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I falegnami attaccano i sindacati: «Dal primo gennaio senza CCL per colpa vostra»

Diverse associazioni di categoria si dicono indignate: «Il settore va incontro a conseguenze devastanti».
Tipress (archivio)
I falegnami attaccano i sindacati: «Dal primo gennaio senza CCL per colpa vostra»
Diverse associazioni di categoria si dicono indignate: «Il settore va incontro a conseguenze devastanti».
La diatriba tra sindacati e falegnami scaturisce dalla mancata introduzione di un modello pensionistico anticipato. Ma questa, secondo i falegnami, non era assolutamente legata al CCL.
BELLINZONA - I falegnami sono sul passo di guerra. Diverse associazioni di categorie attaccano infatti i sindacati rei di aver lasciato il settore delle falegnamerie senza un contratto collettivo di lavoro (CCL) valido dal primo gennaio 2021. «...

BELLINZONA - I falegnami sono sul passo di guerra. Diverse associazioni di categorie attaccano infatti i sindacati rei di aver lasciato il settore delle falegnamerie senza un contratto collettivo di lavoro (CCL) valido dal primo gennaio 2021. «Unia e Ocst - precisa una nota - hanno dato seguito alla loro minaccia e hanno richiesto alla Seco di cestinare la loro stessa domanda di decretare l’obbligatorietà generale del nuovo moderno CCL 2022-2025 elaborato e approvato dalle parti contraenti durante l’estate». Il risultato? Addio anche alla soluzione provvisoria varata per il 2021.

«Un CCL al passo con i tempi» - La diatriba tra sindacati e falegnami scaturisce dalla mancata introduzione di un modello pensionistico anticipato. Una scelta, questa, che le associazioni di categoria non considerano però collegata al CCL avallato a metà novembre dai delegati dell'Associazione svizzera fabbricanti mobili e serramenti (ASFMS). «Abbiamo approvato un CCL a passo con i tempi che contempla due giorni di vacanza in più e un “conto ore” dal quale attingere per congedi pagati».

«Conseguenze devastanti» - Tra meno di dieci giorni, quindi, il settore si ritroverà senza CCL. E il presidente centrale di ASFMS Thomas Iten non è tenero con i sindacati: «Con queste decisioni mettono in difficoltà i loro aderenti. In questa storia ci sono solo perdenti, soprattutto tra i dipendenti delle nostre ditte».  Thomas Iten fa riferimento in particolare «all’azzeramento dei finanziamenti comuni a favore del perfezionamento professionale dei falegnami e quindi a favore dello sviluppo di tutto il settore». Inoltre, la situazione senza contratto apre porte e cancelli «a imprenditori stranieri, non più tenuti al versamento di un salario minimo e al rispetto dalle condizioni di lavoro in Svizzera».

Indignazione anche da altre associazioni - Anche altre associazioni collegate all'edilizia hanno ferocemente criticato la situazione venutasi a creare nel settore della falegnameria. I presidenti di Holzbau Schweiz, Suissetec, EIT.swiss e AM Suisse si sono detti «indignati» per l'approccio adottato dai sindacati Unia e Ocst. «Hanno agito senza tener minimamente conto degli interessi di circa 5.600 falegnamerie assoggettate al CCL e 34.000 dipendenti. Insistendo sull'introduzione di un modello di pensionamento anticipato hanno provocato un disastro. Ciò indebolisce un intero settore e avrà come conseguenza che sempre più aziende straniere riceveranno ordini nel settore edile svizzero, spesso a scapito della qualità, ma soprattutto mettendo in pericolo numerosi posti di lavoro con buone condizioni salariali».

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