CANTONEIn lista d’attesa per vedere il proprio figlio? «Ecco il nuovo punto d’incontro»

22.03.22 - 17:25
Al via un nuovo spazio per bambini che possono incontrare i genitori naturali solo in un contesto protetto.
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In lista d’attesa per vedere il proprio figlio? «Ecco il nuovo punto d’incontro»
Al via un nuovo spazio per bambini che possono incontrare i genitori naturali solo in un contesto protetto.
Attualmente sono sei le famiglie che in Ticino non possono esercitare il loro diritto di visita perché si trovano bloccate in lista d’attesa.

LUGANO - Giochi, libri e peluche. Pennarelli, bambole e una piccola tenda. Sono spazi semplici, quelli del nuovo punto d’incontro ticinese. Ma che fanno da cornice a incontri complicati: quelli tra bambini in affidamento e genitori naturali, che, per ordine giudiziario, possono vedersi solo in una struttura controllata. Il punto d'incontro diventa così l'unico luogo di scambio, a sostituire la casa, il parco, la gelateria.

Bambini «frammentati» - Il centro, creato dall’Associazione ticinese famiglie affidatarie (ATFA) e attivo da circa un mese, accoglie bambini «frammentati», come li definisce l’educatrice Lorenza Cerasa, rimossi da contesti familiari di «maltrattamenti e abusi» e dati in affido. Lo scopo della struttura è permettere ai minori di incontrare i genitori naturali in sicurezza, con l’appoggio di professionisti del settore, per il tempo a cui hanno diritto. L’idea del progetto, che almeno per due anni resterà pilota, è quella di rafforzare l’offerta dei punti d’incontro, che in Ticino ancora non è sufficiente a coprire la domanda. E c'è chi arriva a non vedere il proprio figlio per svariati mesi, nonostante ne abbia il diritto. 

Tappare i buchi - «Attualmente ci sono sei famiglie in lista d’attesa per usufruire del diritto di visita, tre a Locarno e tre a Mendrisio», ammette Marco Galli, capo dell’Ufficio cantonale del sostegno a enti e attività per le famiglie e i giovani. «Lo scopo di questo rafforzamento è quello di arrivare a non averne più», specifica. L’ATFA, con il suo punto d'incontro, intende però puntare sulla qualità, più che sulla quantità, accompagnando con più attenzione bambini, famiglie naturali e famiglie affidatarie, seguendo un massimo di otto-dieci casi contemporaneamente. Una scelta questa, dettata anche dalle finanze limitate.

I fondi che mancano - Ad aver avviato il progetto non è infatti stato il Cantone, che attualmente contribuisce a finanziare il centro per un importo inferiore al 15%. I contributi economici principali vengono dalla Catena della Solidarietà, la Fondazione Medacta for life, la Fondazione Ernst Göhner e da un privato. 

«Non si lascia indietro nessuno» - Il problema dei finanziamenti si pone però anche per quanto riguarda i genitori dei bambini. Per usufruire del punto d'incontro, le famiglie sono infatti tenute a versare una tassa di 200 franchi l’anno. Una cifra, questa, irrisoria per molti, ma che alcune di queste persone finiscono per non pagare. E in questi casi che si fa? «Non respingiamo chi è indigente o economicamente fragile», assicura Luisa Manzo, coordinatrice del punto d'incontro. «Non c’è mercificazione. Di solito intervengono le Autorità regionali di protezione (ARP), e poi i Comuni», conclude. 

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