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CANTONE
12.11.2020 - 18:340
Aggiornamento : 20:51

«I fuori onda capitano, ma la mia frase è stata travisata»

Norman Gobbi ha preso posizione dopo le parole "rubate" ai margini di una diretta televisiva.

Il presidente del Consiglio di Stato si è espresso anche sul "caso Arcisate" e sul dietrofront del Governo in merito alle direttive sul mondo della cultura.

LOCARNO - «I fuori onda capitano. In ogni caso si è capito Roma per toma, ma va bene così». Si è giustificato in questo modo Norman Gobbi dopo le parole che si era lasciato inavvertitamente scappare ai margini di una diretta televisiva. Intervenuto - questa volta in diretta - ai microfoni di Radio Ticino, il presidente del Consiglio di Stato ha sottolineato come i rapporti con l'Italia rimangano buoni: «Mi sento regolarmente con l'assessore per i rapporti con la Svizzera della Regione Lombardia Massimo Sertori e ci aggiorniamo sull'evoluzione della situazione e sulle difficoltà che riscontriamo».

Pause pranzo nel mirino - Gobbi è stato poi sollecitato anche sul "caso Arcisate", comune del Varesotto particolarmente colpito dal coronavirus e che avrebbe additato la Svizzera di avere preso «restrizioni insufficienti», rendendo i frontalieri dei vettori del virus. «È una dinamica che avevamo già avuto in primavera, quando noi avevamo cominciato a riaprire mentre la Lombardia era ancora chiusa. Ma non credo che sia nell'interesse delle aziende ticinesi avere problemi al proprio interno». «Infatti - ha proseguito Gobbi - difficilmente ci si contagia mentre si lavora, ma piuttosto durante la pausa pranzo o nei momenti non organizzati. Anche perché normalmente i frontalieri non vanno al ristorante, ma si portano la schiscetta. Lo stesso discorso comunque vale per i residenti, ad esempio, durante la pausa caffè».

20 persone non fanno la differenza - Sul dietrofront del Governo per quanto riguarda le restrizioni al settore della cultura, Gobbi ha invece precisato che cinema e teatri sono luoghi in cui c'è più disciplina e ci sono dei piani di protezione più chiari: «La volontà è stata quella di valorizzare gli sforzi profusi dagli attori culturali. Siamo passati da 50 a 30, ma non sono 20 persone che fanno la differenza, quindi capisco poco le critiche. Il problema è la riduzione in generale, ma il mondo della cultura viene già ampiamente sostenuto dall'ente pubblico», ha spiegato.

Prima il dovere, poi il piacere - Infine un accenno sull'attuale situazione ticinese, che vede una leggera stabilizzazione dei contagi, e sulle prospettive in vista delle Festività: «Prima il dovere e poi il piacere. Dobbiamo essere ligi e rispettosi in questo periodo per poi essere premiati e poterci godere un momento di convivialità un po' più ampio».

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