiore o uguale a 10 grammi di canapa. Da allora e fino all'anno scorso però, lamenta il granconsigliere e copresidente del Partito socialista ticinese Fabrizio Sirica nella sua interrogazione parlamentare, «le Polizie cantonali e comunali ticinesi continuano ad infliggere multe senza base legale». 

Errori a cui rimediare - Solo il 24 giugno 2020, il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi ha ammesso l'errore della polizia. Ma dalla sentenza del Tribunale federale a quel momento, solo la Polizia cantonale aveva già inflitto 288 multe da 100 franchi per possesso di canapa in quantitativi inferiori ai 10 grammi, si legge nell'interrogazione. E, rispetto ai risarcimenti, Gobbi aveva allora spiegato che ogni persona aveva la possibilità di contestare la sanzione, ma, «se non procede in tal senso la multa cresce in giudicato e, secondo il principio della sicurezza del diritto, non è più possibile modificarla o annullarla». Da qui, lo sdegno di Sirica, che vede la decisione di non voler rimborsare le multe come un modo dell'Esecutivo «di non prendersi la piena responsabilità dei propri errori». 

Guardare dall'altra parte - «Sono stati sottratti illegalmente 28'800 franchi a 288 cittadini, come si fa a non rendersi conto di quanto poco opportuno sia, per la credibilità e l’autorevolezza delle istituzioni, che lo Stato, dopo aver inflitto multe illegali, giri la faccia dall’altra parte?», si chiede Sirica. Le principali domande formulate nell'interrogazione e indirizzate al Dipartimento delle Istituzioni riguardano i motivi del mancato rispetto della sentenza del 2017 del Tribunale Federale e questioni relative a un possibile risarcimento delle persone multate.

Qui di seguito le domande poste nell'interrogazione nella loro integralità:

In merito alla sentenza del TF ignorata dal DI chiediamo:

Per quale motivo non si è adottata immediatamente la prassi a seguito della pubblicazione della sentenza del Tribunale Federale?

La sentenza è stata ignorata di proposito, per chiara volontà politica, oppure si tratta dell’ennesimo grave errore?

Qual è la procedura standard di rielaborazione delle prassi a seguito di sentenze che, facendo giurisprudenza, modificano l’applicazione del diritto?

C’è stata una chiara volontà politica (come nel caso delle prassi per controlli a permessi B) e delle direttive dipartimentali per continuare ad infliggere ammende?

Per quel che riguarda la prassi della polizia cantonale si chiede:

Si conferma (perché con questa gestione politica della Polizia non si può mai essere certi) che a seguito della risposta all’interpellanza di giugno 2020 non sono più state emesse multe?

Per quale motivo la polizia ticinese adottava la prassi sopra descritta (ossia far pagare sul posto in contanti l’ammenda, pena l’apertura immediata di un procedimento penale)?

Su quali basi legali si fondava tale prassi (diversamente a quanto fatto nella maggioranza degli altri cantoni svizzeri)?

In merito ai 28'800 franchi sottratti ai cittadini, si chiede:

Il Consiglio di Stato non ritiene se non dovuto quanto meno opportuno il rimborso delle ammende fatte senza base legale? Non ritiene di aver perso di autorevolezza agli occhi dei cittadini?

Qualora non fosse possibile risalire al nominativo del cittadino/della cittadina, non ritiene che potrebbe essere una buona via il risarcimento di fronte alla presentazione della ricevuta?

Quali vie ricorsuali rimarrebbero aperte malgrado la presunta crescita in giudicato in una situazione di questo tipo? Al di là della nullità, vi è margine per una revisione della decisione già sfociata in multa immediatamente pagata?

Come si fa ad appellarsi al concetto di “certezza del diritto” proprio in una situazione in cui lo Stato ha palesemente mancato nell’applicare il diritto?

Ci sono dei precedenti di applicazione illegale delle prassi da parte della Polizia che hanno portato ad un risarcimento? Se sì, quali?

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