Depositphotos (DragonImages)
+4
ULTIME NOTIZIE Ticino
LUGANO
2 min
Un Ticino sempre più centrale
Illustre personalità della politica e dell'economia domani in streaming per “Un Mare di Svizzera 3”
CANTONE
23 min
«Gli studenti in quarantena restano indietro»
Il Sisa lancia un appello al Decs. E chiede una didattica a distanza a tutela del diritto allo studio
GINEVRA/LUGANO
51 min
Le polveri fini aggravano le infezione Covid. Il caso Ticino
Esisterebbe un legame tra virus e polveri fini. Lo rivela uno studio che ha analizzato quanto avvenuto in Ticino
LUGANO
1 ora
Polizia e ambulanza alla Manor, la zona è stata isolata
Stando alle prime informazioni, si tratterebbe di un'aggressione con coltello, avvenuta al sesto piano
FOTO E VIDEO
MAROGGIA
2 ore
L'impressionante disastro ripreso dall'alto
Un video mostra il Mulino di Maroggia devastato dalle fiamme e le operazioni di spegnimento dei pompieri.
LUGANO
4 ore
L'albero di Natale è atterrato a Lugano
La pianta ha sorvolato stamani il golfo della città per poi arrivare in Piazza della Riforma
BELLINZONA
4 ore
«Non è vero che Paglia percepisce il salario senza lavorare»
La Città di Bellinzona risponde all'interpellanza del gruppo Lega-UDC che chiedeva lumi sul compenso del municipale
FOTO
MAROGGIA
4 ore
«Se n'è andato un pezzo di storia»
Norman Gobbi ha espresso la vicinanza delle istituzioni alla famiglia proprietaria del Mulino di Maroggia.
Politica
5 ore
Preventivo 2021: «Bisogna avere coraggio di adottare misure importanti»
Ecco le proposte per aumentare le entrate e ridurre i costi. Cossi: «Ci troviamo in una situazione terribile»
CANTONE
5 ore
Più dimissioni che ricoveri
Si conferma il trend in calo dei contagi, ma non quello di ospedalizzazioni e decessi.
CANTONE
5 ore
Le rivendicazioni del personale sanitario non vengono dimenticate
Il comitato VPOD del personale dell'EOC si è riunito online e ha affrontato le richieste per il settore
FOTO E VIDEO
MAROGGIA
6 ore
«Le operazioni potrebbero durare diversi giorni»
Del Mulino di Maroggia non resta quasi più nulla. Ma l'intervento dei pompieri è tutt'altro che terminato.
CANTONE
7 ore
Imparare dai romandi. «Aiutate le piccole e medie imprese»
Lo chiede un'interpellanza presentata oggi dal PPD a sostegno dell'occupazione
CANTONE
09.04.2020 - 09:030
Aggiornamento : 10:20

«Ai nostri pazienti i medicinali non sono mai mancati»

Introduzione prioritaria per un prodotto approvato da un'agenzia di alta qualità.

Intanto si cerca una terapia alternativa: «Farmaci in grado di rendere meno violento il decorso della malattia».

BELLINZONA - Una pillolina di qui, un'iniezione di là: le notizie sui contagiati dal Covid-19 sono superate in numero solo da quelle che parlano del farmaco che potrebbe risolvere l'emergenza sanitaria. Il tanto chiacchierato vaccino spunta una volta in Cina, una in Nord Europa, una in Australia... Tra tante citazioni poco attendibili una, negli ultimi giorni, è sembrata invece avere solide basi. La rivendicazione, da parte di un team della University of Pittsburgh School of Medicine, di aver messo a punto un prodotto – un vaccino-cerotto – che nel giro di una manciata di mesi potrebbe azzerare la paura di milioni di persone. Cosa distingue questa notizia da tutte le altre? Gli scienziati che hanno pensato tale medicinale sono gli stessi che perfezionarono quello da usare contro la SARS.

«Non ho ancora approfondito uno studio di cui per il momento sono venuto a conoscenza solo attraverso la stampa comune – ha ammesso il Professor Alessandro Ceschi, Presidente della Commissione terapeutica dell'EOC e Direttore medico e scientifico dell'Istituto di Scienze Farmacologiche della Svizzera Italiana - Per quel che ho potuto leggere lo ritengo interessante e il team sembra competente, anche se credo che le tempistiche relative al suo utilizzo siano piuttosto ottimistiche. Si parla di pochi mesi, mi sembra un po' poco...».

Il fatto che il team che lo ha messo a punto sia lo stesso che “trattò” la SARS può fare la differenza?
«Può essere un fattore rilevante. Anche in quel caso si trattava di un coronavirus. Avranno verosimilmente sviluppato delle competenze che possono tornare utili in questa occasione».

Prima di poter essere commercializzato, quel prodotto dovrà essere approvato dalla FDA, l'Agenzia Americana del Farmaco.
«Indubbiamente un’agenzia valida, considerata da Swissmedic come di alta qualità, al pari di quelle europea, giapponese o canadese. La valutazione che dà di un medicinale in termini di efficacia e sicurezza ha un valore importante».

Quanto approvato arriva automaticamente in Svizzera?
«Non in modo automatico ma verosimilmente, anche tenendo conto della situazione di emergenza, si trattasse del vaccino per il Covid-19, verrebbe “promosso” seguendo una procedura semplificata e accelerata. La sua introduzione sarebbe prioritaria. Se i dati di efficacia, sicurezza e qualità fossero buoni e solidi, anche la nostra agenzia darebbe velocemente l'ok».

“Velocemente” significa?
«Siamo nel campo delle ipotesi e davvero una previsione sarebbe un po’ azzardata. Stiamo in ogni caso parlando verosimilmente di settimane, non di mesi. La sua valutazione non seguirebbe quella di un farmaco convenzionale non prioritario come ad esempio un nuovo antipertensivo».

Nel frattempo si continua a cercare una terapia alternativa?
«Sì, certo. È la soluzione a cui tentare di arrivare nell’attesa del vaccino. Si stanno sviluppando nuovi farmaci e, contemporaneamente, si sta cercando di riposizionare i medicinali già esistenti e omologati per altre malattie. Stiamo parlando di prodotti che a livello teorico, secondo modelli sperimentali, sembrano avere una certa attività su questo virus. Certi danno speranza, ma senza studi clinici ben fatti e rigorosi, come quelli che stiamo eseguendo anche noi, non si sa con certezza quanto effettivamente siano efficaci. Se dagli studi dovessimo capire che qualcuno di questi non funziona, verrebbe abbandonato. Attenzione, per il momento non stiamo purtroppo parlando di farmaci in grado di risolvere completamente la situazione, bensì di rendere meno violento il decorso della malattia e migliorare la prognosi. L'idea, comunque ovviamente importante, è quella di ridurre il numero di decessi o di persone che devono ricorrere alla terapia intensiva».

Con la pandemia, in Ticino ci sono mai stati problemi di approvvigionamento?
«No, o non in modo importante, perché ci siamo mossi precocemente, già quando il contagio ha cominciato a diffondersi in Cina. E questo non perché siamo degli indovini. Abbiamo capito subito che nella zona di Wuhan, dove sono prodotti a livello mondiale diversi dei farmaci usuali, le fabbriche rischiavano di essere chiuse. Come poi è successo. Quando abbiamo visto quello che stava capitando in Lombardia ci siamo poi ulteriormente attivati, in parte aumentando ancora le nostre scorte. I medicinali ai nostri pazienti non sono mai mancati. Ora che il contagio si è diffuso anche alle altre regioni della Svizzera, è inoltre subentrato un coordinamento, auspicabile, da parte della Confederazione, che mette a disposizione quanto serve in base ai pazienti ricoverati in cure intense».

Depositphotos (Esbenklinker)
Guarda tutte le 7 immagini
Potrebbe interessarti anche

YouTube

Facebook

Instagram

Linkedin

Twitter

TikTok


Copyright © 1997-2020 TicinOnline SA - Tutti i diritti riservati
IMPRESSUM - DISCLAIMER - SEGNALACI - COMPANY PAGES
Disposizioni sulla protezione dei dati  -   Cookie e pubblicità online  -   Diritto all'oblio


Ultimo aggiornamento: 2020-11-24 16:15:05 | 91.208.130.87