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LUGANO
03.02.2020 - 06:070
Aggiornamento : 10:02

Dammi i tuoi vestiti vecchi, li vendo e ti faccio guadagnare

Gregori Brankovic ritira i vestiti dimenticati nell'armadio e li mette in vendita. Una parte dell'incasso torna poi ai "fornitori"

LUGANO - Un punto vendita che si rinnova regolarmente grazie ai clienti stessi. Non un negozio tradizionale, ma quello che oggi viene definito un concept store. Con l'intento di far vivere un'esperienza diversa a chi varca la sua soglia. 

Scambio più che vendita - Si chiama BEC Vintage&Sartoria ed è un luogo incentrato sul riutilizzo dei vestiti. Il funzionamento è semplice: al posto di tenere un abito nell’armadio e non usarlo, lo si porta al negozio e si prova a venderlo. «L’idea non deve però essere quella di “fare business”», ci tiene a precisare il titolare Gregori Brankovic. «Ci si guadagna qualcosa, certo. Ma molti, anziché incassare i soldi, li usano per acquistare qualcosa da noi, creando una sorta di scambio».

Dimmi quanto vuoi guadagnare - Il ricavo per i “fornitori” non è fisso, ma viene concordato di volta in volta con il negozio. «Il cliente viene e mi dice “voglio guadagnare tot con questo capo”. Io lo valuto, vedo se è fattibile (devo incassare anche io qualcosa…) e se va bene si mette in vendita», spiega il sarto. I clienti fissi che usufruiscono di questa possibilità - «senza aver fatto pubblicità, solo con il passaparola» - sono oggi più di 160. Di conseguenza, una certa cernita è necessaria.

Da dipendente a titolare - Gregori Brankovic ha iniziato come dipendente nel negozio. «Quando c’è stata la possibilità di rilevarlo l’ho colta, continuando con il vintage e affiancandoci la sartoria e i concetti di riciclo e old fashion», racconta. E per una sostenibilità a 360° viene pure dato spazio ad alcune produzioni locali, come ad esempio i costumi ticinesi griffati Sonnenstube.

Quartiere artigianale - Una chicca d’altri tempi inserita in un contesto - tra via Canonica e via Lavizzari - che ben si presta alle botteghe e all’artigianato. E davanti a un murale che raffigura delle capre. Da qui il nome BEC, che rimanda al dialetto ticinese (becco, il maschio della capra) e allo stesso tempo all’inglese (back, indietro). A conferma del mix fra vintage e modernità, fra passato e presente, che si respira fra le mura del negozio.

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