Cercano sollievo, ricevono stigma: «Siamo dei malati che soffrono, non dei drogati»

La cannabis a uso medico, in una lettera destinata al Parlamento cantonale, per provare ad attivare un dibattito che per ora non c'è: «Per chi lotta quotidianamente con il dolore è una questione di vita o di morte».
SAVOSA - «Appena dici la parola “cannabis” è come se nelle loro teste partisse automaticamente l'associazione matematica con “tossicodipendenti” », non nasconde la sua rabbia e frustrazione Gennaro Ausiello, presidente di CanMedTicino – Associazione Cannabis Medica Ticino, «noi non siamo dei drogati, siamo dei malati, dei pazienti che soffrono di dolori cronici».
Lo sfogo, suo e di altri, accompagna una lettera diretta al Gran Consiglio ticinese, perché si inizi - quantomeno - a parlare di cannabis utilizzata in ambito medico: «Ci sentiamo soli e abbandonati... diversi di noi che fanno uso di cannabis soffrono di patologie importanti, degenerative e comunque croniche. Per noi è una lotta quotidiana con il dolore, è davvero una questione di vita o di morte. C'è qualcosa che può aiutarci a rendere il tutto più sopportabile ma praticamente nessuno la prescrive e la cassa malati difficilmente la rimborsa».
Attualmente in Ticino, infatti, i medici disposti a emettere ricette per la cannabis a uso medico sono una manciata, spesso nell'ambito delle cure palliative: «Al momento in Ticino mi sembra siano sei», spiega Ausiello, «ma in generale manca un po' la sensibilità, per questo è necessaria una formazione a livello cantonale. È uno degli obiettivi della nostra Associazione che però è ancora piccola e la ricerca di sponsor non è semplice. Il motivo? Anche qui lo stigma, la gente si ferma alla parola “cannabis”. E non è giusto».
La frustrazione di Ausiello e degli altri iscritti all'associazione è la stessa di Franco* anche lui affetto da una patologia neurologica grave e irreversibile che può comportare forti dolori muscolari: «È incredibile come i medici possano prescriverti qualsiasi farmaco, con effetti collaterali anche importanti, senza battere ciglio, ma quando provi a ventilare anche solo la possibilità della cannabis - che per dolori come i miei funziona bene - vanno in panico totale. Come se si parlasse di chissà che cosa... è un principio attivo che l'uomo conosce ormai da secoli...».
Anche per lui, come già raccontato a tio.ch da un'altra lettrice, l'unica soluzione è quella di rivolgersi al mercato dell'illecito.
Tornando alla lettera inviata al Parlamento cantonale da parte di CanMed Ticino, questa si apre con una «richiesta formale e concreta: chiediamo un incontro con una rappresentanza del Parlamento ticinese, possibilmente con l'Ufficio presidenziale, i capigruppo parlamentari o la commissione competente, per discutere del da farsi».
Se il tema della cannabis, per uso ricreativo, era già approdato agli scranni del Gran Consiglio, l'accezione puramente medica in realtà non è mai stata trattata: «Sono due ambiti diversi, con finalità, percorsi e conseguenze diverse. Continuare a confonderli significa danneggiare i pazienti».
Per quanto riguarda invece la competenza giuridica: «Il rapporto ticinese ha ricordato che il tema del consumo prescritto e non prescritto di canapa è in larga misura di competenza federale. Questo però non impedisce al Cantone di fare la propria parte nell'informazione, nella formazione degli operatori, nel dialogo con i Comuni e nella tutela della dignità dei pazienti».
In genere, sempre secondo l'associazione, «in Ticino assistiamo a un forte ritardo di tipo culturale» questo perché «troppo spesso la parola “cannabis” viene associata automaticamente alla droga, alla dipendenza o alla devianza. Di conseguenza, anche i pazienti vengono guardati con sospetto, giudicati, umiliati o non presi seriamente».
Da cui la richiesta affinché «il tema venga affrontato come questione sanitaria e sociale, non come questione morale».
A pesare, oltre al clima di giudizio, è anche il peso economico legato alla difficoltà di rimborso da parte delle casse malattia: «Molti pazienti arrivano alla cannabis medica dopo anni di terapie tradizionali inefficaci, effetti collaterali pesanti, dolore continuo, perdita di autonomia e peggioramento della qualità di vita. Quando finalmente trovano una terapia che li aiuta a dormire, camminare, mangiare, muoversi o semplicemente vivere con meno dolore, si ritrovano spesso soli davanti a costi insostenibili. Ci sono pazienti che devono scegliere tra pagare una terapia, pagare le spese quotidiane o rinunciare al sollievo dal dolore».
*nome noto alla redazione



