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VERNATE
20.04.2020 - 06:540
Aggiornamento : 07:37

Un americano in Ticino con gli occhi puntati sul dramma USA

Mark Aeschliman, è uno svizzero-americano che vive in Ticino da tanti anni. Ogni giorno legge il New York Times

di Redazione
GILDA BORASIO

VERNATE - Il New York Times è il giornale più letto al mondo con oltre 5 milioni di abbonati. Mark Aeschliman, svizzero-americano che da 40 anni vive in Ticino, lo legge ogni giorno: «Seguo da vicino l'emergenza coronavirus e le scelte del presidente Trump».
Docente di architettura, design e storia dell’arte al college della TASIS di Montagnola, la più grande scuola americana in Svizzera con oltre 700 studenti di cui 250 che risiedono nel campus, Mark Aeschliman è un “teacher” molto amato anche per le sue passioni:  la lavorazione del legno e la lettura quotidiana dei giornali, primo fra tutti il New York Times.

Quando si trasferito è in Svizzera?
«Sono arrivato nel 1979 e mi sono subito trovato bene anche perché tornavo alle origini di mio padre che era emigrato negli USA da giovane. Dopo essere stato a Napoli e in altre parti del mondo, ho deciso di trasferirmi a Vernate, dove vivo con mia moglie Simone e mia figlia Hilary, che attualmente si trova a Londra per diventare cantante lirica al Royal College of Music».

Come vive la nostra realtà?
«Mia moglie ed io ci troviamo molto bene in Ticino. Nostra figlia ha seguito le scuole elementari a Vernate, dove abbiamo riattato un vecchio rustico. Ci sentiamo a casa qui. In Svizzera le cose funzionano. C'è sicurezza, efficienza, privacy, rispetto e tanta bellezza naturale».

E il New York Times, in questo periodo, viene letto con apprensione.
«Certo, la situazione negli Stati Uniti è drammatica. Sono in contatto con parenti e amici, hanno paura per le possibili scelte del governo a favore dell'economia, a scapito della salute pubblica. Anch'io sono molto preoccupato per gli USA, specialmente sotto la leadership di Donald Trump. È un'inquietudine generale».

Quale effetto potrebbero avere le rivelazioni del NY Times, secondo cui il presidente sapeva già da tempo della pandemia?
«Pesanti, la rielezione di novembre è già condizionata. Ma il dramma è legato alla situazione attuale, con il virus che semina ancora vittime ogni giorno».

Negli Stati Uniti questo colosso della stampa mondiale ha un'influenza notevole, vero?
«Certamente. Credo che noi lettori facciamo fatica a comprendere la reale potenza dei media in generale, ancor di più se parliamo del New York Times. Vorrei ricordare che questo “newspaper” è lo stesso che si era schierato con successo a favore della presidenza di Barack Obama. Senza dubbio ricopre un peso enorme e tutti i politici lo sanno».

Come ritiene che vengano trattate le notizie relative alla Svizzera, lei che possiede anche il passaporto rossocrociato?
«Con profonda competenza e rispetto, come sono soliti fare in ogni ambito. Con la rubrica “36 Hours”, il giornale si occupa spesso di offrire preziosi consigli su varie città svizzere: quali luoghi visitare, cosa fare e che tipo di cibi assaggiare. La stessa Lugano, poco più di un anno fa, è stata oggetto di questo “speciale”. Il ritorno di immagine è stato notevole e per Lugano Turismo un onore in grande stile. Anche Basilea, Berna, Zurigo, Davos, Zermatt e St. Moritz hanno avuto uno spazio di riguardo».

«Il presidente ha ignorato l'allarme Covid-19»
È soprannominato la “signora in grigio” per l'eleganza con cui tratta le notizie, “quelle che val la pena di stampare e di cliccare”. Ma quando pubblica i suoi “scoop”, il New York Times lascia il segno. Ne sa qualcosa anche Donald Trump, che sarebbe stato smascherato: il presidente degli Stati Uniti era al corrente già all'inizio di gennaio della minaccia del coronavirus e avrebbe sorvolato sulle prime urgenti misure, fra cui la chiusura delle scuole e delle aziende. La reazione di Trump alle clamorose rivelazioni del NY Times è stata rabbiosa, tanto che ha invocato un'autorità “totale”, impedendo ai governatori di discutere la riapertura dei loro Stati. “Nessuno può far nulla senza la mia approvazione!».

La sfiducia dichiarata tramite un tweet al Dr. Anthony S. Fauci, il miglior specialista di malattie infettive del governo federale, depone a sfavore dell'irruente Trump, che sembra ormai aver perso il focus della pandemia, impegnato soprattutto a giustificare le sue scelte. La mossa di sospendere i 400 milioni di dollari americani all'Organizzazione Mondiale della Sanità, accusata di aver «portato avanti la disinformazione della Cina», ha gettato il presidente degli USA in una bufera planetaria.  (Romano Pezzani)

 

 

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