Poche chance per i dipendenti di Cavalli. Moda in fuga dal Ticino?

Paolo Coppi di Ocst: «Dalla direzione nessuna apertura nei nostri confronti». Sul settore in generale: «Il Ticino non è considerato più attrattivo»
Paolo Coppi di Ocst: «Dalla direzione nessuna apertura nei nostri confronti». Sul settore in generale: «Il Ticino non è considerato più attrattivo»
PARADISO - Lo scenario che si profila per i circa 60 dipendenti di Roberto Cavalli - o meglio, della società che gestisce il marchio, Auriel Investment SA di Paradiso - lascia spazio a un ottimismo sempre più risicato.
Dopo l’annuncio del passaggio di proprietà e l’ipotesi di una procedura di licenziamento collettivo - anticipati da Ticinonline nei giorni scorsi - il sindacato Ocst ha incontrato i lavoratori con l’obiettivo di offrire supporto concreto e mediare con la direzione nell’ambito della procedura di consultazione.
«Poco aperti al dialogo»
«Tuttavia l’azienda non si è mostrata aperta nei nostri confronti - ci fa sapere Paolo Coppi di OCST -. Ci spiace: temo abbiano frainteso il nostro ruolo e il nostro coinvolgimento, che voleva essere di supporto e accompagnamento ai dipendenti che si sono rivolti a noi».
Come sottolinea il sindacalista, la fase di consultazione, ancora in corso, dovrebbe concludersi a breve. «È evidente che, in una situazione poco strutturata dal punto di vista della trattativa, anche i dipendenti fanno più fatica a orientare le proprie richieste. Non crediamo ci siano molti margini per mantenere qualcosa in Ticino, quindi la discussione si concentrerà probabilmente sulla possibilità di accompagnare le persone all’uscita, sempre che ci sia un budget adeguato», ammette Coppi.
«Una procedura inefficace»
Per il sindacalista questa vicenda rappresenta l’ennesima dimostrazione di quanto tale procedura finisca per ridursi a un mero pro forma: «L’azienda la concede perché deve, ma manca un reale coinvolgimento. E il coinvolgimento non significa solo interagire con il sindacato: il sindacato svolge un ruolo di mediazione e aiuta a raccogliere e organizzare le richieste dei dipendenti. Prendiamo atto della situazione, senza giudizi verso la direzione, ma riteniamo che così i lavoratori non siano aiutati a orientarsi».
«Un settore che sta scomparendo»
Tutto ciò sembra contraddire quanto affermato nemmeno una decina di giorni fa dalla presidente di TicinoModa, Marina Masoni, secondo cui il settore «mostra un’ottima resilienza e regge». «Quello che posso dire - spiega Coppi - è che tutto ciò che si trova al di fuori di TicinoModa sta scomparendo». «Negli ultimi due anni - prosegue - abbiamo visto diverse realtà ridurre, trasferire o chiudere. In questo specifico settore il fenomeno è particolarmente evidente: ha vissuto per anni una fase di crescita e benessere e oggi fatica a gestire una crisi. Di fronte a questo scenario, la prima reazione è spesso spostarsi altrove». «Dai nostri dati emerge che la moda si sta ritirando dal territorio. Oggi molti non lo considerano più attrattivo, anche per una diminuzione della convenienza. È un fenomeno legato sia alle dinamiche locali sia alle difficoltà globali del settore. Alcune domande se le dovrebbe porre anche la politica», conclude.




