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BELLINZONA
21.02.2021 - 23:010
Aggiornamento : 22.02.2021 - 09:40

«Il mio locale è chiuso, eppure le immagini sono le stesse»

Il gerente del bar Indipendenza, chiuso il 4 febbraio, attende ancora risposta al suo ricorso.

Ma nel frattempo denuncia quello che ai suoi occhi è «un accanimento» nei suoi confronti. Perché «la situazione in piazza e altrove in città non è diversa».

BELLINZONA - Giovedì 4 febbraio la polizia cantonale ha intimato al bar Indipendenza la chiusura fino alla fine del mese, vietando anche l'attività di take away. Il provvedimento portava la firma dell'Ufficio del medico cantonale. Lo stesso giorno il Dipartimento delle istituzioni, con un "reminder" ricordava a bar e ristoranti che è compito dei gestori prevedere nel piano di protezione misure volte a evitare assembramenti di persone all’ingresso della struttura. Ma il gerente del bar Indipendenza, Felice Lepore, ha inoltrato ricorso tramite il suo avvocato. Ricorso a cui non ha attualmente ricevuto una risposta.

Nel frattempo, anche sabato mattina qualcuno ha immortalato la situazione in piazza durante il mercato. E per Lepore non c'è dubbio. «Trovatemi delle differenze nelle immagini - dice -. Non era il mio locale a creare assembramenti. Come non lo sono gli altri. La gente si ferma nei pressi dei bar a chiacchierare e consumare quello che acquista da asporto. Io esortavo continuamente i miei clienti a spostarsi, a mantenere le distanze».

Lepore è convinto di essere vittima di un accanimento nei suoi confronti: «Si usano due pesi e due misure. E non è corretto. Quando sono in difetto, io pago. Come quando mi sono state inflitte multe di posteggio per la sosta nella zona di carico e scarico. Ma in questo caso non ci sto, sono l'unico a pagare per tutti. Chi crea assembramenti è ancora lì, mentre io ho dovuto chiudere. E ho quattro figli da mantenere».

Il gerente del bar Indipendenza ha scritto anche una lettera al presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi. «È vero, mi hanno convocato 3-4 volte in polizia da quest'estate. E ora dicono che sono recidivo. Ma ho sempre rispettato le norme anti Covid-19. Ho recintato la zona della terrazza, ho ristretto l’entrata, ho messo i disinfettanti, ho sempre avvisato tutta la clientela di spostarsi dalla zona del bar. Ora mi sento amareggiato. Fatemi riaprire come tutti gli altri».

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