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CHIASSO

I portoni di Via Odescalchi? O sono aperti o non esistono

La gente si lamenta: personaggi ambigui nei corridoi dei palazzi a qualsiasi orario. Ma il problema sta a monte. Il test effettuato da Ticinonline
I portoni di Via Odescalchi? O sono aperti o non esistono
I portoni di Via Odescalchi? O sono aperti o non esistono
La gente si lamenta: personaggi ambigui nei corridoi dei palazzi a qualsiasi orario. Ma il problema sta a monte. Il test effettuato da Ticinonline
CHIASSO – Via Odescalchi, a Chiasso, torna a fare discutere, dopo l’ennesimo intervento dell’antidroga, registrato negli scorsi giorni. «Il problema non è in strada, bensì nelle palazzine», questo, in sinte...

CHIASSO – Via Odescalchi, a Chiasso, torna a fare discutere, dopo l’ennesimo intervento dell’antidroga, registrato negli scorsi giorni. «Il problema non è in strada, bensì nelle palazzine», questo, in sintesi, quanto proclamato più volte dalle autorità della città di confine. Già, ma intanto quelle palazzine continuano ad avere i portoni principali aperti 24 ore su 24. E in alcuni casi il portone è rotto oppure nemmeno c’è. Una situazione che, come documentato dal test video realizzato da Ticinonline sul posto, lascia piuttosto perplessi.

Stabili accessibili a chiunque – Spaccio di droga, prostituzione, qualche episodio violento. E persone ambigue che, nel cuore della notte, si aggirano nei corridoi degli stabili. Ma non c’è nulla di cui meravigliarsi quando di base le porte principali sono accessibili a chiunque, o addirittura non esistono. E questo, come si nota nel video realizzato tra le 20 e le 21 di una serata dicembrina, accade in almeno cinque grandi edifici nella via più discussa di Chiasso. «A volte – ammette un inquilino – esco a fumare a mezzanotte sul pianerottolo e vedo sconosciuti che vanno e vengono. Mi è capitato pure di assistere a una scazzottata due mesi fa».

Manca la tranquillità – Via Odescalchi, “il Bronx del Ticino”? Più volte le autorità hanno bocciato questa etichetta. I problemi, però, ci sono. E non si possono nascondere. Molti appartamenti sono sussidiati e abitati da persone in assistenza, o da stranieri. «Si può vivere in un monolocale per 450 franchi al mese», dice un residente. E aggiunge: «Il fatto è che non sei mai tranquillo. È vero, non si rischia la vita ad abitare qui. Però hai sempre la sensazione che possa accadere qualcosa. E che qualcuno possa entrarti in casa. Ci sono stati diversi furti nelle cantine da quando vivo qui».

L’amministrazione che dorme – All’entrata di uno degli stabili c’è un numero di telefono appeso a una parete. È quello di Luca Giudici, custode di alcune palazzine. Quelle che vanno dal numero civico 12 al 18. In uno di questi edifici lo scorso 23 novembre sono state arrestate alcune persone ed è scoppiato un incendio. Contattiamo Giudici. «Purtroppo avete ragione – ammette –. Quello dei portoni aperti è un aspetto che crea disagio nel quartiere. L’amministrazione degli edifici in cui opero io sta valutando l’idea di piazzare portoni nuovi. Però bisogna anche tenere conto che alcuni personaggi potrebbero tirarli di nuovo giù. Non è facile».

La voce del sindaco – Dopo il delitto di ottobre 2015, in Via Odescalchi sono stati intensificati i controlli di polizia. La tensione, comunque, rimane. E quei portoni spalancati non aiutano. «Sono i proprietari degli immobili a dovere intervenire – sostiene il sindaco Bruno Arrigoni –. Nel corso dei prossimi mesi li sensibilizzeremo ancora sulla problematica. Si tratta di una mancanza notevole».

Prevenzione – Portoni solidi rappresenterebbero, almeno in parte, un deterrente per i malintenzionati. Il sindaco lo sa bene. «La polizia sta facendo un buon lavoro. Però può fare irruzione negli appartamenti solo quando ha prove concrete. È dunque chiaro che se vogliamo risolvere i problemi di Via Odescalchi dobbiamo fare prevenzione». E la prevenzione passa anche dalla ristrutturazione dei portoni.

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