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LOCARNO

Cento candeline per la signora Leonilde Ruch

Per celebrare il traguardo ha ricevuto la visita di una delegazione comunale.
Cento candeline per la signora Leonilde Ruch
Comune Locarno
Fonte Comune Locarno
Cento candeline per la signora Leonilde Ruch
Per celebrare il traguardo ha ricevuto la visita di una delegazione comunale.
LOCARNO - Locarno festeggia la “sua” nuova centenaria. La signora Leonilde Ruch ha infatti celebrato il raggiungimento del centesimo anno di età attorniata dall’amore di tutta la sua bella numerosa famiglia. Per celebrare l&...

LOCARNO - Locarno festeggia la “sua” nuova centenaria.

La signora Leonilde Ruch ha infatti celebrato il raggiungimento del centesimo anno di età attorniata dall’amore di tutta la sua bella numerosa famiglia. Per celebrare l’importante traguardo, la signora Ruch ha ricevuto la visita di una delegazione comunale, con alla testa la municipale Nancy Lunghi, che ha portato gli auguri dell’esecutivo, dell’amministrazione e di tutta la cittadinanza, consegnandole un colorato pensiero floreale.

Leonilde Ruch-Brusa nasce a Locarno il 30 ottobre 1923. È l’ultima e quarta figlia di Antonio Brusa, sergente di Polizia a Locarno, e di Maddalena, nata Quadri, casalinga. La secondogenita, Ines, morirà a due anni di malattia infantile e la sorella Rima, alla quale Leonilde era legatissima, morirà di meningite a soli 16 anni. Maria, la primogenita, con grande inclinazione per gli studi come Rima, dovrà abbandonare il sogno accademico per sostenere la famiglia e lavorerà per 40 anni filati alla Banca Popolare di Locarno. Leonilde, detta Leo, si orienterà invece nel sociale, come infermiera pediatrica, prima al Nido di Lugano e poi a Zugo, con tanta nostalgia per la sua famiglia e per la sua Locarno.

Nel 1949 si sposa con Paolo Ruch, che farà carriera in ferrovia, e a lui rimarrà fedele nel matrimonio per ben 67 anni fino alla sua scomparsa. Da sposata, non potendo svolgere la propria professione (erano altri tempi rispetto a quelli attuali), era diventata l’infermiera del quartiere. E le sue diagnosi, prima che arrivasse il dottore, si rivelavano sempre azzeccate.

Dal matrimonio con Paolo nasce nel 1951 Francesca. Una gravidanza tribolata ad Airolo a causa delle valanghe, che proprio nella località leventinese – come la storia purtroppo ci ricorda – faranno 15 morti. Da quei giorni la neve non è mai più stata amica della signora Leonilde Ruch.

Nel 1956 nasce poi Antonio e nel 1962 Sandro. Leonilde ha sempre avuto una passione per la letteratura e la poesia. Teneva anche un diario, soprattutto delle vacanze, dopo il pensionamento del marito. Malauguratamente, la sua calligrafia era talmente illeggibile (a volte persino lei stessa non riusciva più a interpretare quanto scritto), che nemmeno il buon Champollion (colui che per primo decifrò i geroglifici egizi nel 1822) avrebbe avuto vita facile.

Leo aveva anche un “buon senso della palla”, come si diceva allora, e con i figli non solo ha giocato spesso, appunto, alla palla, ma anche a volano o al cerchietto (un cerchio di plastica molle che andava lanciato, cercando di infilarlo al volo nel braccio dell’altro giocatore).

Dopo tanti tentennamenti, a 79 anni metterà per la prima volta i piedi in un campo da tennis, lo sport di famiglia, e giocherà la sua mezz’ora settimanale fino all’insorgere della malattia. Da 16 anni, infine, è amorevolmente assistita dal personale dell’Istituto San Carlo, al quale i famigliari sono profondamente grati. Personale, assieme al direttore Mauro Pirlo, che il giorno del suo compleanno l’ha calorosamente festeggiata, organizzando un festoso pranzo per la neo-centenaria e la sua numerosa, quanto affettuosa, famiglia.

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