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CANTONE
06.08.2020 - 06:040
Aggiornamento : 12:03

«Annunciarsi in ritardo è da furbi»

La hotline per chi rientra da paesi a rischio Covid lavora a pieno ritmo. Ma non mancano i problemi

Chi sbaglia numero, chi dichiara un rientro "retrodatato". Il direttore della Fctsa: «Linee cariche, ma non nei weekend di bel tempo. Serve più informazione»

LUGANO - La signora B.C. è arrivata sabato in auto dalla Serbia a Lugano. Per cinque giorni ha provato ad annunciarsi per la quarantena. «Nessuno rispondeva al telefono» racconta. Assieme ai quattro figli si è comunque barricata in casa. «Voglio attenermi alle regole, ma mi sembra che qualcosa non funzioni». 

A livello statistico B.C. rientra nella massa degli "invisibili", i vacanzieri a rischio che rientrano in Ticino senza annunciarsi (o senza riuscirci). L'Ufficio del medico cantonale ha registrato finora oltre 420 arrivi, ma secondo il governo quelli reali sarebbero «molti di più». Il grosso è atteso per le prossime settimane.

«Riceviamo un centinaio di chiamate e una cinquantina di mail al giorno» spiega Roberto Cianella, direttore della Federazione dei servizi autoambulanze (Fctsa) che gestisce la hotline cantonale (0800.144.144). «Abbiamo due operatori attivi in orari d'ufficio sette giorni su sette. A volte la linea può risultare certamente trafficata, ma è previsto un sistema di risposta automatica in caso di sovraccarico».

Solo un quinto delle telefonate, però, sono nuovi annunci. «Molti chiamano anche solo per chiedere informazioni» precisa Cianella. C'è chi dichiara di essere arrivato «diversi giorni prima» e di avere avuto difficoltà ad annunciarsi. Una scusa? «Forse. Insospettisce anche il fatto che nei weekend di bel tempo registriamo un numero sensibilmente inferiore di contatti, rispetto ai giorni di pioggia o infra-settimanali». Per il direttore della Fctsa comunque «la maggior parte della gente è in buona fede, e semplicemente non conosce la procedura. L'impressione è che la comunicazione non sia passata del tutto». 

Sarà che in vacanza si leggono poco i giornali. O che in dogana non vengono fatti controlli specifici. B.C. è delusa. «Nessuno mi ha chiesto da dove venivo, o mi ha dato un depliant». La 39enne ha contattato la hotline federale e, all'ennesimo tentativo, le ha risposto un'operatore da Berna. «Parlava solo tedesco, mi ha detto di attendere». Dopo alcuni minuti, la linea è caduta di nuovo. 

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