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LUGANO
03.09.2021 - 16:520
Aggiornamento : 05.09.2021 - 16:14

«Sono positivi, ma stanno bene»

Il direttore di Lugano Istituti Sociali: «Sembra di essere tornati a un anno fa, ma in realtà non è così».

Quindi aggiunge: «Sono tutti asintomatici o con sintomi lievi. È questa la risposta per chi si sta domandando a cosa serva il vaccino».

LUGANO - «C'è chi sta bene, chi sta mediamente bene. Al momento la situazione è comunque tranquilla». A parlare è Paolo Pezzoli, direttore di Lugano Istituti Sociali, dopo i 12 positivi all'interno dell'istituto d'accoglienza per anziani, Casa Serena.

Di questi, ricordiamo, 8 sono vaccinati. «E conformemente a quanto dice la scienza, stanno mostrando sintomi blandi, o sono del tutto asintomatici». Altri 4 invece hanno detto no al vaccino. «Ma per scelta dei familiari», sottolinea Pezzoli.

Il Direttore di LIS è quasi certo che i numeri aumenteranno nei prossimi giorni: «Il vantaggio è che il focolaio è scoppiato in un reparto protetto. Tutto si limita quindi a questi 24 residenti. Ma proprio questa convivenza è probabile che porterà a registrare qualche nuovo positivo nei prossimi giorni».

A "introdurre" il virus, sembrerebbe essere stato un dipendente non vaccinato della struttura. «Ma possiamo solo presumerlo. È possibile anche che il virus sia arrivato da un ospite esterno. Sono speculazioni. Allo stato attuale abbiamo la quasi totalità del personale che è vaccinato, con poco più del 20% dei dipendenti che al momento non hanno ancora fatto il vaccino. E tutte le misure di protezione vengono costantemente applicate, tanto che abbiamo ricevuto i complimenti del Medico cantonale».

Sulla possibilità di spingere coloro che non l'hanno fatto a vaccinarsi, Pezzoli è chiaro: «Sono stato tra i primi a chiedere che il vaccino fosse obbligatorio per il personale sanitario. Sono arrivate critiche da tutte le parti. Ora c'è da affrontare l'aspetto psicologico di questa situazione. Sembra di essere tornati a un anno fa, ma in realtà così non è. Un anno fa questi 12 sarebbero stati per la maggior parte in terapia intensiva. Invece stanno bene».

Per queste persone, semmai, il problema sarà l'isolamento. «Non potranno vedere i loro familiari, ma i nostri medici informano giornalmente i parenti sullo stato di salute dei nostri residenti. Effettuiamo anche delle video chiamate. Insomma, dobbiamo solo aspettare, sperando che la situazione si risolva nell'arco di una decina di giorni».

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