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Da Agno a Zurigo: il truffatore viaggiante e i 50mila messaggi ingannevoli

Un cittadino di origine cinese condannato a 9 mesi di reclusione: con un dispositivo di invio massivo di sms fraudolenti (sistema Sms-blaster) in grado di aggirare i filtri degli operatori telefonici, inviava falsi link di Posta e altre società
Foto Deposit
Fonte NZZ
Da Agno a Zurigo: il truffatore viaggiante e i 50mila messaggi ingannevoli
Un cittadino di origine cinese condannato a 9 mesi di reclusione: con un dispositivo di invio massivo di sms fraudolenti (sistema Sms-blaster) in grado di aggirare i filtri degli operatori telefonici, inviava falsi link di Posta e altre società

AGNO/ZURIGO - Un’auto con targa italiana, un parcheggio della Migros ad Agno e un dispositivo elettronico capace di "sequestrare" il segnale di migliaia di smartphone. Non è la trama di una serie tv di spionaggio, ma lo scenario criminoso che si è consumato tra il Ticino e Zurigo e che ha visto per protagonista un ex chef-sushi.

Una Ford Puma e un SMS-Blaster
I fatti - scrive la NZZ - risalgono allo scorso ottobre, quando un cittadino cinese di 28 anni residente nel Milanese, entra in territorio svizzero a bordo di una Ford Puma. Nel bagagliaio nasconde un SMS-Blaster: un apparecchio che simula il segnale di un’antenna telefonica.

Il meccanismo è micidiale: nel raggio di cento metri, il dispositivo aggancia automaticamente i cellulari, scavalcando le protezioni di Swisscom, Sunrise e Salt.

Una volta connessi, gli utenti ricevono falsi SMS a nome della Posta svizzera o di altre società di spedizioni che segnalano problemi con una consegna. L'obiettivo? Indurre le vittime a cliccare su link contraffatti per rubare dati bancari e delle carte di credito.

Agno, Lugano, Bellinzona fino a Zurigo
Il "viaggio della truffa" - iniziato appunto nel parcheggio della Migros di Agno - è proseguito prima a Lugano, poi Bellinzona, per poi risalire verso nord attraverso il San Gottardo.

Arrivato a Zurigo, il truffatore ha riattivato l'apparecchio nei pressi di un centro commerciale. In tutto sono stati circa 50.000 i telefoni intercettati. A tradire il sistema sono stati i disservizi tecnici: la presenza del "blaster" causava infatti interruzioni nelle chiamate e instabilità della rete dati.

Anomalie che non sono sfuggite ai tecnici di Swisscom, i quali hanno immediatamente allertato le autorità. L'uomo è stato arrestato in flagrante dalla polizia zurighese sulla Forchstrasse.

«Dovevo dei soldi a delle persone»
In tribunale avrebbe dichiarato di avere compiuto il reato spinto dalla necessità, avendo un debito di 80mila euro da pagare e «un figlio appena nato». Ha dichiarato di essere entrato nel giro attraverso alcuni conoscenti e pensando di dovere fare semplicemente un «lavoro di autista». Ma il dispositivo è stato ritirato da lui stesso in quel di Firenze e fatto installare in una carrozzeria di Milano.

Per ogni giorno di permanenza in Svizzera, la rete criminale gli aveva assicurato 400 euro al giorno. Al giudice ha detto di non essersi reso conto del meccanismo in cui era entrato a fare parte, un meccanismo che nel canton Ginevra per esempio ha portato a 1,9 milioni di franchi sottratti.

Il modello operativo è identico ovunque: regia in Cina e corrieri locali per le operazioni sul campo. Oltre ai nove mesi di reclusione (pena sospesa con la condizionale) e la confisca e vendita dell'auto, l'imputato dovrà pagare 5'000 franchi di spese processuali. Per lui è scattato inoltre un divieto di soggiorno in Svizzera per sei anni, con espulsione immediata dal territorio nazionale.

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