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Un settore da 18mila lavoratori in cerca di riconoscimento davanti alle Istituzioni

Il Ticino è un cantone sempre più digitale e il suo settore ICT è un fiore all'occhiello. Ma non è parte della Commissione Tripartita. L'impegno di Ated e lo spiraglio da parte del Consiglio di Stato.
Archivio Ti-Press
Fonte Ated
Un settore da 18mila lavoratori in cerca di riconoscimento davanti alle Istituzioni
Il Ticino è un cantone sempre più digitale e il suo settore ICT è un fiore all'occhiello. Ma non è parte della Commissione Tripartita. L'impegno di Ated e lo spiraglio da parte del Consiglio di Stato.

BELLINZONA - Il settore ICT e digitale, sempre più centrale per lo sviluppo economico, resta ancora sottorappresentato nei meccanismi istituzionali legati al mercato del lavoro. A sollevare il tema è ATED, l’associazione mantello TECH, ICT e Digital Ticino, che ha avviato un confronto diretto con il Consiglio di Stato.

«Nella risposta ufficiale, il Consiglio di Stato ha riconosciuto il ruolo strategico della trasformazione digitale e delle tecnologie ICT per lo sviluppo del Cantone, sottolineandone l’impatto su competitività, innovazione e qualità dei servizi», ribadisce l'Associazione in una nota diffusa ai media nella giornata di giovedì.

In merito alla richiesta di ingresso nella Commissione Tripartita, che era stata avanzata da parte di ATED, ha però ricordato che le nomine «seguono il quadro normativo vigente e passano dalle organizzazioni della rappresentanza padronale».

Malgrado ciò, l'Associazione è stata comunque invitata alla seduta del 29 aprile 2026 della Commissione Tripartita, occasione in cui ha presentato il comparto ICT ticinese.

Il presidente Luca Mauriello e la direttrice Cristina Boggia Giotto hanno ribadito un punto chiave: «l’ICT è oggi un’infrastruttura trasversale dell’economia, ma non è adeguatamente rappresentato nei luoghi in cui si definiscono le condizioni di lavoro», questo perché anche le cifre confermano il peso del settore: «in Ticino si stimano tra i 14’000 e i 18’000 addetti, distribuiti in molteplici ambiti, dalla finanza alla sanità, dall’industria alla pubblica amministrazione».

ATED sottolinea inoltre la complessità del comparto, che comprende oltre 200 ruoli distinti, spesso ridotti a una visione semplificata. Una lettura che rischia di tradursi in strumenti normativi inadeguati.

Tra le criticità evidenziate, anche l’attuale Contratto normale di lavoro (CNL) per l’informatica, ritenuto non allineato al valore reale del settore. Secondo l’Associazione, «salari minimi non adeguati possono generare effetti come dumping, fuga di talenti, riduzione della qualità e indebolimento della competitività».

Da qui la proposta: contribuire come interlocutore formale ogni volta che vengono trattati temi legati al lavoro ICT e digitale, anche in via transitoria. L’obiettivo è portare competenze specifiche nei processi decisionali senza alterare gli equilibri esistenti.

«L’associazione ha ribadito la propria disponibilità al dialogo con tutte le parti coinvolte – istituzioni, associazioni economiche e parti sociali – con l’obiettivo di costruire soluzioni condivise e sostenibili. Il nodo è chiaro: il settore ICT cresce. Aumenta di complessità. Diventa sempre più centrale. La domanda oggi non è più se rappresentarlo. Ma come farlo in modo adeguato», conclude ATED.

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