«Le firme? Meglio le borse di una volta»
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MERCATO LUGANO
09.10.2020 - 06:010

«Le firme? Meglio le borse di una volta»

Simona Mazzoni da 20 anni è a Lugano con la sua bancarella.

Oggi vende borsette e accessori vintage, ma non è sempre stato così.

LUGANO - Il suo legame con il mercato di Lugano inizia 20 anni fa. «Precedentemente, per 10 anni, ho gestito un negozio di antiquariato - ci racconta Simona Mazzoni, ormai nota per le sue borse e accessori vintage -. Quando l’ho chiuso, trovandomi con molto invenduto, ho deciso di tentare il mercato. Era il 2000». 

La «malattia del mercato» - Gradualmente Simona si trova a passare dal dover vendere ciò che restava del negozio, ad appassionarsi alla sua bancarella. «Insomma, ho contratto la malattia del mercato», ammette. 

E così inizia a cambiare articoli. «Dall’antiquariato sono passata a tutti gli oggetti che riguardano lo scrivere: il calamaio, la penna stilografica, pennini, confezioni di inchiostro etc. Sempre d’epoca».

Cambio di vocazione e clientela - Il mercato di Lugano, intanto, cambia vocazione nel corso degli anni. «Siamo passati dall’antiquariato all’usato, fino al generico», spiega. Muta anche la clientela: «Mi sono dovuta adattare. Anche perché i miei articoli erano davvero di nicchia. Mi sono ricordata di una vecchia passione: quella per le borsette. Negli anni, quando io stessa mi recavo per mercatini alla ricerca di oggetti antichi da vendere, ne avevo raccolte diverse. Compravo e mettevo via, perché nessuno le voleva». 

La crisi dell'antiquariato - Arriva però la crisi dell’antiquariato. «Ha iniziato a non tirare più, mi sono buttata sul vintage - prosegue -. Perlopiù oggetti acquisiti in questi anni di mercatini. Mi è servito per partire. Avevo già bijoux d’epoca. Li ho abbinati a questi nuovi articoli, poi ho aggiunto foulard accessori, cinture ventagli… tutto quello che poteva essere legato a questa moda».

Arriva il vintage - Oggi Simona tratta borse vintage. Dall’800 fino agli anni '70: «Ma generalmente non le marche, tipo Gucci o Louis Vuitton.  È vero, trattasi di un’altra nicchia di mercato. Ma mi soddisfa molto». 

La differenza con le borse di oggi? «C’è eccome - assicura -. Una volta si costruivano pezzi di qualità. Spesso le trovo un po’ usurate dal tempo, impolverate, giù di tono. Ci vogliono ore di lavoro, ma le rimetto a nuovo. A volte appoggiandomi a persone che sanno trattare la pelle».

«Le pelli - spiega ancora - una volta erano conciate talmente bene che ritornano come nuove. Recentemente, invece, ho preso da una signora una borsa di Gucci degli anni '90… la fodera interna si squamava. Era da buttare via. Invece posso avere una borsa degli anni 20 che, una volta lucidato l’ottone, smacchiata, o colorata e incerata, ridiventa come nuova. Con quell’atmosfera, quell’anima vintage». 

Prezzi? Per tutte le tasche: «Una borsa di coccodrillo può partire dai 140 fino ad arrivare, per una borsa importante, ai 300 franchi. Io voglio che tutte le donne che amano il vintage possano permettersi una borsa. E che sia una bella borsa». 

Qualche franco dimenticato o qualcosa di particolare, dentro queste borsette dimenticate dal tempo, non ne ha mai scoperti. «Ma ultimamente ho trovato un nido di un ragno. Facciamo finta che porti fortuna», conclude.  

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