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Sopra, Christian Garzoni. Sotto, Enos Bernasconi.
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06.10.2021 - 06:000
Aggiornamento : 08:17

«Il Covid lo argineremo anche con queste nuove armi»

Non solo vaccinazioni. Arrivano farmaci che potrebbero stroncare la malattia in partenza. È davvero così?

Gli specialisti Enos Bernasconi e Christian Garzoni: «Siamo più fiduciosi. Ma la campagna di vaccinazione deve proseguire. Ruolo dei medici di famiglia fondamentale».

LUGANO - Il nome è di quelli strani: Molnupiravir. L'ha creato l'azienda statunitense Merck e promette di dimezzare i rischi di ospedalizzazione o di morte da Covid-19. E presto potrebbero essere ufficializzati altri farmaci antivirali con lo scopo di spegnere sul nascere gli effetti nefasti del nuovo coronavirus. «C'è però tanta confusione – spiega Enos Bernasconi, specialista in malattie infettive presso l'Ente Ospedaliero Cantonale (EOC) –. Il fatto che molte case farmaceutiche stiano sperimentando antivirali non significa che siano già disponibili. Lo stesso Molnupiravir potrebbe arrivare in Svizzera solo tra qualche mese». 
 
Tanta curiosità – Roche e Pfizer, tanto per citare due nomi, sarebbero al lavoro per lanciare sul mercato nuovi antivirali mirati per combattere il Covid-19. C'è grande curiosità per il neo arrivato Sotrovimab, anticorpo per infusione sviluppato in Ticino dalla ditta biotecnologie Humabs con sede a Bellinzona. Senza contare che già da mesi i pazienti a rischio vengono curati con le infusioni di anticorpi monoclonali.

Intercettare i primi sintomi – I pazienti dunque saranno sempre più curati a domicilio? «Il ruolo dei medici di famiglia sarà cruciale – ammette Christian Garzoni, virologo e direttore sanitario della Clinica Moncucco di Lugano –. Saranno loro i primi a intercettare le persone malate che rischiano di avere un decorso grave. In caso di situazioni sospette dovranno mandare i pazienti presso i pronto soccorso dell'EOC o della Moncucco affinché possano ricevere i farmaci in questione. Si tratta generalmente di farmaci da somministrare sotto osservazione per 30 minuti, nonostante il rischio di effetti collaterali sia minimo». 
 
Farmaci per i più deboli – Bernasconi aggiunge: «Avremo armi in più per combattere il coronavirus. Questo non significa che bisogna smettere di vaccinarsi. Questi farmaci sono destinati in particolare a chi non ha un buon sistema immunitario per cui la risposta al vaccino potrebbe essere stata insufficiente. L'obiettivo è di evitare che queste persone finiscano all'ospedale o addirittura muoiano. Si vuole troncare sul nascere un eventuale decorso grave». «La raccomandazione – dice Garzoni – è quella di testarsi ai primi sintomi. In particolare se si appartiene a un gruppo a rischio. Così sarà possibile ricorrere per tempo a questi trattamenti d'emergenza». 
 
«Abbiamo un inverno davanti» – «Già da mesi – fa notare Bernasconi – anche nella Svizzera italiana si fa ricorso agli anticorpi monoclonali iniettati per infusione. Con un buon successo. Ora si stanno sviluppando diversi farmaci da assumere per via orale. È una buona notizia. Ma non significa che è tutto a posto, abbiamo un inverno davanti».

Ottimismo – «Un inverno – specifica Garzoni – che possiamo affrontare con un po' più di fiducia. Se la campagna vaccinale prosegue come deve e ci verranno forniti questi farmaci, abbiamo i presupposti per sperare che gli ospedali non si intasino».  

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Ultimo aggiornamento: 2021-12-05 21:32:20 | 91.208.130.85