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ARZO

Rifugiati e respingimenti sul confine: uno spazio pubblico per ricordare

Una mozione di Jacopo Scacchi propone un luogo della memoria per non dimenticare i fatti accaduti in paese durante la Seconda Guerra mondiale.
Foto J.Scacchi
Fonte Jacopo Scacchi
Rifugiati e respingimenti sul confine: uno spazio pubblico per ricordare
Una mozione di Jacopo Scacchi propone un luogo della memoria per non dimenticare i fatti accaduti in paese durante la Seconda Guerra mondiale.

«Al fine di preservare nella nostra Memoria collettiva tanto gli episodi di respingimento che condannarono alla barbarie nazifascista donne, uomini e bambini colpevoli unicamente di essere nati, quanto i gesti di umanità e solidarietà che permisero all’86% dei rifugiati presentatisi alle nostre frontiere di trovare la salvezza, ritengo doveroso intitolare uno spazio pubblico nel quartiere di Arzo alla Memoria di questi eventi».

Così una mozione di Jacopo Scacchi presentata ieri alla cancelleria della Città di Mendrisio. Scacchi propone «un’insegna o una targa esplicativa, che ne illustri le ragioni dell’intitolazione e, più in generale, i fatti storici cui si fa riferimento» e di cui è stato protagonista il territorio del paese. E fa delle proposte. «Un primo esempio - scrive - potrebbe essere la rinominazione di una via attualmente non dedicata a nessuna figura specifica, come Via Confine. Si tratta di una strada particolarmente significativa, poiché collega simbolicamente la dogana al centro del paese. In questo contesto - aggiunge - si propone di intitolarla Via della Memoria».

Un secondo esempio «potrebbe riguardare l’intitolazione di uno spazio attualmente privo di denominazione, come il piazzale antistante la dogana. In virtù della sua forte valenza simbolica, si propone di concepirlo come Piazzale della Memoria». C'è una terza opzione - dal punto di vista di Scacchi la più auspicabile – che consiste nell’unificazione di Via Confine e Via Onorio Longhi in un’unica strada intitolata Via della Memoria. Si tratterebbe del tratto che collega simbolicamente la dogana al palazzo scolastico», un edificio che, come ricostruito anche nel documentario Arzo 1943, «fu il luogo in cui gli ufficiali dell’esercito decidevano il destino di coloro che si presentavano alle nostre frontiere».

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