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BELLINZONA

Gipsy Kings, «una chiave che apre tutti i cuori»

Diego Baliardo e compagni sono gli ospiti della prima serata (a ingresso gratuito) di Nevermind Music Fest
NEVERMIND MUSIC FEST
Gipsy Kings, «una chiave che apre tutti i cuori»
Diego Baliardo e compagni sono gli ospiti della prima serata (a ingresso gratuito) di Nevermind Music Fest

BELLINZONA - È uno di quei nomi, Gipsy Kings, che evoca successi epocali, con brani che hanno fatto ballare milioni di persone e hanno legato generazioni diverse. "Bamboléo", "Djobi Djoba", "Un Amor", "Baila Me" o cover come "Hotel California" e "Volare", popolari tanto quanto gli originali. Una delle varie emanazioni contemporanee di quella storica formazione, Gipsy Kings by Diego Baliardo, sarà protagonista giovedì 4 giugno al Parco urbano di Bellinzona in qualità di headliner della serata inaugurale - a ingresso gratuito - di Nevermind Music Fest a Bellinzona.

Il leader della formazione, Diego Baliardo, è uno dei co-fondatori del gruppo originale e lo si può a buon diritto considerare «un guardiano della tradizione» e di un sound che ha unito flamenco, ritmi latini e cultura gitana al pop di respiro internazionale.

Diego, il progetto Gipsy Kings by Diego Baliardo mira a mantenere vivo lo spirito originario del gruppo attraverso le sue performance, tra cui quella a Locarno durante il periodo natalizio e ora a Bellinzona. Quali sono, secondo lei, i punti di forza che rendono la vostra musica immediatamente riconoscibile e così apprezzata?
«È immediatamente riconoscibile grazie ai suoi brani simbolo di festa e condivisione, con il ritmo flamenco».

Qual è il segreto della vostra longevità e della capacità di rimanere popolari, riuscendo a conquistare con successo più generazioni di ascoltatori?
«Non so se esista un vero segreto, ma ci sorprende sempre che le nuove generazioni, che non erano nemmeno nate negli anni ’80, siano nostre fan. Questo ci rende molto felici. Penso che sia perché la musica gipsy è una chiave che apre tutti i cuori».

Per lei, la musica è sempre stata — e lo è ancora oggi — una questione di famiglia: si può dire che esista una forma di condivisione quasi genetica dei valori che permeano la vostra arte?
«La musica, la chitarra, sono dentro di noi… nei nostri geni. Fin da piccoli prendi una chitarra… e suoni!».

Rimanete una delle più alte espressioni contemporanee del flamenco. Cosa pensi delle nuove generazioni di artisti? Il futuro del flamenco è assicurato?
«Le nuove generazioni dovranno imparare a lavorare in questo nuovo mondo pieno di tecnologia, ma penso che lo sappiano fare molto bene. Per quanto ci riguarda, il ricambio è assicurato, come potrete vedere nel gruppo».

È il secondo concerto organizzato in Ticino nel giro di pochi mesi: che rapporto avete con la Svizzera? E secondo lei quale sarà il brano più apprezzato dal pubblico italofono?
«Amiamo la Svizzera e il pubblico svizzero… ci veniamo spesso. La Svizzera italiana ha un pubblico molto caloroso e festoso. In generale tutti i brani sono apprezzati, ma ovviamente i classici intramontabili come "Djobi Djoba", "Bamboléo" e naturalmente "Volare" sono particolarmente amati dal pubblico italofono».

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