Sì, il divieto di cellulare a scuola varrà anche in gita (e in settimana bianca)

La nuova misura voluta dal DECS è in vigore da questo lunedì in tutti gli ordinamenti obbligatori del cantone. E sarà valida anche fuori dalle aule: «Si torni a socializzare, lontano dalle distrazioni».
BELLINZONA - È in vigore proprio da oggi, lunedì 30 marzo, il divieto di dispositivi mobili (siano essi smartphone, smartwatch o tablet) presso la scuola dell'obbligo.
La decisione riguardo al Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) era arrivata lo scorso 20 marzo, culmine di un processo di consultazione che ha coinvolto, insegnamento, politica e anche genitori
La novità, forse non è chiaro per tutti, non riguarda solamente le aule e il sedime scolastico, ma anche le gite e le settimane bianche e verdi. Come appreso da tio.ch, infatti, sarebbero diverse le Direzioni scolastiche in procinto di anticipare la stagione delle uscite primaverili (che inizierà verosimilmente con l'aumento delle temperature dopo la pausa pasquale), informando le famiglie della novità.
Si tratta di un cambiamento importante, tanto per ragazze e ragazzi (soprattutto dell'ordinamento medio) quanto per i familiari. Se da una parte, infatti, gli allievi dovranno fare a meno di playlist Spotify, video TikTok e videogiochi, le mamme e i papà dovranno accettare l'impossibilità di avere i figli sempre reperibili e a portata di messaggini.
«Di principio, salvo indicazioni differenti delle direzioni di istituto, anche durante le gite di studio i dispositivi mobili personali di allieve e allievi devono essere sempre spenti (non solo in modalità aerea) e non visibili dall’inizio fino al termine delle attività scolastiche», ci ribadisce il DECS.
Insomma, per più di un verso, si tratta di un ritorno al passato. Uno strappo che riporta tutti quanti indietro di qualche decennio, in piena era... analogica.
Alle varie Direzioni, anche considerando la tipologia della gita/escursione, verrà comunque concessa una certa libertà decisionale: «Quanto proposto è frutto di una discussione avuta con le direttrici e i direttori delle scuole comunali e delle scuole medie, oltre che con altri portatori di interesse, tra cui la Conferenza cantonale dei genitori. La formulazione proposta stabilisce un principio (applicare la norma valida sul perimetro scolastico anche durante la scuola fuori sede e le uscite di studio), prevedendo la possibilità per i singoli istituti di derogare a questo principio in base alle eventuali specificità della situazione, chiarendo e comunicando le regole da adottare in questo caso», spiega sempre il DECS.
Per quanto riguarda le famiglie resta infatti «fondamentale che ci sia una comunicazione chiara delle regole ad allieve, allievi, docenti e famiglie, favorendo un’alleanza educativa e facendo in modo che sia chiaro, sin da subito, cosa sarà possibile fare e cosa no».
E in caso di emergenza? «Anche laddove si applica il divieto di dispositivi mobili personali, in caso di urgenze o necessità, rimane evidentemente sempre la possibilità di contattare le famiglie tramite le docenti e i docenti accompagnatori». Accompagnatori che, quindi, diventeranno punto di riferimento anche per le comunicazioni con le famiglie, soprattutto nelle fasi di rientro.
Parlando invece di ragazze e ragazzi, tolti gli smartphone dall'equazione si ritornerà alle partite di Uno, ai cori da torpedone e chi più ne ha più ne metta: «Sul fronte delle allieve e degli allievi, inoltre, socializzare e interagire con le compagne e i compagni e passare del tempo in comune durante un viaggio è uno degli aspetti più interessanti dell’esperienza di gita fuori sede, ragion per cui il divieto di utilizzo dei dispositivi mobili personali in questo contesto va visto soprattutto come un incentivo alla socializzazione e come un’opportunità interessante per sviluppare ulteriormente le competenze trasversali e vivere esperienze di gruppo in assenza di distrazioni», aggiunge il Dipartimento.
Oltre alla comunicazione, il cellulare viene utilizzato anche per scattare fotografie. Torneranno in auge le care vecchie macchine fotografiche? «La gestione di questi aspetti spetta alle singole sedi, che potranno valutare ad esempio se prevedere che eventuali fotografie ricordo siano scattate dalle docenti o dai docenti accompagnatori, come è comune accada, o prevedere autorizzazioni mirate all’utilizzo dei dispositivi mobili personali (quali ad esempio macchine fotografiche) in contesti puntuali e in momenti prestabiliti».
«Un pullman silenziato dagli schermi è l'esperienza più lontana da quella che dovremmo augurarci per i nostri figli»
In gita senza schermo: una novità introdotta con un chiaro intento costruttivo, ma che presenta numerose sfide. Ne discutiamo con Pierfranco Longo, Presidente della Conferenza Cantonale dei Genitori (CCG).
Parlando di ragazze e ragazzi, di sicuro sarà un bel cambiamento. Fino a oggi per molti di loro (e anche di noi) l'equazione è tempo morto = smartphone. Nel loro caso, inoltre, dal piccolo schermo passa anche la socializzazione quotidiana. Bisognerà reimparare a gestire questi momenti?
Il fine dei momenti di vita insieme fuori da casa e dalla famiglia per attività scolastiche, per gite di giornata o di più giorni, come anche per le colonie estive nelle settimane di chiusura della scuola, è quello di far fare esperienze in un contesto di relazione con i compagni e gli accompagnatori e l'ambiente circostante. Immaginare invece un bus pieno di ragazzini "silenziati" solo perchè in viaggio, con cuffie e schermi, isolati o intermediati da un social o da un gioco sullo schermo, è l'esperienza piu' lontana da quella che dovremmo augurarci per i nostri giovani fuori casa.
Se il viaggio diventa l'occasione per separare sistematicamente gli allievi della classe, a mio avviso non stiamo facendo scuola, perchè la scuola è soprattutto relazione. Il tema delle pause digitali di giornata è l'assenza di device personali dopo cena è stato introdotto anche da alcune società sportive per le trasferte di piu' giorni, e mi risulta che le cose funzionino molto bene.
Parlando invece dei genitori, non teme che molti possano essere spaventati dalla loro “irreperibilità” durante le gite?
Parlare di irreperibilità dei figli in gita scolastica semplicemente non ha senso. Le discussioni in corso su divieti e limitazioni di device e social per i minori, cercano di rimettere al centro l'interesse superiore del minore ad un ambiente consono ai suoi bisogni di sviluppo personale. Se parliamo dei genitori, ci siamo già spostati su soggetti e su piani completamente diversi.
Quando un bambino di prima elementare va in gita per qualche giorno con i docenti, si deve attuare un contesto di fiducia verso gli accompagnatori e di occasione di sviluppo dell'autonomia degli allievi, una competenza essenziale nella vita. I genitori possono sempre reperire il figlio al telefono quando è a scuola o in gita, attraverso il personale scolastico.
Nel prosieguo scolastico di pari passo dovrebbe crescere l'autonomia dei figli, restando su un percorso che porta all'adultità. Al contrario, se teniamo in considerazione la volontà del genitore di poter entrare in contatto con il figlio in qualunque momento su un device personale, stiamo discutendo di bisogni o aspettative del genitore, che non può e non deve essere al centro della missione scolastica, e deve semmai far parte di un'alleanza educativa in favore del figlio. Questo è quello che penso, da genitore e da osservatore dell'evoluzione delle cose nell'ambito della Conferenza Cantonale dei Genitori.
So che diverse mamme e papà non sono d'accordo, ma resto convinto che riflettere sui passi che abbiamo compiuto in questi ultimi venti anni, adottando scelte e stili di vita solo perchè erano resi possibili dalla tecnologia, ci ha portato a perdere di vista al bisogno primario dei nostri figli di crescere in un contesto in stragrande prevalenza fatto di relazioni con i pari e gli adulti presenti in carne ed ossa nelle loro vite, e il bisogno di conoscere ed abitare i luoghi e gli spazi che li circondano.
In definitiva, siamo tutti pronti a tornare in questa nuova era pre-smartphone?
Non è la domanda corretta. Gli smartphone ci sono e resteranno, con tutta la paletta di ambienti ed esperienze possibili per gli utenti, rischi e problemi gravi compresi. La domanda è se vogliamo tornare ad una società dove un bambino, un preadolescente e un adolescente, possono contare su genitori e contesti sociali che evitano di consegnarli sistematicamente ad ambienti digitali che non sono adeguati ai loro bisogni e limiti di comprensione.
Per quanto tempo ancora ci baseremo sull'illusione di poter educare "all'uso consapevole", costringendoci a non rispettare i tempi della crescita e a fallire inevitabilmente, e ci prenderemo le responsabilità che ci competono come adulti, politica ed istituzioni? Intervenire con norme chiare a protezione dei minori, come avvenuto da tempo in altri ambiti di dipendenze e rischi per la salute, è urgente e necessario.



