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01.01.2021 - 09:290

Record di nuove aziende in Svizzera, ma il Ticino soffre

Rispetto a un aumento del 5% a livello nazionale, il nostro Cantone ha registrato un calo del 16%

Anche tanti fallimenti, nonostante molti siano stati scongiurati dagli aiuti della Confederazione

BERNA - L'anno 2020, caratterizzato dalla crisi, dalle conseguenze della pandemia e dalle misure di confinamento, non ha fermato la creazione di nuove aziende in Svizzera, Anzi, c'è stato addirittura un nuovo record: 46'842 nuove imprese si sono iscritte nel registro di commercio svizzero nel corso dell'anno.

Si tratta di un aumento del 5% rispetto all'anno precedente, come riferisce un sondaggio della piattaforma online per la formazione delle imprese, Startups.ch. La nuova cifra batte il record del 2019, durante il quale erano state fondate 44'616 nuove società.

Il Ticino pecora nera - Mentre nel resto della Svizzera c'è soddisfazione per il numero di nuove aziende, sembra che la crisi abbia preso il sopravvento in Ticino, uno dei Cantoni che è stato maggiormente colpito dal Covid-19.

Nel nostro Cantone, infatti, il numero di nuove imprese è diminuito del 16%. Una differenza enorme rispetto al +5% a livello elvetico.

Comunque, anche nella Svizzera romanda il coronavirus ha lasciato strascichi non indifferenti, con un calo del 4% di nuove imprese iscritte nel registro di commercio.

La crisi come opportunità - È stato un anno di grande successo per il settore delle start-up, secondo la piattaforma, anche grazie alla mentalità di molti imprenditori che hanno preso la pandemia come un'opportunità.

«Molti di coloro che da tempo avevano l'idea di fondare una propria azienda hanno infatti colto la crisi come un'opportunità per realizzare i loro piani», ha detto il fondatore e CEO di Startups.ch, Michele Blasucci, al portale 20 Minuten. «Non poter uscire di casa, ad esempio, è stato un chiaro segnale per molti di agire immediatamente e colmare le lacune del mercato» ha dichiarato Blasucci.

L'effetto del coronavirus si nota, comunque: la maggior parte delle nuove start-up proviene dal settore sanitario e da quello delle vendite online, oltre che dalle aree dell'IT e dello sviluppo di software. Il settore del tempo libero/viaggi/sport, invece, ha registrato un leggero calo (dell'1,3%) delle nuove iscrizioni.

Però, anche tanti fallimenti - Nonostante il record di nuove aziende, molte imprese hanno chiuso i battenti.

Nel 2020 ci sono stati 2'490 fallimenti, l'88% in più rispetto al 2019. Tuttavia, Blasucci, si aspettava di peggio: «Ci aspettavamo 10'000 fallimenti in primavera, dopo lo scoppio della pandemia. Solo grazie all'aiuto finanziario del Consiglio federale si è potuto evitare il peggio».

In ogni caso, se la situazione non si normalizza il più rapidamente possibile e il governo federale non mette insieme un altro pacchetto di aiuti, «l'ondata di fallimenti arriverà l'anno prossimo», ha concluso Blasucci.

Commenti
 
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Esse 1 anno fa su tio
Dimentichi la rapina di circolazione ...ehmm l'imposta di circolazione Bhe dai consoliamoci: a tasse c'è chi è messo peggio ... 😅
adri57 1 anno fa su tio
Ticino, sempre agli ultimi posti. Casi e decessi Covid, disoccupazione, premi casse malati, salari bassi, frontalieri, fallimenti, traffico e smog........
F/A-19 1 anno fa su tio
@adri57 Dimentichi le cose positive come mafia, massoneria, appalti per gli amici, tanto altro.
F/A-19 1 anno fa su tio
Se la situazione non si normalizza bisognerà mettere in campo altri aiuti, ciò vuol dire che il sistema tende ad indebitarci ancora di più, quindi sempre più sudditi del sistema .
Libero pensatore 1 anno fa su tio
Io stimo che almeno il 30% dei crediti COVID non verrà restituito. Il criterio con cui sono stati erogati i crediti non era quello corretto. Bisognava ragionare in termini di cash flow e non di fatturato. In Ticino abbiamo una marea di aziende che non fanno cash flow. Queste non saranno mai in grado di restituire i crediti. Discutibile anche il fatto di concedere aiuti sotto forma di prestiti, non so se in definitiva di tratta di aiuti o meno.
F/A-19 1 anno fa su tio
Quando bisognerà cominciare a restituire i prestiti COVID vedremo quante aziende saranno in grado di farne fronte, per me una prima verifica là si avrà a primavera perché chi non può restituire farà in modo intorno a marzo/aprile ad azzerare i conti. Comunque vedremo, l’unica maniera per salvare il mercato è condonare almeno la metà dei prestiti.
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