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SVIZZERA

I furbetti dei crediti Covid sono ancora tanti: 3334 casi aperti

Le autorità continuano ad affrontare procedimenti ancora aperti per centinaia di milioni di franchi legati alle frodi sui crediti Covid.
Tipress
Fonte Tages Anzeiger
I furbetti dei crediti Covid sono ancora tanti: 3334 casi aperti
Le autorità continuano ad affrontare procedimenti ancora aperti per centinaia di milioni di franchi legati alle frodi sui crediti Covid.

BERNA - La giustizia svizzera resta sotto pressione per i numerosi casi di frode legati ai crediti Covid. Secondo i dati più recenti della Segreteria di Stato dell’economia, sono ancora aperti 3334 procedimenti per un valore complessivo di oltre 406 milioni di franchi. A fronte di questi, 2814 casi sono già stati chiusi, per un totale di circa 236 milioni di franchi.

Un caso emblematico è stato recentemente esaminato dal Tribunale federale, che - come ha riportato oggi il Tages Anzeiger - ha condannato un ristoratore del Canton Friburgo per aver ottenuto indebitamente un credito di 50’000 franchi. L’uomo aveva fondato una società a responsabilità limitata nell’estate successiva allo scoppio della pandemia, dichiarando però falsamente nel modulo di richiesta che l’azienda esisteva già prima del 1° marzo 2020, requisito necessario per accedere agli aiuti.

Dopo il fallimento della società, avvenuto poco più di un anno dopo, la procura ha avviato un’indagine per truffa e falsificazione di documenti. Nel 2023 il Tribunale cantonale di Friburgo lo aveva condannato a una pena pecuniaria superiore a 20’000 franchi. Il ricorso al Tribunale federale, basato sull’argomento che la banca fosse a conoscenza della reale data di fondazione, è stato respinto.

I giudici federali hanno confermato la sussistenza del reato di truffa, precisando che l’indicazione falsa sulla data di fondazione non può essere considerata una semplice inesattezza formale. La pena è stata tuttavia ridotta: l’imputato dovrà pagare una pena pecuniaria sospesa di 4800 franchi, con un periodo di prova di tre anni. È inoltre obbligato a restituire l’intero importo del credito, con un interesse del cinque per cento, e a sostenere spese processuali pari a 3000 franchi.

I dati mostrano che il fenomeno è tutt’altro che marginale.
Le cifre disponibili includono solo le denunce note alle organizzazioni di garanzia, tra cui la Confederazione, e potrebbero quindi essere sottostimate. La distribuzione geografica evidenzia una forte concentrazione nei cantoni della Svizzera romanda: Vaud guida con 537 casi pendenti, seguito da Zurigo (524) e Ginevra (512). Seguono Argovia (219), Friburgo (186), Ticino (172) e Zugo (169). In rapporto alla popolazione, spiccano in particolare Zugo e Ginevra.

I settori più colpiti risultano essere l’edilizia e la ristorazione, caratterizzati dalla presenza di numerose piccole imprese che, durante la pandemia, hanno fatto ampio ricorso ai crediti ponte.

Casi complessi e tanto lavoro
«La gestione dei procedimenti penali richiede uno sforzo considerevole», ha dichiarato il portavoce della procura di Zurigo. Le autorità, comprese le unità specializzate in reati economici, sono ancora fortemente impegnate nell’analisi dei casi. A Zugo, dal 2023, un team dedicato di tre persone si occupa esclusivamente delle frodi legate ai crediti Covid, spesso complesse per la presenza di transazioni finanziarie articolate, strutture societarie e collegamenti internazionali.

Resta elevato anche il rischio finanziario per la Confederazione, che garantisce i crediti concessi. Il Controllo federale delle finanze ha segnalato a fine marzo un rischio medio di insolvenza su crediti per 6,2 miliardi di franchi. Un eventuale peggioramento della situazione economica potrebbe quindi tradursi in un intervento diretto dello Stato.

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