Nel 1973 il petrolio provocò una grave crisi in Svizzera, oggi è diverso

L’economia reagisce meglio agli shock energetici, ma resta la dipendenza dall’estero
SVIZZERA - La crisi petrolifera del 1973 colpì duramente la Svizzera, provocando una recessione profonda e conseguenze durature. Oggi la situazione energetica presenta alcune analogie, ma il Paese si trova in condizioni decisamente più favorevoli per affrontarla. È quanto emerge da un’analisi pubblicata da Raiffeisen.
L'embardo dei Paesi Opec
All’inizio degli anni Settanta il petrolio copriva circa l’80% del consumo energetico finale e il suo utilizzo era cresciuto rapidamente nei due decenni precedenti. Lo shock dei prezzi legato all’embargo dei Paesi Opec portò a un forte rallentamento economico: nel 1975 il Pil reale crollò di circa il 7%, l’inflazione sfiorò il 10% e nel settore industriale furono persi circa 244'000 posti di lavoro nel corso del decennio.
Oggi il contesto è cambiato in modo significativo. Il petrolio rappresenta circa il 46% del consumo energetico e l’intensità energetica dell’economia si è più che dimezzata. Nonostante il raddoppio della popolazione e un Pil reale quadruplicato, il consumo energetico complessivo è in calo. Secondo Raiffeisen, la Svizzera è tra le economie più efficienti al mondo sotto questo profilo, con effetti più contenuti di eventuali aumenti del prezzo del petrolio su crescita e inflazione.
Previsioni positive. Anche in scenari negativi
Le previsioni per il 2026 indicano una crescita del Pil compresa tra lo 0,5% e l’1,0%, anche in scenari sfavorevoli. Un aumento del prezzo del petrolio del 10% inciderebbe oggi sulla crescita per circa 0,05 punti percentuali, un impatto molto inferiore rispetto agli anni Settanta. «Malgrado l’attuale crisi petrolifera, l’economia svizzera continua a espandersi», ha sottolineato il capo economista Fredy Hasenmaile.
Le vulnerabilità
Permangono tuttavia elementi di vulnerabilità. La Svizzera importa ancora il 68% dell’energia utilizzata, soprattutto sotto forma di petrolio e gas. Il consumo di combustibili fossili resta elevato nelle famiglie e nei trasporti, che rappresentano circa tre quarti dell’uso totale di petrolio. Inoltre, la maggiore apertura dell’economia la rende più esposta alle fluttuazioni della congiuntura globale.
Secondo gli esperti, l’attuale crisi energetica può però rappresentare anche un’opportunità per rafforzare ulteriormente l’efficienza e l’autosufficienza del Paese. Pur più resiliente rispetto al passato, la Svizzera non è infatti immune a nuovi shock, come dimostrato negli ultimi anni.




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