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CANTONE
31.10.2018 - 16:530
Aggiornamento : 21:08

La difesa: «La colpa? Non è di una sola persona»

I legali dei responsabili della IPUS si sono battuti per il proscioglimento dai principali reati. Sentenza attesa per lunedì 5 novembre

LUGANO - «Attorno al direttore c’era una galassia di personaggi che hanno avuto un ruolo tutt’altro che secondario». È quanto sostenuto dall’avvocato Stefano Pizzola in difesa del sessantenne comparso alle Criminali per la vicenda della IPUS di Chiasso. «Nella sua attività ha sempre dato il massimo - ha sottolineato - ma si occupava di un lavoro mastodontico che forse non avrebbe dovuto fare da solo. E in cui non ha forse ottenuto il necessario aiuto dalle persone di cui si era circondato».

«Agiva per il successo della scuola» - Il legale si è innanzitutto soffermato sul denaro prelevato dai conti della IPUS per essere versati a favore di associazioni, riconducibili allo stesso imputato. Operazioni che il sessantenne ha più volte definito come una strategia di marketing. «La scuola ha avuto un successo enorme, che giustifica questo tipo di operazioni» ha quindi affermato l’avvocato Pizzola, spiegando che questi investimenti hanno permesso di creare una rete di contatti.

Parlando poi dell’accusa di truffa, per aver indotto gli studenti a credere che avrebbero ottenuto dei titoli accademici che non potevano essere elargiti, ha detto che «l’imputato non ha voluto ingannare nessuno». Il sessantenne ex direttore dell’istituto chiassese sarebbe infatti stato fermamente certo delle sue affermazioni, «era convinto che la questione dell’accreditamento della scuola e quella del rilascio dei diplomi sarebbero state risolte». Il legale ha quindi chiesto il proscioglimento del suo assistito dalla maggior parte dei capi d’imputazione, auspicando la condanna a una pena pecuniaria.

«Credeva di agire a favore degli studenti» - «La sua sola colpa è di aver sempre creduto di agire a favore degli studenti» è quanto ha quindi sostenuto l’avvocato Sandra Xavier, rappresentante legale della quarantottenne che all’epoca era segretaria della IPUS. La difesa ha insistito sulle responsabilità della donna, che non sarebbero le stesse dell’imputato sessantenne (tra l’altro ex compagno), in particolare per quanto riguarda le malversazioni: «È vero, effettuava prelievi e bonifici col denaro della scuola, ma sempre su richiesta dell’altro imputato, che giustificava i movimenti parlando di marketing per promuovere il nome di IPUS».

La quarantottenne sarebbe pertanto sempre stata convinta di agire nel bene dell’istituto, e dunque degli studenti. E a questi non avrebbe, inoltre, fornito informazioni false. Per la donna l’avvocato Xavier chiede allora a sua volta il proscioglimento dai principali reati (amministrazione infedele qualificata, truffa e cattiva gestione), invitando la Corte a tenere anche conto della sua inesperienza nel settore dell’insegnamento, della collaborazione fornita in fase d’inchiesta e del suo sincero rincrescimento. E auspica in via principale una pena, sospesa, di dieci mesi o comunque inferiore ai ventiquattro.

Gli imputati: «Nessuna scusa» - L’ultima parola è dunque passata agli imputati, che hanno sottolineato che «non si tratta di chiedere scusa agli studenti». Il sessantenne ex direttore ha aggiunto: «Gli studenti sanno perfettamente come ho operato e cosa ho fatto per loro».

La richiesta dell’accusa - In mattinata la procuratrice pubblica Raffaella Rigamonti, rappresentante dell’accusa, aveva chiesto una condanna detentiva di tre anni e dieci mesi per il sessantenne, e di tre anni per la quarantottenne. Oltre ad almeno dieci anni di espulsione dalla Svizzera. «Il caso IPUS ha coinvolto centinaia di giovani che avevano un sogno» aveva detto.

La Corte, presieduta dal giudice Marco Villa, comunicherà la sua decisione il prossimo lunedì 5  novembre alle 16.30.

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