«Lì dentro non c'erano solo ragazzi ricchi, anzi...»

La frustrazione di Christian Constantin, architetto e vallesano doc, a due settimane dalla strage di Capodanno. «Ora tante famiglie sono in gravi difficoltà economiche», sostiene.
LUGANO/ CRANS-MONTANA - «Si pensa che lì dentro ci fossero solo ragazzi ricchi. E che le rispettive famiglie si possano arrangiare economicamente. Credetemi: non è così». Christian Constantin, architetto e vallesano doc, mette simbolicamente la mano sul cuore nel ricordare la strage di Capodanno al Constellation di Crans-Montana. Il vulcanico presidente del FC Sion, che curerà la riqualifica del prestigioso Capo San Martino a Lugano, sta vivendo queste settimane con grande frustrazione.
Oggi come sta?
«Male. Tutti quei morti e quei feriti non mi escono dalla testa. I vallesani sono molto scossi. E pretendono giustizia».
Partiamo dalle famiglie delle vittime. Lei ne conosce alcune personalmente...
«Certo. Ad esempio conosco una famiglia di Sion che ha due figli ospedalizzati. I genitori devono fare i salti mortali. Spostarsi, pernottare in albergo, mancare dal lavoro. E si tratta di famiglie normali».
È vero però che Crans-Montana è una località di livello alto.
«Ma dovete pensare che ci sono persone che magari fanno sacrifici tutto l'anno per andare un paio di giorni in montagna e passare un Capodanno speciale».
Questo è un aspetto che finora era emerso poco.
«Lo so. E mi spiace. Pensate ai ragazzi del FC Lutry. Non erano di certo tutti appartenenti a famiglie ricche. In generale ci sono anche figli di operai tra i morti e i feriti. E ora lo dico chiaramente: c'è bisogno di aiuto urgente per chi ha un famigliare all'ospedale».
Ecco. Spieghiamo bene perché allora.
«Le spese, anche logistiche, sono enormi. E le assicurazioni coprono fino a un certo punto. Senza contare che la burocrazia è infinita: tante spese sono nell'immediato e il rimborso chissà quando arriverà».
Il Consiglio di Stato vallesano ha annunciato di volere stanziare un primo sostegno di 10'000 franchi per ogni famiglia con una persona morta o ferita al Constellation.
«Bel gesto. Ma purtroppo non basta. Ne serviranno altri. Personalmente mi impegnerò per raccogliere ulteriori fondi».
Lei è architetto. Che idea si è fatto di quanto accaduto attorno al Constellation?
«Beh, ho un'idea abbastanza chiara. Le regole in merito alla gestione del fuoco sono chiare. In tutta la Svizzera, non solo in Vallese. Questo va premesso. Il proprietario a un certo punto si è messo a fare dei lavori all'interno del locale. Commettendo errori. E il Comune non ha fatto il proprio dovere. Cinque anni senza controlli sono tanti. Non è normale. Il Comune ha una responsabilità enorme».
Eppure, almeno inizialmente, il Comune si è dichiarato parte lesa.
«L'ho trovato fuori luogo. Quando commetti sbagli simili, la prima cosa che devi fare è scusarti pubblicamente e mettere a disposizione delle famiglie delle vittime un supporto economico. Il Comune non l'ha fatto. E così ha sbagliato due volte».
Nel frattempo, sempre il Consiglio di Stato vallesano ha deciso di vietare l'uso di articoli pirotecnici all'interno degli esercizi pubblici.
«Era ora. Se ci pensate tutto è partito da quei bengala. Se non ci fosse stato il fuoco, non ci sarebbe stata la strage».
Nella serata di mercoledì è ripartito il massimo campionato di calcio svizzero. E allo stadio Tourbillon di Sion c'è stata una cerimonia in ricordo di quanto accaduto a Crans-Montana.
«È il minimo che si potesse fare. Quello che è capitato non lo dimenticheremo mai. L'atmosfera allo stadio era di grande raccoglimento».
L'immagine del Vallese in questo momento è un po' nel mirino della critica nazionale e internazionale.
«Ve lo ribadisco: i vallesani in generale sono molto arrabbiati, tristi e delusi per quanto accaduto. Non doveva capitare. E non dovevano esserci queste lacune. Io stesso mi faccio portavoce di questo sentimento critico».



