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CANTONE«Dall'oggi al domani non restituiscono più l’imposta alla fonte. Mi sento presa in giro»

17.06.24 - 06:30
Brutta sorpresa, in vista della pensione, per i dipendenti frontalieri dell'EOC: ora il Cantone non rimborsa più l'imposta alla fonte.
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«Dall'oggi al domani non restituiscono più l’imposta alla fonte. Mi sento presa in giro»
Brutta sorpresa, in vista della pensione, per i dipendenti frontalieri dell'EOC: ora il Cantone non rimborsa più l'imposta alla fonte.

BELLINZONA - «Fino all’anno scorso il Cantone restituiva regolarmente l’imposta alla fonte. Ma ora si rifiuta. E al telefono mi è stato detto “Da adesso è così”». È quanto ci ha riferito una 60enne italiana, ex frontaliera e per 20 anni dipendente dell’EOC, che recentemente è andata in pensionamento anticipato, ritirando il secondo pilastro. 

Il brusco cambio di rotta del Cantone, che tocca già oltre una quarantina di persone, ha colto di sorpresa sia i diretti interessati che i sindacati, in primis perché non è stato annunciato, e in secondo luogo perché è contrario a quanto finora applicato sulla base della Convenzione contro la doppia imposizione fiscale, in vigore dal 1976. 

L'accordo - «In concreto la Convenzione ha stabilito che se la Svizzera deve pagare la pensione a una persona che risiede in Italia è l’Italia e soltanto l’Italia che deve tassare questa pensione», ci spiega Andrea Puglia, responsabile Ufficio frontalieri dell’OCST. «Certo, i Cantoni possono applicare un’imposta alla fonte al momento del prelievo del secondo pilastro, ma il suo scopo è quello di spingere il contribuente a rendersi trasparente con il fisco italiano e a pagare le tasse in Italia. Una volta che questo avviene il Cantone che ha prelevato l’imposta deve infatti restituirla al contribuente».

Niente rimborso - Tutto chiaro, ma cosa sta accadendo oggi? «Da un mese a questa parte il Cantone sta rifiutando le richieste di rimborso dell’imposta alla fonte. Il motivo addotto è il seguente: quando queste persone dichiarano il secondo pilastro in Italia pagano un'aliquota agevolata del 5%. Dal punto di vista del Cantone quest’ultima non è un'imposta ordinaria, e quindi non si applicano le condizioni della Convenzione contro la doppia imposizione. Questo renderebbe lecito il mancato rimborso dell’imposta alla fonte». 

«Non è una tassazione speciale» - Una posizione, questa, sulla quale l’OCST solleva dei dubbi. «A nostro avviso è sbagliato sostenere che questa tassazione del secondo pilastro sia “speciale” e “non ordinaria”», afferma Puglia. «È infatti regolamentata dalla legge italiana, esiste già da qualche anno, e non è né un provvedimento particolare ad hoc, né una misura temporanea. Tralaltro in Italia l’applicazione di un'aliquota del 5% è prevista in molti altri casi, non solo per il secondo pilastro svizzero». 

Il sospetto è dunque quello che si tratti di una strategia per fare cassa, o di una sorta di vendetta contro le istituzioni italiane, che in diverse occasioni, per quanto riguarda i frontalieri, hanno deciso di agire senza coinvolgere la Svizzera (ad esempio per quanto concerne la tassa sulla salute). 

Un grattacapo 100% ticinese - A colpire è anche il fatto che il nostro Cantone è al momento l’unico ad aver partorito questa nuova interpretazione giuridica e ad averla messa in atto. Ma attenzione: «I contribuenti che saranno potenzialmente toccati non sono tutti i residenti in Italia che lavorano in Ticino, ma solo quelli la cui cassa pensione ha sede in Ticino, cioè fondamentalmente i lavoratori statali e parastatali», precisa Puglia.  

La sgradita sorpresa - Sta di fatto che ai soggetti interessati resta l’amaro in bocca. «Tutto questo per me è contro la legge, oltre che poco trasparente. Mi sento presa in giro», commenta la 60enne ex dipendente dell’EOC. «Se volevano cambiare le procedure allora dovevano cambiare la legge e avvisare chi di dovere: i sindacati, i fondi di previdenza e le persone chiamate in causa. Invece tutto è stato fatto dall’oggi al domani, senza alcuna spiegazione». 

Dietro suggerimento dell’OCST molte delle persone a cui è stato rifiutato il rimborso, compresa la nostra lettrice, hanno quindi presentato reclamo. Già, perché la perdita economica non è indifferente: «Avrei dovuto ricevere indietro più di 8’000 franchi, e invece non mi è stato restituito nulla. E intanto devo pagare altri 8’500 euro allo Stato italiano».

«Possiamo negare la restituzione» - Per capire meglio cosa si cela dietro questo radicale cambio di prassi ci siamo quindi rivolti al Cantone. «La Convenzione tra la Svizzera e l'Italia prevede che la stessa non si possa invocare quando non vengono riscosse le imposte generalmente in uso in Italia per redditi di fonte svizzera», ci spiega Giordano Macchi, direttore della Divisione delle contribuzioni. «Siccome il ritiro in capitale di pensioni svizzere da parte di residenti in Italia ha una tassazione agevolata rispetto agli altri cittadini italiani imposti ordinariamente, il nostro Cantone può operare le trattenute in base al diritto svizzero e negare la restituzione in base alla citata Convenzione». 

Ma cos’è cambiato rispetto all’anno scorso, quando l’imposta alla fonte veniva sistematicamente rimborsata? «In base a diverse casistiche aperte si è svolto un approfondimento giuridico che ha evidenziato la necessità di un cambiamento di prassi», afferma Macchi, sottolineando che la decisione non è stata presa né per interessi economici né per fare un torto allo Stato italiano.

«Altri Cantoni potrebbero seguirci» - Per quanto concerne invece il fatto che il nostro Cantone sia l’unico ad aver cambiato le carte in tavola, Macchi spiega che «nel sistema fiscale svizzero ogni singolo Cantone è chiamato ad applicare il diritto tributario (federale, cantonale e internazionale) per le imposte dirette. Ciò che conta è che le decisioni siano conformi al diritto applicabile, ed è possibile che altri Cantoni possano seguire questa prassi in futuro».

La mancanza di una comunicazione pubblica e formale antecedente ai rifiuti di rimborso non sarebbe infine fuori norma: «Abbiamo agito in conformità con il vigente diritto tributario, quindi non era necessario. Sottolineiamo comunque che ogni singola decisione su casi concreti riporta in modo esteso la motivazione giuridica del diniego», conclude Macchi.

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COMMENTI
 

Emib5 3 sett fa su tio
Da quando è lo stato che deve, sottolineo deve, informare il cittadino e non viceversa?

M70 3 sett fa su tio
i ticinesi dovrebbero piangere x come sta andando il mondo del lavoro ..ma non non lo fanno anche se dovrebbero rivoltarsi ogni tanto...ma i fronta sempre a reclamare, piangere e sputare nel piatto dove mangiano...I ticinesi sono discriminati!!

Flet 3 sett fa su tio
Uè uè! tutti loro hanno una casa o un appartamento! E piangono!

cama70 3 sett fa su tio
mmmm fammi pensare...allora, arrivano, entrano 1 a 1 causando colonne, mettono pressione al ribasso sui salari (non dico sia colpa loro, se io morissi di fame nel mio paese lo farei anche io, ma comunque la realtà è questa, visto che gli imprenditori se ne approfittano), non spendono un centesimo qui (non vanno nemmeno al ristorante a pranzo), vanno in pensione prelevando un secondo pilastro che in patria si sognerebbero e che gli permetterà di vivere solo con gli interessi che prenderanno investendolo ma si lamentano di non poter più recuparare l' imposta alla fonte (anche se dubito che non caleremo le braghe come sempre). Siete veramente senza vergogna!

Cula 3 sett fa su tio
Già avuto il 14% di aumento solo a cambiare i soldi bastano,non piangete più in pensione anticipata noi ticinesi te la scordi

Eneri 3 sett fa su tio
Finalmente qualcuno si è svegliato. Ne avevamo abbastanza di fare solo quanto volevano la vicina repubblica e i suoi cittadini. Salviamo l'indipendenza nazionale!

navy 3 sett fa su tio
Fintanto che si svalorizza il lavoro e si valorizza unicamente la finanza, casi simili saranno costanti. Tre e quattro ricorsi e si caleranno le braghe come sempre. Un cantone alla deriva questo Ticino ed è fatto quotidiano.

Keope1963 3 sett fa su tio
Il pietoso quadro (vedi plurale con Q maiuscola) istituzionale ticinese. La frustrazione dei residenti davanti ai problemi economici e strutturali devono per forza trovare un capro espiatorio nei frontalieri.

andrea28 3 sett fa su tio
Se fosse tutto lecito potremmo dedurne che mentre si tentava di ridurre le pensioni agli Svizzeri e non si é riconosciuto il rincaro, avremmo restituito troppo ai frontalieri? E per quanti anni...

Eneri 3 sett fa su tio
Risposta a andrea28
Hai perfettamente ragione, ma meglio tardi che mai

mestesso 3 sett fa su tio
Più che giusto

Sem prunt 3 sett fa su tio
..tessinerland ... sempre bisogna farsi riconoscere

Fra Francesco 3 sett fa su tio
Assolutamente giusto, io da cittadino svizzero sono andato in pensione e ho ritirato il capitale pagando una tassa sul capitale.Questi frontalieri cosa vogliono ancora dalla Svizzera, la moglie ubriaca e la botte piena.

TheQueen 3 sett fa su tio
Risposta a Fra Francesco
Vedremo coi ricorsi: non sarebbe la prima volta che, come Cantone, facciamo figure di m…vedasi caso dei permessi negati di qualche anno fa, dove venimmo bacchettati da Berna (casualmente era coinvolto il Gobbi 😂)

Simulator 3 sett fa su tio
Risposta a Fra Francesco
hai ragione, hai pagato una tassa sul capitale...qua si parla di dover pagare 2 tasse sullo stesso capitale!!! il doppio per chi non capisce...ben diverso!!!! cosa c'entra la Svizzera quando è il cantone che ha avuto queta triste idea....

Voilà 3 sett fa su tio
Risposta a Fra Francesco
Anch'io, da cittadino svizzero, devo pagare il 7%, quindi al massimo potevano trattenere il 2%

Panoramix il Druido 3 sett fa su tio
Mah, mi pare che "sparare" sui frontalieri stia diventando disciplina olimpica, sia in Svizzera che in Italia...

Voilà 3 sett fa su tio
Risposta a Panoramix il Druido
Esatto, da noi per soldi, di là per tentare di trattenerli in patria... Con il risultato dell'ultima votazione sulla revisione fiscale, della quale hanno approfittato in pochi, mancheranno delle entrate, per cui cercano di recuperarle da qualche parte, naturalmente prendendo di mira i più deboli.

AlfaAlfa 3 sett fa su tio
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