Contro la violenza ora il numero c'è. «Ma non è per le emergenze»

Presentato il 142, numero centrale di aiuto alle vittime di violenza. De Rosa: «Contrastare la violenza in ogni sua forma è un imperativo e un dovere collettivo. Anche una sola vittima è una vittima di troppo».
Presentato il 142, numero centrale di aiuto alle vittime di violenza. De Rosa: «Contrastare la violenza in ogni sua forma è un imperativo e un dovere collettivo. Anche una sola vittima è una vittima di troppo».
BELLINZONA - «Due nomi, due madri, due vittime. Due famiglie spezzate, travolte dal dolore. Due persone e due storie di vita brutalmente interrotte. Il Ticino in poche settimane è stato segnato da due femminicidi. La piaga della violenza torna a far male, tanto».
È un pensiero di vicinanza e cordoglio quello portato dal direttore del DSS Raffaele De Rosa, anche a nome del Consiglio di Stato ticinese, in occasione dell'annuncio dell'attivazione del 142, il numero centrale di aiuto alle vittime di violenza.
Un pensiero al quale è seguito un momento di raccoglimento in memoria di tutte le vittime di femminicidio.
Un numero contro la violenza - «Ci sono numeri che non vorremmo mai pronunciare. Quelli delle vittime, delle donne uccise, delle persone ferite nel corpo e nell'anima, dei bambini e delle bambine che crescono dentro case segnate dalla paura. Numeri che, ogni volta che li leggiamo, rischiano di rimanere dietro le statistiche, ma che celano un nome, una storia, un volto», ha sottolineato De Rosa.
«Oggi presentiamo un altro numero: 142. Tre cifre soltanto, semplici chiare e facili da ricordare. Finalmente il 142 è realtà», ha poi aggiunto ricordando le difficoltà e i rinvii a livello nazionale prima che questo servizio potesse concretizzarsi.
Il numero unico, dal primo maggio, entrerà in funzione in tutta la Svizzera e «rappresenta un tassello molto importante che rafforza le misure già in atto e permette di avvicinare ancora di più istituzioni ed enti di consulenza, sostegno e protezione, facilitando l'accesso ai servizi sia alle persone vittime di violenza, sia a chi è loro vicino». «Una porta - ha fatto notare De Rosa - che si apre in un momento in cui tutto sembra chiuso. Una voce che risponde quando qualcuno trova il coraggio di chiedere aiuto».
Un servizio - viene precisato - dedicato a tutte le vittime di violenza, che sia essa fisica, psicologica o sessuale. Ma soprattutto gratuito e attivo h24, sette giorni su sette.
«Non un numero di emergenza» - De Rosa ha voluto rimarcare come il 142, esattamente come il 143 del Telefono Amico oppure il 147 di Pro Juventute, non sia da intendere come numero di emergenza. Non prevede infatti la geolocalizzazione delle chiamate e non consente l'invio diretto di servizi di pronto intervento come accade per esempio allertando l'144.
In caso di bisogno immediato e urgente, gli enti di primo soccorso, in particolare Polizia e ambulanze, devono essere contattati direttamente tramite i rispettivi numeri.
Ti-Press/Samuel GolayNella foto, da sinistra: Kim Savoy, operatrice del Servizio per l’aiuto alle vittime di reati, i consigliere di Stato Raffaele De Rosa e Myriam Proce, coordinatrice istituzionale in ambito violenza domesticaChi risponde - Al 142 risponderanno: negli orari d'ufficio il Servizio per l'aiuto alle vittime di reati (SLAV); fuori orario e nei giorni festivi la Federazione Cantonale Ticinese Servizi Autoambulanze (FCTSA).
Un numero, ha fatto notare Kim Savoy - Operatrice del Servizio per l’aiuto alle vittime di reati - per tutte le persone che hanno subito violenza, che sia essa nello spazio privato come in quello pubblico.
La risposta alla chiamata, ha proseguito, è strutturata su tre livelli: «Il primo è l'intervento di crisi, che dovrebbe avvenire solo in casi eccezionali/in situazioni di pericolo e che permette - previo consenso - di deviare la chiamata al 117, al 144 o alle due case protette sul territorio. Il secondo tassello è la consulenza di base specializzata che avverrà solo durante gli orari d'ufficio.
A chi chiama fuori orario sarà proposto di essere ricontattati durante il giorno lavorativo successivo da parte del servizio LAV. Terzo livello di risposta è quello del Triage. Si tratta di accogliere la richiesta di chiamanti che non si trovano in una situazione di violenza, e indirizzarlo verso i vari servizi che esistono sul territorio».
«Contrastare la violenza in ogni sua forma è un imperativo e un dovere collettivo che chiama tutti alla responsabilità. Perché di fronte alla violenza non esistono numeri accettabili: anche una sola vittima è una vittima di troppo», ha poi concluso De Rosa.









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