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CANTONE
19.03.2020 - 08:050
Aggiornamento : 11:48

L'appello dagli asili nido: «Chiudete!»

La testimonianza della responsabile di due strutture: «Impossibile evitare i contatti tra bimbi così piccoli»

E aggiunge: «Le ragazze che lavorano da noi hanno paura di contagiarsi. Qualcuna è incinta, altre hanno genitori con problemi di salute. Lo Stato dovrebbe chiudere tutto per spegnere i focolai»

LUGANO - Sono cuccioli. Giocano. Si abbracciano. Mettono le mani in bocca e ovunque capiti. Appartengono però anche alla fascia d'età decisamente meno toccata dal coronavirus. Ma possono essere veicolo d'infezione. Ecco perché negli asili nido ticinesi la preoccupazione è molto alta. Tanto più dopo essere stati esclusi dal decreto governativo che ha imposto la chiusura delle scuole dell'obbligo.

Disinfettiamo tutto, ma... - Se ne ha diretta percezione dalle parole di Angela (nome di fantasia), responsabile amministrativa di due asili nido: «Non possiamo chiudere, per garantire un servizio ai genitori che devono lavorare. Ma esponiamo così le ragazze e i bimbi stessi al rischio di essere contagiati». Naturalmente si fa il massimo affinché ciò non avvenga: «Disinfettiamo tutto, mattina e sera, ma è un’impresa quasi impossibile. Non siamo un'impresa di disinfezione».

I timori delle ragazze - Ogni giorno Angela si occupa di allestire i turni delle ragazze, per la quasi totalità frontaliere: «Da noi circa il 95% arriva dall’Italia. Sono io che devo dire loro, andate lì a lavorare. Sono preoccupate, anche perché una è incinta, l’altra ha il papà che sta facendo la chemioterapia. Situazioni familiari non facili, per cui hanno paura. Io non posso dire tu sì e tu no. Ma nessuno di loro può permettersi di stare a casa assumendosi il tempo non pagato».

La proposta - L'appello che questa persona rivolge al Cantone è di chiudere subito: «È impossibile far rispettare le distanze ed evitare i contatti con piccoli che hanno tra i 4 mesi e i 3-4 anni. Lo Stato dovrebbe imporre un’alternanza dell’orario professionale quando entrambi i genitori lavorano. Così che, a turno, i piccoli possano essere seguiti da papà o mamma a casa. È una situazione eccezionale, ma ancora non è passato il messaggio che è veramente grave. Dobbiamo rimanere tutti a casa». E invece, aggiunge, «alcuni genitori ci hanno chiamato dicendoci: “Ma io adesso ho già a casa mio figlio che fa le elementari, non posso tenere anche quello più piccolo”. Il messaggio che è passato, purtroppo, è che si tratta di una questione organizzativa e non sanitaria». E conclude: «Anche le scuole pubbliche sbagliano mantenendo il servizio d’appoggio per i genitori. Se vogliamo fermare i focolai bisogna chiudere tutto».

 

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