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16.02.2021 - 19:360
Aggiornamento : 05.03.2021 - 12:13

«Riaprire a marzo? Non ci speriamo troppo»

La ristorazione non è ottimista sulle decisioni del Consiglio federale. Suter: «Noi ultima ruota del carro»

Per Gastroticino una chiusura fino a maggio «sarebbe comunque intollerabile» e l'obiettivo è salvare a tutti i costi la Pasqua

LUGANO - Chi dice marzo, chi maggio, chi giugno. Il toto-date sugli allentamenti sta facendo venire il mal di testa alle piccole imprese, e a quelle della ristorazione anche il mal di pancia. La road-map in "quattro tappe" proposta da Economiesuisse al governo, domenica, mette infatti i ristoranti nell'ultima tappa. 

«La cosa non ci stupisce, ormai ci siamo abituati». Massimo Suter, presidente di Gastroticino, trova «assolutamente inaccettabile» la proposta di posticipare a maggio la riapertura dei ristoranti. «Per la stragrande maggioranza delle aziende di ristorazione un'attesa così lunga comporterebbe danni praticamente irreparabili. Siamo stanchi di essere trattati come l'ultima ruota del carro». 

Oggi anche l'Unione svizzera delle arti e dei mestieri (Usam) ha protestato, chiedendo una «riapertura completa» a partire dal mese prossimo. Ma sebbene i dati dei contagi promettano bene, lo scenario è ritenuto ancora poco probabile. «Non c'è troppo da illudersi su questa possibilità» ammette Suter. «Una simile concessione sarebbe per noi una sorpresa, di certo non ci speriamo».

Consapevole delle priorità federali, Gastroticino punta semmai ad avere garantita l'apertura pasquale, «assolutamente irrinunciabile». Un altro punto fondamentale, per l'associazione di categoria, è poi la chiarezza delle regole. «Non vogliamo un'apertura a yo-yo, dove gli orari cambiano da una settimana all'altra, e dopo un mese si debba poi tornare magari a chiudere» precisa Suter. «Le misure devono essere certe da subito, e a lungo termine. Quanto ai protocolli di protezione, quelli introdotti questa estate hanno dimostrato di funzionare bene e siamo più che disponibili ad implementarle». 

No alle mezze misure, invece. Una riapertura parziale limitata agli spazi aperti - le terrazze - sarebbe «scorretta» e creerebbe delle diseguaglianze. «Questa concessione favorirebbe magari diversi esercizi ticinesi, ma penalizzerebbe i ristoranti dei centri urbani e d'oltralpe» osserva il presidente di Gastroticino. «Siamo in generale contrari a provvedimenti che creino delle asimmetrie e fenomeni di turismo eno-gastronomico, come successo con le aperture serali in Romandia. Quando riapriremo, riapriremo tutti e come si deve».

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