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12.11.2021 - 11:200
Aggiornamento : 17:14

Mascherine alle medie, Ostinelli ricorre

Il medico "dissidente" punta il dito contro il prolungamento dell'obbligo fino a Natale

Il motivo? «Sono lesive dell'integrità psicofisica degli alunni»

LUGANO - Roberto Ostinelli torna a far parlare di sé. Questa volta tramite un ricorso «urgente» inoltrato al Tribunale cantonale amministrativo. Oggetto del ricorso, la risoluzione governativa del Consiglio di Stato con la quale si è deciso di prolungare l’obbligo della mascherina alle Scuole Medie di tutto il Cantone fino al 23 dicembre 2021.

Ostinelli fa sapere di avere un figlio che frequenta proprio le medie. Da qui la sua indignazione nei confronti di quella che non ritiene essere «assolutamente una misura proporzionata». «Non solo è scientificamente lesiva dell’integrità psicofisica degli alunni, ma contraddice palesemente le raccomandazioni di salute pubblica emanate dall’UFSP in merito alla concentrazione di CO2 negli ambienti scolastici e di lavoro», fa sapere il medico "dissidente", famoso per le sue posizioni controcorrente sul Covid.

Il ricorso è articolato. In 17 pagine il medico - sul quale pende una procedura di sospensione da parte dell'Ordine dei medici -, cerca di dimostrare come l'obbligo della mascherina «violi il benessere dei nostri bambini, il loro sviluppo equilibrato».

«Il Consiglio di Stato, a tutela della salute pubblica, non è legittimato a privare i bambini non vaccinati dei loro diritti fondamentali, come pure non è autorizzato a imporre ai bambini l’utilizzo della mascherina indipendentemente dal contesto epidemiologico e non considerando i dati scientifici e i dati statistici presenti in tutto il mondo e confermati anche dall’USFP - sottolinea -. Dati che indicano chiaramente, che i bambini non si ammalano e se si dovessero ammalare la malattia si manifesterebbe in forma lieve».

Per Ostinelli, insomma, la risoluzione governativa è «lacunosa nelle sue motivazioni». «Uno Stato di diritto che limita le libertà e i diritti costituzionali dei bambini, introducendo una discriminazione tra bambini vaccinati e non vaccinati, deve motivare le sue decisioni e non limitarsi a dire ‘considerato il numero dei contagi accertati in Ticino….’, quando questi sono tendenzialmente stabili e migliori rispetto a tutta la Svizzera, quando le ospedalizzazioni sono minime come pure le persone ricoverate in terapia intensiva, quando il Ticino rispetto al resto della Svizzera ha oggi una situazione invidiabile», conclude.

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