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BERNA
28.08.2020 - 23:110

Uccise un'escursionista con 15 colpi d'accetta, condannato a 19 anni

Un bulgaro di 42 anni è stato ritenuto colpevole di assassinio dal Tribunale del Giura bernese-Seeland.

Il delitto era stato compiuto nel luglio del 2016 a Orpund. Il presidente della corte: «L'imputato ha dato prova di barbarie e si è accanito in maniera crudele sulla sua vittima».

BERNA - Un cittadino bulgaro di 42 anni è stato condannato oggi a Bienne a 19 anni di carcere per aver ucciso senza un motivo apparente un'escursionista in un bosco di Orpund (BE) nel 2016. Alla pena è stato aggiunto l'internamento a causa dell'alto rischio di recidiva.

Il Tribunale del Giura bernese-Seeland bernese ha giudicato l'uomo colpevole di assassinio: «L'imputato ha dato prova di barbarie e si è accanito in maniera crudele sulla sua vittima», ha detto il presidente della corte leggendo il verdetto.

I fatti risalgono al luglio 2016: il corpo della donna, una cittadina svizzera di 66 anni domiciliata nel canton Berna che portava a spasso il suo cane, era stato rivenuto nel Burgenwald, il bosco a nord del villaggio situato alla periferia orientale di Bienne. Era stata uccisa con circa 15 colpi d'accetta alla testa. Gli investigatori avevano escluso un'aggressione di natura sessuale o un crimine passionale. L'auto della vittima era risultata introvabile.

Il colpevole era stato fermato qualche giorno dopo a bordo della vettura nella regione di Sciaffusa: il bulgaro si trovava illegalmente in Svizzera e non disponeva né di un permesso di soggiorno, né di uno statuto di richiedente asilo.

Il suo DNA era stato trovato sul manico dell'arma del delitto e sul marsupio della vittima, da cui aveva sottratto le chiavi dell'automobile. Malgrado ciò l'imputato ha sempre negato i fatti, fornendo spiegazioni talvolta inverosimili e gridando al complotto: «Ha tenuto un atteggiamento di negazione completa», ha detto il presidente della corte, sottolineando la mancanza di scrupoli dell'uomo. La vittima si è trovata al posto sbagliato nel momento sbagliato, ha aggiunto.

Secondo il giudice, «una condanna da sola non basta a evitare il pericolo»: la misura d'internamento si rende necessaria per «l'evidente pericolo di recidiva». Secondo una perizia psichiatrica, infatti, l'uomo soffre di una grave forma di disturbo di personalità.

In detenzione preventiva da quattro anni, l'imputato è stato ritenuto colpevole tra gli altri reati, pure di furto, violazione di domicilio, danneggiamento e soggiorno illegale. Per questi reati è stato condannato a un anno di reclusione. La pena detentiva totale ammonta a 20 anni.

La corte è andata quindi oltre le richieste dell'accusa, che voleva una pena detentiva di 17 anni per assassinio e per gli altri reati minori, seguita dall'internamento.

Dal canto suo la difesa aveva chiesto 10 anni di carcere per omicidio, ritenendo che la negazione da parte dell'imputato dei fatti derivasse dai suoi problemi psichici.

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