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CANTONEAggredì e tentò di strangolare un'infermiera: «Non so perché è successo»

12.06.24 - 13:29
L'uomo, che era ricoverato alla Clinica psichiatrica di Mendrisio, non è imputabile a causa dei suoi disturbi psichici.
Davide Giordano Tio/20Minuti
Aggredì e tentò di strangolare un'infermiera: «Non so perché è successo»
L'uomo, che era ricoverato alla Clinica psichiatrica di Mendrisio, non è imputabile a causa dei suoi disturbi psichici.

LUGANO - «A capacità di intendere e di volere parleremmo di un tentato omicidio. Ma quest'uomo non è imputabile». È con queste parole che stamattina alle Assise criminali di Lugano il giudice Mauro Ermani ha approvato un'istanza di misura nei confronti di un 59enne del Luganese che lo scorso 9 agosto 2023 alla Clinica psichiatrica di Mendrisio aggredì e tentò di uccidere un'infermiera, provando a strangolarla.

L'uomo, è stato deciso, sarà sottoposto a una misura terapeutica stazionaria per il trattamento di turbe psichiche. Dovrà inoltre pagare alla vittima 15'000 franchi di risarcimento per torto morale.

Strutture piene - Considerato che il 59enne soffre anche di disturbi legati alla dipendenza dall'alcol, la perita psichiatrica aveva in realtà proposto un trattamento della tossicodipendenza, ma, ha spiegato Ermani, «purtroppo dobbiamo tarare la misura sulla disponibilità delle strutture, e al momento le liste d'attesa sono lunghissime, anche fuori cantone».

Il prima - Al momento dei fatti, è emerso in aula, l'uomo si trovava alla Clinica psichiatrica cantonale in qualità di paziente. Il giorno precedente, nei pressi della sua abitazione, si era infatti aggirato per strada con un coltello a serramanico, ed era stato ricoverato.

Lo strangolamento - Ma veniamo all'aggressione. Stando alle indagini svolte, intorno alle 13 del 9 agosto il 59enne ha attaccato l'infermiera, buttandola per terra e sedendosi a cavalcioni su di lei. Le ha poi stretto al collo una cinghia (la staffa del supporto a triangolo che viene utilizzato per alzarsi dai letti ndr.), tentando di strangolarla. La donna è inoltre stata colpita in testa con un telefono, trascinata per i capelli e morsa alla mano sinistra prima di subire un nuovo tentativo di strangolamento, questa volta effettuato con le mani.

«Non ricordo» - «Dagli atti so che ho aggredito un'infermiera, ma non ricordo quasi niente», ha dichiarato il ticinese, sottolineando «di sentirsi confuso» a causa delle tante pastiglie prese. «Non so perché è successo, forse per l'alcol», ha aggiunto.

Confrontato con il «fondato pericolo di recidiva» ravvisato dalla perita, l'uomo, che è affetto da un disturbo di personalità misto, impulsivo e narcisistico, e da disturbi psichici e comportamentali dovuti all'uso dell'alcol, ha poi ammesso che: «A causa delle mie turbe posso essere aggressivo». Il 59enne si è d'altro canto detto pentito: «Mi dispiace per quello che è successo. Provo rimorso e auguro all'infermiera una buona guarigione».

La parola è poi passata al rappresentante legale dell'infermiera, l'avvocato Carlo Borradori. «Al momento dei fatti la vittima stava svolgendo soltanto il suo lavoro, un lavoro che sappiamo essere impegnativo e delicato. In questo ambito ha subito un attacco di un'intensità incredibile, che si è sviluppato in sei fasi di terrore».

Dito puntato sulla clinica - Borradori ha sottolineato che «ci sono state conseguenze sia a livello fisico che psicologico, e il tutto è stato acuito dalla consapevolezza che quanto accaduto avrebbe potuto essere evitato con una presa a carico adeguata, di due sanitari per paziente». Quanto successo, viene evidenziato, «mostra i limiti del nostro cantone per quanto riguarda il sistema socio-psichiatrico. La speranza della mia assistita è che la sua terribile esperienza lasci un segno in questo senso».

«Ho visto la morte in faccia» - Borradori ha infine letto un messaggio della vittima: «Dal 9 agosto dell'anno scorso mi trovo a essere dall'altra parte della barricata. Sono seguita da un medico psichiatra che mi ha diagnosticato un disturbo post traumatico da stress. Questo processo non riguarda solo me, ma tutti i sanitari che potevano essere al mio posto. Ho visto la morte in faccia e non credevo di uscirne viva, ho lottato per la mia sopravvivenza e solo Dio sa come ci sia riuscita».

Dopo l'accaduto, viene rimarcato, più di 100 infermieri hanno firmato una presa di posizione collettiva indirizzata alla direzione della Clinica, manifestando la loro preoccupazione rispetto alla sicurezza dei dipendenti e alle lacune presenti nell'organizzazione della struttura.

Procedimento penale in vista? - La procuratrice pubblica Anna Fumagalli, nel frattempo, ha precisato che «per il momento non è stato aperto un procedimento penale per quanto concerne negligenze di questo tipo», ma non è detto che questo non possa essere aperto ora.

«Non voglio sminuire quanto fatto dal mio assistito, ma è stato un concatenamento di avvenimenti a portare a questo risultato», ha detto infine Pascal Cattaneo, difensore del 59enne. «Nei giorni precedenti ai fatti il mio assistito ha cambiato medico psichiatra e non tutto ha funzionato correttamente. Gli è ad esempio stata imposta un'astensione dal consumo di alcol, ma è non stata fatta alcuna terapia e non c'è stato un accompagnamento».

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