MESOCCO
07.11.2011 - 09:540

"Stiamo morendo: la Mesolcina si leghi al Ticino"

Devis A Marca, presidente della Lega dei Mesolcinesi, suona la carica: "Non c'è lavoro e non ci sono prospettive. Coira non ci considera, non ci sentiamo grigionesi".

MESOCCO – “Stiamo preparando il terreno per vincere la guerra. Una guerra contro noi stessi più che altro. Dobbiamo renderci conto che così non si può più continuare, abbiamo toccato il fondo”. Devis A Marca, 38 anni, presidente della Lega dei Mesolcinesi e candidato alla poltrona di sindaco in vista delle elezioni comunali di Mesocco in programma il 12 e il 13 novembre, suona la carica. “La Mesolcina deve legarsi al Ticino. Non ci sono altre vie d’uscita. Perché la valle sta morendo e da Coira non riceve aiuti. Il governo grigionese non ci considera”.

Povertà - La Mesolcina, 7000 anime in totale, è una delle valli più povere della Svizzera. Il quadro tracciato da Devis A Marca è drammatico. “Se non ci fosse il Ticino, noi saremmo già morti da tempo. Circa 1000 mesolcinesi hanno il posto di lavoro in Ticino. E a questi bisogna aggiungere tutti quelli che in Ticino vanno a lavorare con le proprie ditte. Elettricisti, falegnami, giardinieri eccetera. Normale, visto che qui da noi di lavoro non ce n’è molto. Oltre il tunnel del San Bernardino poi è zona tabù, nessuno ci fa lavorare. Il nostro punto di riferimento è il Ticino. In tutto e per tutto”.

Zero prospettive - Il movimento della Lega dei Mesolcinesi è nato a inizio marzo. A presiederlo è il simpatico 38enne di Mesocco, responsabile di una ditta di impianti elettrici e da 9 anni municipale per il suo comune. “Ho un passato da socialista – ammette –, ma purtroppo non credo più nella forza e nelle potenzialità del PS in Svizzera”. Tradotto: è ora di passare all’azione. “Perché nella Mesolcina ci sono un sacco di problemi. La socialità non esiste, per i giovani non ci sono né prospettive né fonti di svago. E non parliamo del traffico: se il Gottardo chiude, la tratta Mesocco-San Bernardino diventa un inferno”.

Barriera linguistica - All’interno del suo comune, Devis A Marca si vuole battere per una corretta ridistribuzione delle ricchezze. Il suo impegno, tuttavia, va oltre. “I mesolcinesi devono aprire gli occhi. Quando mandiamo una lettera all’amministrazione cantonale a Coira, ci rispondono in tedesco. L’italiano per loro non esiste. Il 95% di chi finisce le scuole medie a Mesocco si rivolge al Ticino per trovare un posto di apprendistato o per proseguire gli studi.  Coira non ci sostiene. Non ci dà una mano nemmeno per la stazione sciistica di San Bernardino. Una stazione che continua a stare in piedi grazie ai ticinesi. Il nostro governo preferisce investire altrove”.

Il bivio - Per il giovane ‘leghista’ la Mesolcina è dunque giunta a un bivio. “Abbiamo sondato il terreno, siamo andati tra la gente. C’è scoraggiamento, rassegnazione. Rappresentiamo l’ultima ruota del carro e quindi a un certo punto sorgono anche problemi di identità: non ci sentiamo grigionesi. Molti sono d’accordo con noi, è arrivata l’ora di cambiare. E il Ticino forse è la nostra unica salvezza. La cosa è fattibile. Nei prossimi anni dobbiamo parlarne seriamente, altrimenti…”

Patrick Mancini

 

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