Quando i reni non ce la fanno più

Un viaggio nel reparto di nefrologia dell'EOC (sale dialisi comprese) per parlare di una organo particolarmente sollecitato e che quando “soffre” spesso non ce ne accorgiamo.
Un viaggio nel reparto di nefrologia dell'EOC (sale dialisi comprese) per parlare di una organo particolarmente sollecitato e che quando “soffre” spesso non ce ne accorgiamo.
LUGANO - Le malattie renali rappresentano oggi una delle sfide sanitarie più diffuse. Spesso sottovalutate, in quanto “silenziose” e asintomatiche nelle loro fasi iniziali, quando emergono è necessario un intervento medico deciso e tempestivo.
Si stima che una persona su dieci nel mondo sia affetta da qualche forma di insufficienza renale cronica», sottolinea Andrea Careddu, medico capoclinica di nefrologia. Una malattia che può avere origini diverse: «Può essere dovuta a patologie del rene stesso, come le glomerulonefriti, ma anche a malattie del cuore o del fegato. Inoltre, nella società occidentale, condizioni molto diffuse come l’ipertensione e il diabete sono tra le principali cause di danno renale».
Una malattia spesso senza sintomi
Uno degli aspetti più complessi della diagnosi è che l’insufficienza renale cronica, nella maggior parte dei casi, rimane silenziosa per molto tempo.
«La malattia renale cronica nella maggior parte dei casi è asintomatica», spiega Adriana Tamburello, medico capoclinica della dialisi dell’Ospedale regionale di Lugano. «Per questo è importante effettuare controlli periodici con il medico curante».
Gli esami utili sono relativamente semplici: analisi del sangue per controllare creatinina, urea ed elettroliti, oltre all’analisi delle urine. «Il sedimento urinario permette di individuare eventuali proteine nelle urine, che possono essere una prima spia di malattia renale», aggiunge Tamburello.
I sintomi tendono a comparire solo nelle fasi più avanzate della patologia. Tra i segnali da non sottovalutare ci sono stanchezza, prurito, accumulo di liquidi con aumento di peso, confusione o alterazioni del gusto.
Reni sempre più sotto stress
Nella vita moderna i reni sono sottoposti a diversi fattori di stress. Oltre alle malattie metaboliche, anche alcuni farmaci molto diffusi possono avere effetti negativi.
«Esistono farmaci di uso comune, come gli antinfiammatori non steroidei – il classico ibuprofene o il Voltaren – che possono causare problemi renali», spiega ancora Tamburello. «Per questo è sempre importante valutare con il medico quali farmaci assumere, soprattutto se si hanno già patologie renali».
Esistono però anche alternative più sicure: «Oggi abbiamo molti farmaci compatibili con la funzione renale, come ad esempio il paracetamolo».
La dieta? Ogni caso è diverso
Anche l’alimentazione gioca un ruolo importante, ma non esistono regole universali valide per tutti: «La dieta deve essere personalizzata», precisa Tamburello. «Dipende sempre dalle patologie pregresse di cui soffre il paziente. È sempre bene discuterne con il proprio medico».
Un esempio è quello degli asparagi, spesso al centro di falsi miti legati alla salute dei reni. «Non ci sono evidenze scientifiche che dimostrino che gli asparagi possano danneggiare i reni», chiarisce la specialista.
E per quanto riguarda il bere molta acqua? Anche su questo tema non esiste una risposta univoca. Come sottolinea Andrea Careddu, tutto dipende dalle condizioni cliniche della persona. «In alcuni casi bere molta acqua può essere utile per proteggere i reni. In altri, invece, può essere necessario limitare l’apporto di liquidi».
Lo stesso vale per le diete iperproteiche: «Amminoacidi e proteine possono “ingolfare” il lavoro dei reni».
Dialisi, in Ticino la fanno in 190
Quando la funzione renale è gravemente compromessa si rende necessario un trattamento sostitutivo: la dialisi. «La dialisi viene fatta nei pazienti con insufficienza renale terminale», spiega Tamburello. «Il sangue del paziente, che non viene più filtrato correttamente dai reni, passa attraverso un filtro che lo depura e poi viene reimmesso nel corpo».
In pratica la dialisi svolge il lavoro che i reni non riescono più a fare. In Ticino il trattamento è diffuso e organizzato su più sedi. «Nei centri EOC di Mendrisio, Bellinzona, Locarno e Lugano abbiamo circa 190 pazienti in dialisi», racconta Marie-Ève Brodeur, capo reparto infermieristico di nefrologia.
Il trattamento richiede tempo e organizzazione. «La dialisi dura in media circa quattro ore e normalmente viene effettuata tre volte a settimana», spiega Brodeur. Durante la seduta i pazienti possono svolgere diverse attività: «Possono leggere, fare parole crociate, guardare la televisione o usare i tablet. Alcuni dormono, altri chiacchierano tra loro».
«Ho scoperto di essere ammalato perché ho preso quasi 20 kg di peso»
Il percorso inizia sempre allo stesso modo: «Il paziente arriva al centro, viene pesato, poi si accomoda nel letto e l’infermiera avvia il trattamento attraverso la fistola o il catetere. Alla fine della seduta lo pesiamo di nuovo, perché durante la dialisi viene eliminata anche parte dell’acqua accumulata».
Per chi deve affrontare la dialisi, l’impatto iniziale può essere difficile. Un paziente seguito al Civico racconta di aver scoperto la malattia dopo un forte accumulo di liquidi: «Mi sono ritrovato con 15-18 chili in più del mio peso normale. Sono finito al pronto soccorso e da lì è iniziato tutto».
Nonostante la difficoltà iniziale, molti pazienti riescono a costruire una nuova quotidianità anche grazie al supporto del personale sanitario e degli altri malati. Alcuni organizzano persino momenti di socialità, come pranzi di gruppo tra pazienti.
L'unica arma? La prevenzione
Il messaggio degli specialisti è chiaro: la prevenzione rimane l’arma più efficace. «Non esiste un’età precisa in cui iniziare i controlli», conclude Tamburello. «È importante però valutare la propria storia familiare e parlare con il medico curante, soprattutto se in famiglia ci sono stati casi di malattie renali».
Un semplice esame del sangue o delle urine può infatti fare la differenza nel diagnosticare precocemente una patologia che, se individuata in tempo, può essere gestita molto meglio.






