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CANTONE
03.11.2020 - 19:450
Aggiornamento : 21:50

«Il lockdown ha peggiorato la forma fisica di molti ragazzi»

Anche bambini e ragazzi sono tenuti a rispettare un certo rigore ma non sempre succede. Parola a Francesco Canuti

Il docente di educazione fisica delle medie di Pregassona: «Da alcuni test fisici effettuati è emerso che una buona metà dei miei allievi ha numeri peggiori. Mi auguro che il Cantone non fermi gli allenamenti dei più piccoli...».

PREGASSONA - Siamo tutti sulla stessa barca: bambini, ragazzi, adulti e anziani. Il 2020 è un anno particolare (per usare un eufemismo...) che mai ci dimenticheremo. Sarà ricordato, nostro malgrado, per una pandemia che ha esposto al pericolo tutti noi contro un nemico invisibile. Così vicino e così imprevedibile. Tutti stanno facendo la loro parte per evitare che il coronavirus si diffonda, in attesa di tempi migliori.

Anche nelle scuole si sta cercando di sensibilizzare i ragazzi contro un virus che in questi mesi ha dimostrato di non fare distinzioni, sebbene gli anziani siano i soggetti maggiormente a rischio. Tra chi è chiamato ad accompagnare bambini e ragazzi in questo percorso ci sono i professori. Ne abbiamo parlato con Francesco Canuti, docente di educazione fisica e di informatica alle Scuole medie di Pregassona, ex presidente Stdef (Società ticinese dei docenti di educazione fisica) ed ex formatore DFA-Supsi.

Com'è cambiata la lezione di educazione fisica rispetto a prima? 
«Possiamo proporre variegati esercizi, evitando però attività di contatto fisico prolungato. Più che altro si procede con attenzione soprattutto per sensibilizzare i ragazzi. Dobbiamo cercare di far mantenere le distanze prolungate, così nello spogliatoio si cambiano a scaglioni per poter rispettare il metro e mezzo di distanza. Quando arrivano in palestra, prima d'iniziare la lezione, sono poi tenuti a lavarsi e disinfettarsi le mani».

I ragazzi fanno attenzione?
«Faccio un discorso generale: non vedo così tanta attenzione nei ragazzi. Soprattutto quelli di terza/quarta media hanno altro in testa. Qualcuno arriva sì a scuola con la mascherina, ma è una minoranza. Il problema è che i ragazzi di prima e seconda media seguono quelli più grandi, coloro che dovrebbero dare l’esempio… Alcuni danno più peso alla parola di un compagno piuttosto che a quella di un professore».

Dopo settimane di lockdown anche la forma fisica dei ragazzi è peggiorata...
«Da alcuni test fisici effettuati ho notato che, confrontandoli a quelli di 12 mesi fa, hanno perso tantissimo. Diciamo che una buona metà dei miei allievi ha numeri peggiori. In palestra, in queste prime settimane di scuola, ho notato che hanno davvero tanto bisogno di muoversi».

Gli allenamenti sportivi dei ragazzi dopo la scuola media sono stati interrotti. Trovi sia giusto?
«Assolutamente no e mi auguro che il Cantone non fermi anche i più piccoli. Ho una figlia che pratica tennis e due figli che giocano a hockey e si allenano alla Cornèr Arena: in questo contesto vedo davvero tanto rigore, sia tra i ragazzi che tra i genitori. Quando sono agli allenamenti, io sono tranquillo. So dove si trovano contrariamente ad altri genitori che spesso non sanno dove i figli vanno. Svolgendo gli allenamenti di conseguenza non hanno altro tempo per perdersi davanti a telefoni, ipad o playstation...».

Parliamo di professionismo: praticamente nessun tifoso potrà più seguire dal vivo la propria squadra del cuore...
«Il problema è che non ho visto nessuna statistica che ci mostra dove avvengono i contagi. Sarebbe interessante averla. Sono convinto che alla pista o allo stadio, dove tutti hanno la mascherina, sia molto difficile contrarre il virus. Ho due amici che si sono contagiati a un pranzo di lavoro. L’ambiente sportivo non è luogo di contagio e per questo sono dell'avviso che azzerare ancora i tifosi sia stato un errore».


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