Richiedenti l'asilo, interrotta l'assistenza al rimpatrio verso il Maghreb

La misura, confermata dalla Segreteria di Stato della migrazione, mira a disincentivare la presentazione di domande da parte di persone senza reali possibilità di ottenere asilo
BERNA - I richiedenti asilo provenienti dai Paesi del Maghreb continuano a rappresentare una sfida per le autorità svizzere. Nell’ultimo anno circa 3600 persone provenienti da Marocco, Algeria e Tunisia hanno presentato domanda di asilo, pur avendo nella maggior parte dei casi scarse possibilità di ottenerlo. A ciò si aggiunge un impatto significativo sul sistema giudiziario: circa un terzo dei richiedenti asilo accusati di reati secondo il codice penale proviene da questa regione.
Per far fronte alla situazione, due anni fa il consigliere federale Beat Jans (PS) ha introdotto una procedura accelerata di 24 ore, con l’obiettivo di alleggerire rapidamente i centri d’asilo e rafforzare l’effetto deterrente verso nuove domande prive di prospettive. Nonostante queste misure, il tema resta centrale nel dibattito politico, con l’UDC che lo rilancia nel contesto della propria iniziativa per una Svizzera da 10 milioni di abitanti.
Il disincentivo di Berna - Nel frattempo, la Confederazione ha deciso di intervenire ulteriormente. Secondo quanto emerso da ricerche del Blick, lo scorso anno è stata abolita l’assistenza al ritorno per i richiedenti asilo con basse probabilità di protezione, in particolare per quelli provenienti dal Maghreb. La Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha confermato la misura, che mira a disincentivare la presentazione di domande da parte di persone senza reali possibilità di ottenere asilo.
Domande solo per avere il contributo? - L’assistenza al ritorno prevedeva, tra le altre cose, un contributo in denaro fino a 1000 franchi per adulto, destinato a facilitare il rientro e il reinserimento nel Paese d’origine. Tuttavia, secondo la SEM, questo incentivo avrebbe prodotto effetti indesiderati. «Probabilmente alcuni presentavano una domanda di asilo in Svizzera solo per ottenere l’assistenza al ritorno della Confederazione», ha dichiarato il portavoce Reto Kormann. In alcuni casi, quindi, il contributo avrebbe finito per attrarre nuovi richiedenti anziché favorire le partenze volontarie.
Dal maggio 2025, le persone provenienti dal Maghreb inserite nella procedura di Dublino non hanno più diritto a questo sostegno. Si tratta di richiedenti che hanno già presentato domanda in un altro Paese europeo e che, secondo le regole, devono farvi ritorno senza ricevere aiuti finanziari dalla Svizzera. Restano invece esclusi dal provvedimento i casi Dublino con destinazione Italia, poiché le autorità italiane rifiutano da tempo di riaccogliere i richiedenti trasferiti dalla Svizzera. I richiedenti al di fuori del sistema di Dublino continuano invece a beneficiare dell’assistenza.
Impatto rilevante - La modifica ha un impatto rilevante, considerando che la maggioranza dei richiedenti asilo dal Maghreb rientra nella procedura di Dublino. Lo scorso anno, ad esempio, 404 delle 465 persone provenienti dalla Tunisia si trovavano in questa situazione.
Algerini al primo posto - Nonostante la stretta, i dati ufficiali mostrano che nel corso dell’ultimo anno gli algerini hanno comunque ricevuto assistenza al ritorno in 287 casi dai centri federali, il numero più elevato tra tutte le nazionalità. Anche Tunisia e Marocco figurano tra i primi dieci. Secondo la SEM, questi numeri si spiegano con il fatto che i richiedenti inseriti nella procedura nazionale possono ancora accedere agli aiuti. Inoltre, l’ente ammette che le statistiche risultano «piuttosto imprecise»: i 287 casi comprendono tutte le partenze volontarie dai centri federali, alcune avvenute con assistenza al ritorno e altre senza.



