Cerca e trova immobili
SVIZZERA/UE

Bilaterali III: «Berna cede più competenze all'Ue che con un'adesione»

Il nuovo pacchetto di accordi solleva forti timori per la perdita di sovranità e la restrizione della democrazia diretta svizzera.
deposit
Fonte ats
Bilaterali III: «Berna cede più competenze all'Ue che con un'adesione»
Il nuovo pacchetto di accordi solleva forti timori per la perdita di sovranità e la restrizione della democrazia diretta svizzera.

ZURIGO - Il nuovo pacchetto di accordi tra Svizzera e Unione europea non è un semplice aggiornamento tecnico dei bilaterali, ma un cambiamento in profondità in materia di sovranità, con un esautoramento di fatto del parlamento e gravi limitazioni ai diritti popolari. A lanciare l'allarme è il professor Paul Richli, secondo cui quanto negoziato trasferisce a Bruxelles più poteri di quelli che Berna perderebbe con una piena adesione all'Ue.

La perizia dell'ex rettore dell'Università di Lucerna
«In via preliminare, va rilevato che il pacchetto di accordi non ha un campo di applicazione comparabilmente ampio come un'adesione all'Ue», spiega in un'intervista alla Weltwoche il costituzionalista che, sul tema, ha stilato una perizia per l'Institut für Schweizer Wirtschaftspolitik (IWP), istituto annesso all'Università di Lucerna che si occupa di politica economica. «Ma nei settori in questione la Svizzera perde le sue competenze legislative a favore degli organi dell'Ue. Può solo partecipare al cosiddetto decision shaping, ma non ha alcun diritto di voto. Può unicamente discutere, ma non decide da nessuna parte.» Il professore sottolinea il paradosso: «In definitiva, la Svizzera nel campo di applicazione degli accordi sul mercato interno deve cedere più competenze agli organi dell'Ue di quanto gli stati membri abbiano dovuto fare con la loro adesione.»

Importanza del pacchetto minimizzata
L'ex rettore dell'Università di Lucerna (dal 2010 al 2016) è critico riguardo al modo in cui il tema viene presentato dal governo a Berna. «Mi riferisco al fatto che il Consiglio federale abbia minimizzato l'importanza del pacchetto di accordi Svizzera-Ue per quanto riguarda le conseguenze costituzionali per il parlamento, lo stesso esecutivo, i destinatari della consultazione, i cantoni e gli aventi diritto di voto. Gli accordi sono ben lontani dall'essere una semplice continuazione dello status quo. Questo vale soprattutto anche per le tre nuove intese sulla sicurezza alimentare, la salute e il settore elettrico.»

Indipendenza destinata a sparire
Secondo il giurista, l'indipendenza della Svizzera in questi ambiti è destinata a scomparire. «Con la conclusione degli accordi l'autonomia nel campo di applicazione degli accordi sul mercato interno è storia. La Svizzera non ha più la possibilità di emanare leggi e ordinanze autonome. La competenza regolatoria risiede esclusivamente negli organi dell'Ue. Il Consiglio federale non ha nemmeno la possibilità formale di proporre alla Commissione Ue o al Parlamento europeo e al Consiglio Ue l'emanazione di un atto giuridico comunitario. Lo stesso vale per il parlamento».

Non un'adesione, ma...
Non è un vero e proprio ingresso nell'Unione, ma la sfumatura è sottile. «Non si può parlare di un'adesione all'Ue. Si tratta solo, ma comunque, del campo di applicazione degli accordi sul mercato interno. A questo proposito si ha a che fare fattualmente con un processo che, a un'adesione parziale, funzionalmente almeno si avvicina. L'unica valvola di sfogo è la possibilità di veto, che uno stato membro Ue non ha. In compenso quest'ultimo, a differenza della Svizzera, dispone di un rilevante diritto di codecisione».

Quanto alla capacità di Berna di negoziare eccezioni in un secondo tempo, il professore smonta ogni illusione. «Gli accordi non contengono alcun diritto legale per la Svizzera di ottenere eccezioni nei futuri atti giuridici dell'Ue. La Confederazione può al massimo esprimere desideri. Mi sembra poco probabile che Berna possa ottenere eccezioni, perché gli stati membri hanno diritto alla parità di trattamento. In Svizzera vale lo stesso principio: i cantoni hanno diritto alla parità di trattamento nella legislazione federale.»

«Un esautoramento di fatto»
Sulla perdita di poteri del parlamento federale, l'esperto è lapidario: «Senza dubbio si tratta di un esautoramento di fatto.» E sulla democrazia diretta avverte: il meccanismo delle misure compensatorie «potrebbe rivelarsi un vero e proprio "criterio di scacco matto" contro l'accettazione di referendum e iniziative».

«È quindi inesatto quando il Consiglio federale nel suo messaggio alle Camere federali dà l'impressione che il diritto di voto e il diritto d'iniziativa continuino a valere pienamente. La possibilità dell'Ue, in caso di rifiuto del recepimento di nuovi atti giuridici di Bruxelles, di adottare misure compensatorie in qualsiasi accordo sul mercato interno, è una chiara e grave limitazione del diritto di voto e del diritto d'iniziativa.»

Le critiche per l'abolizione della procedura di consultazione
Richli, che in passato ha lavorato presso l'Ufficio federale di giustizia (UFG), critica anche l'abolizione della procedura di consultazione, negli ambiti di competenza degli accordi. «Naturalmente si tratta di un indebolimento di questo importante strumento di partecipazione per lo sviluppo di nuovo diritto. Spesso il Consiglio federale deve rivedere a fondo i propri progetti perché, durante la consultazione, viene a sapere quali sono i punti critici per determinati settori, i cantoni o i partiti politici. Questa possibilità viene completamente meno».

Perché l'amministrazione federale - chiede il giornalista del settimanale - appare ampiamente favorevole ai nuovi accordi, i cui rischi sono ben noti agli addetti ai lavori? «Non lo so», risponde lo specialista. «Posso solo dire che ho presentato più di una volta una richiesta all'amministrazione federale, ma nella migliore delle ipotesi ho ricevuto solo una conferma di ricezione. Durante il mio mandato presso l'Ufficio federale di giustizia, a metà degli anni 80, si sarebbe sicuramente agito in modo più ponderato».

Alla domanda se il popolo boccerà quelli che il Consiglio federale chiama Bilaterali III, il professore evita di avanzare pronostici. «Mi guardo bene dal fare previsioni. Per me è importante che vi sia una descrizione obiettiva ed esaustiva del significato costituzionale del pacchetto di accordi. Essendo uno spirito liberale, sono politicamente e scientificamente del tutto indipendente», conclude.

Entra nel canale WhatsApp di Ticinonline.
Iscriviti alla newsletter giornaliera di Tio per ricevere le notizie più importanti direttamente nella tua casella di posta.
Naviga su tio.ch senza pubblicità Prova TioABO per 7 giorni.
COMMENTI
NOTIZIE PIÙ LETTE