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LOSANNA

"Non luogo" arbitrario nel caso Wir

Il Tribunale federale accoglie il ricorso della banca e riporta a giudizio l’imprenditore dopo la non entrata in materia del procuratore generale Noseda
Keystone
"Non luogo" arbitrario nel caso Wir
Il Tribunale federale accoglie il ricorso della banca e riporta a giudizio l’imprenditore dopo la non entrata in materia del procuratore generale Noseda
LOSANNA - «Alla luce delle attuali risultanze istruttorie non appare sufficientemente chiaro che il suo coinvolgimento nelle operazioni immobiliari non abbia carattere penale». Con queste parole il Tribunale federale riapre il procedimento penale p...

LOSANNA - «Alla luce delle attuali risultanze istruttorie non appare sufficientemente chiaro che il suo coinvolgimento nelle operazioni immobiliari non abbia carattere penale». Con queste parole il Tribunale federale riapre il procedimento penale per uno dei due imprenditori implicati nello scandalo Wir.

Secondo la massima istanza il procuratore generale John Noseda sbagliò nel decretare il 25 ottobre 2016 il non luogo per una delle cinque persone coinvolte nel caso che portò all’arresto l’anno prima di Filippo Cambria, titolare col padre Adriano dell’Adria Costruzioni e di Y.W l’allora direttore della Banca Wir. I Cambria e l’ex direttore sono imputati di aver ingannato con l’astuzia gli organi della banca, causando un danno per l’istituto di circa 27 milioni di franchi. È la vicenda dei crediti facili erogati ai due impresari edili  tuttora in attesa di processo.

Sembrava chiusa invece la vicenda per uno degli altri coinvolti, dopo che anche la Corte dei reclami penali aveva respinto il ricorso della banca contro il non luogo per truffa emanato da Noseda. Ma ora Losanna dice che quella decisione fu sbagliata. In particolare perché sarebbe stato violato il principio “in dubio pro duriore”, poiché la CRP ha arbitrariamente ritenuto chiaramente accertato che l’imprenditore non ha partecipato consapevolmente alle truffe ai danni della ricorrente.

«La circostanza che egli possa eventualmente essere considerato a sua volta una vittima dei suoi soci in affari (...) non può escludere a priori un suo possibile coinvolgimento in comportamenti di natura penale». Tanto più che, aggiunge il Tribunale federale, «secondo le dichiarazioni riportate nel ricorso, gli imputati hanno riferito di una consapevole implicazione nelle operazioni, dichiarazioni sulle quali l'autorità cantonale è silente».

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