«Dimenticate il timing perfetto, puntate sulla disciplina»

Secondo il CEO di Sygnum Bank, strategia di acquisti disciplinati e costanti può ridurre i rischi legati alla volatilità delle criptovalute.
ZURIGO - Dopo il crollo dell'ottobre 2025 molti investitori si chiedono se e quando tornare sulle criptovalute. Mathias Imbach, CEO di Sygnum Bank, consiglia di non cercare il timing perfetto, ma di seguire regole semplici e in modo disciplinato.
«Chi non riesce a gestire la volatilità, diventa subito nervoso o dipende da liquidità immediata dovrebbe astenersi dall'investire», avverte l'esperto in un'intervista pubblicata oggi dal portale Cash. Per chi invece ha le spalle larghe si tratta di formulare una strategia di investimento e di attuarla poi coerentemente, ad esempio attraverso un cosiddetto ingresso a costo medio. «Si investono regolarmente importi fissi in criptovalute, analogamente a un piano di accumulo di fondi».
«Con gli importi costanti gli investitori comprano più quote quando i corsi sono bassi e meno quando sono alti. Questo può smussare il prezzo di ingresso e ridurre il rischio di un momento d'acquisto sfavorevole», argomenta lo specialista. «Tale momento è irrilevante se si pensa a cinque anni e più».
Confrontato con l'obiezione del giornalista, secondo cui magari chi ha comprato Bitcoin a 120'000 dollari potrebbe non essere d'accordo, l'intervistato risponde: «Non si possono prevedere i prezzi a breve termine. Inoltre il continuo tatticismo e l'attesa sul momento d'acquisto comportano troppe emozioni». Meglio procedere con compere scaglionate e programmate, quindi.
Sulla composizione del portafoglio cripto, Imbach non ha dubbi. «Per quanto riguarda i token, per me è molto chiaro e semplice: prima Bitcoin, poi Ethereum e forse Solana, se si vuole spingersi un po' di più sulla curva di rischio. E poi lasciare lì. Perché è come per le azioni: 'Time in the market beats timing the market'», cioè rimanere sul mercato è meglio che cercare di prevedere l'andamento del mercato.
Quanto alla quota di criptovalute nel portafoglio complessivo, «dipende dalla tolleranza al rischio, che è ovviamente molto individuale»: secondo il cofondatore di Sygnum Bank, istituto zurighese specializzato in attivi digitali, la percentuale può variare dal 2% a 20%.
Tra i clienti più facoltosi, molti «si chiedono ad esempio quanto rischio corrono se non investono in cripto». Si interrogano se il dollaro possa continuare a indebolirsi e se gli Stati Uniti possano perdere il loro ruolo dominante. «Vedono un investimento in Bitcoin ed eventualmente altre criptovalute come un modo per proteggersi o prepararsi a tali rischi». Altri credono in una forte diffusione delle stablecoin e della tokenizzazione: investono perciò nelle piattaforme attraverso le quali vengono effettuate le transazioni.
Le due criptovalute con la maggiore capitalizzazione, Bitcoin ed Ethereum, non dovrebbero quindi crollare senza fondo? «Ogni investitore deve rispondere autonomamente e investire di conseguenza», replica l'imprenditore. «In passato, ogni volta che i media parlavano a gran voce della fine di Bitcoin e delle criptovalute si è rivelato un momento particolarmente favorevole per entrare nel mercato. Vedremo cosa ci riserva il futuro», conclude.



