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15.06.2021 - 21:450
Aggiornamento : 17.06.2021 - 10:09

Zecche, numeri che spaventano: «Fate attenzione»

Il 2020 è stato un anno da record per quanto riguarda la meningoencefalite da zecca. «Ben 436 persone l'hanno contratta»

Elevate pure le stime sulle morsicature e sui casi di borreliosi in Svizzera. L'esperta mette in guardia: «La prevenzione resta fondamentale. Prendete precauzioni quando uscite per una passeggiata e appena rientrati a casa ispezionatevi il corpo. Se trovate una zecca estraetela subito».

BELLINZONA - Le montagne ticinesi hanno, da sempre, il loro fascino. I nostri sentieri, i laghetti alpini, i boschi, gli alpeggi. Un idillio per turisti e per locali. Una manna per tutti gli amanti delle passeggiate che durante la pandemia hanno riscoperto e ripopolato - un po’ per scelta, un po’ per obbligo - le nostre montagne.

2020 da record - Ma andare a spasso per i boschi ticinesi comporta anche qualche rischio e l’incontro con qualche ospite sgradito che risiede nelle nostre foreste. Come le zecche che lo scorso anno, approfittando della situazione pandemica che ha spinto la popolazione a godersi maggiormente gli spazi all’aria aperta e una meteo favorevole, hanno punto come non mai. «Il 2020 è stato in effetti un anno particolare in tutta la Svizzera, dove abbiamo riscontrato il numero più elevato di sempre di casi (436) di meningoencefalite da zecca (FSME)», sottolinea Simona Casati Pagani, biologa collaboratrice scientifica presso l’Ufficio del medico cantonale. «Anche le stime sulle morsicature da zecche (25'400) e sui casi di borreliosi (15'500) sono state molto elevate e superiori al 2019».

Prevenzione - I dati di quest’anno, ovviamente, sono ancora parziali, ma sembrano essere in linea con quelli degli anni passati, benché l'Ufsp abbia rilevato un aumento dell'incidenza annuale. Situazione, questa, che si nota anche in diversi altri Paesi europei. «La prevenzione contro le zecche resta fondamentale», precisa Casati Pagani, ricordando che questi acari trovano le condizioni ottimali per vivere nei boschi fino a 1500-1600 metri di altitudine. «Quando usciamo per una passeggiata dobbiamo essere consapevoli della loro presenza e abituarci a prendere delle precauzioni». Ma quali esattamente? «È necessario utilizzare un repellente efficace da spruzzare sulla pelle scoperta e sui vestiti. È utile indossare pantaloni lunghi e di colore chiaro che vanno infilati nelle calze», spiega l’esperta. 

Agire immediatamente - Altrettanto importante, una volta rientrati a casa, è ispezionare tutto il corpo e soprattutto la nuca nei bambini. «Se si trova una zecca, bisogna toglierla immediatamente con una pinzetta. Non aspettare di andare il giorno dopo dal medico o in farmacia». 

Il 26% delle zecche è portatore della Borrelia - Sì, perché più a lungo l'acaro resta a contatto con il suo ospite, più aumenta il rischio che possa infettare. Il 26% delle zecche in Ticino è infatti portatore della Borrelia, una malattia per cui non esiste vaccino. «Generalmente si sviluppa in tre fasi toccando articolazioni, cuore, pelle, nervi e provocando anche disturbi a carattere cronico», ci spiega Casati Pagani. 

«Occhio al punto di morsicatura» - Per evitare queste complicazioni, però, basta tenere d’occhio la zona della morsicatura. «La terapia antibiotica - precisa l’esperta - è molto efficace soprattutto nella fase iniziale della malattia. Il primo segnale della sua presenza è l’apparizione, dopo qualche giorno, di una macchia rossa attorno al punto della morsicatura che si espande progressivamente prendendo la forma di un anello per poi scomparire».

Il vaccino contro la meningoencefalite - Un’altra malattia tipica (ma più rara) della morsicatura di questi acari è la meningoencefalite da zecca (FSME). Dalla quale ci si può proteggere tramite un vaccino. «La vaccinazione è raccomandata alle persone che vivono o frequentano le zone a rischio in Svizzera - tutti i Cantoni tranne Ticino e Ginevra - ma anche nel resto dell’Europa e che potenzialmente si espongono alle zecche entrando in contatto con il loro habitat», sottolinea l’esperta, ricordando che la vaccinazione «va pensata per tempo» in quanto necessita di tre dosi con intervalli di tempo necessari tra un’iniezione e l’altra. Comunque fino a oggi, un solo caso clinico è stato registrato in Ticino nel 2018, mentre la presenza del virus FSME è stata rintracciata in alcune zecche raccolte in Alta Valle Maggia. Insomma per godersi la montagna e le belle giornate estive, un po’ di prudenza e di prevenzione non guasta.

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