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TICINOEcco l'ingegnere più influente della Svizzera: "Siamo ancora troppo poche"

02.07.12 - 16:03
Il consigliere comunale Cristina Zanini Barzaghi è stata premiata dall'Associazione Svizzere delle Donne Ingegnere quale donna più influente in politica
Foto d'archivio (Tipress)
Ecco l'ingegnere più influente della Svizzera: "Siamo ancora troppo poche"
Il consigliere comunale Cristina Zanini Barzaghi è stata premiata dall'Associazione Svizzere delle Donne Ingegnere quale donna più influente in politica

BELLINZONA - C'è soddisfazione tra i militanti del Partito Socialista. La donna ingegnere più influente in politica è Cristina Zanini Barzaghi.

Lo ha stabilito l’Associazione Svizzera delle Donne Ingegnere (SVIN), che il 28 giugno ha attribuito lo SVIN Award 2012 nel settore "Politica"  per "la sua capacità di coniugare efficacemente la professione, l’attività politica e la famiglia".

Secondo il Partito Socialista, "l'esempio di Cristina mostra come le discipline tecnico-scientifiche siano a prevalenza maschile solo per tradizione e per un pregiudizio culturale".

Signora Zanini, se la chiamo ingegnere non si offende, vero?
“No, non mi offendo, anche se si dovrebbe dire ingegnera. Parola questa che però non usa quasi nessuno”.

Se uno parla di un ingegnere ci si può immaginare tranquillamente che esso possa essere una donna, no?
“E' un aspetto questo molto soggettivo, ma dal momento in cui in italiano esiste la forma femminile, sarebbe corretto dire ingegnera. D'altronde, se dovessi dire "infermiere" difficilmente mi immaginerei che esso possa essere una donna. Comunque non mi formalizzo su queste cose, anche se mi dà fastidio quando sento una donna definirsi direttore, visto che esiste la forma femminile "direttrice".

E' vero che, ancora oggi, la figura femminile di ingegnere è abbastanza rara. Ai 20 anni di festeggiamenti della Svin, a che punto siamo?
"Purtroppo siamo sempre in poche. Eravamo in poche trent'anni fa e i numeri salgono molto lentamente, nonostante la promozione della professione fatta in questi ultimi tempi. La Svizzera, poi, trovo strano che abbia una percentuale così bassa di presenza femminile nel ramo tecnico. Ancora più basso dell'Europa Meridionale”.

Come mai in Svizzera la percentuale di donne ingegnere è così bassa?
"E' un paese molto tradizionalista e i modelli di riferimento sono altri. Siamo in troppo poche".

Com'era la situazione ai tempi dei suoi studi a Zurigo?
"Eravamo in tre su cento. E il mio era già un anno considerato eccezionale sotto questo aspetto. Oggi la percentuale di ragazze iscritte a facoltà tecniche è salita al 10%. Un progresso, seppur limitato, c'è stato".

E’ anche vero che, in generale, le persone che si laureano in facoltà tecniche sono sempre più una rarità un po’ dappertutto in Europa…
"E' chiaro: il mercato richiederebbe molto più personale tecnico, sia a livello svizzero sia europeo. E se ci fossero più donne, si potrebbe sopperire anche da questa mancanza di personale. Tra l'altro già Flavio Cotti, quando era Consigliere federale, denunciava questa situazione, ma non è cambiato molto".

Lei ha vinto il premio per la sezione politica. Come se lo spiega?
“A dire la verità non so neppure io perché ho ricevuto questo premio. Forse perché siamo in poche a fare politica. Mi hanno selezionato, nonostante vi siano anche donne politiche di pregio come Monica Duca Widmer e Anna Biscossa”.

Lavoro e politica sono ancora conciliabili?
“Direi che è abbastanza difficile da conciliare”.

Quindi non è più facile "lavorare" se si è in politica e se si svolge questa professione?
“Io sono solo in Consiglio comunale. Da noi la politica è di milizia e quindi vuol dire che bisogna riuscire a conciliare la professione di ingegnere non solo con la famiglia, ma anche con l'impegno politico”.

E quindi è più difficile per una donna fare politica…
“Più difficile no, di certo più impegnativo. Il sostegno morale della famiglia è importante. Anche perché riunioni di gruppo, assemblee, commissioni, sedute di consiglio comunale sono programmate tutte di sera”.

 

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