Una banchiera di Zurigo reclutava giovani donne per Epstein in cambio di soldi

Il primo incontro avvenne nel 2011 nella capitale francese. La donna: «Psicologo e manipolatore»
ZURIGO - Una banchiera russa residente a Zurigo avrebbe collaborato per anni con Jeffrey Epstein, fungendo da intermediaria nel reclutamento di giovani donne in cambio di denaro, favori e contatti. A rivelarlo sono nuovi fascicoli resi pubblici dalle autorità statunitensi, che sollevano interrogativi sul rapporto tra complicità, dipendenza e manipolazione.
Jeffrey Epstein, morto nel 2019 all’età di 66 anni, intratteneva diversi legami con la Svizzera. È quanto emerge da un’enorme mole di materiali – oltre tre milioni di pagine di documenti, migliaia di video e più di 100'000 fotografie – pubblicati dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti alla fine di gennaio. I dossier mostrano come Epstein mantenesse contatti regolari, finanziando soggiorni in hotel, voli e corsi di formazione.
Secondo quanto riferisce la NZZ tra questi contatti figurava anche una banchiera russa residente a Zurigo. La donna avrebbe fornito a Epstein sia sostegno logistico sia giovani donne, beneficiando in cambio di aiuti finanziari e relazioni utili.
All’epoca del primo incontro, avvenuto a Parigi nel 2011, la donna aveva poco più di vent’anni. Il rapporto con Epstein si sviluppò rapidamente e assunse i tratti di una relazione intensa. Nelle e-mail, lei chiedeva sostegno per i suoi studi in giurisprudenza e, in cambio, gli presentava potenziali candidate. In un messaggio dell’ottobre 2011 scriveva: «Avrei due candidate, se vuoi: una ragazza russa e una austriaca, entrambe intelligenti e bionde».
Gli atti analizzati dalla NZZ mostrano come Epstein sostenesse la giovane anche finanziariamente. Tra le altre cose, le avrebbe pagato le tasse universitarie presso la University of California a Berkeley. In cambio, però, pretendeva che lei continuasse a presentargli giovani donne. Nel marzo 2013 la donna scriveva: «A volte penso di essere la tua Ghislaine Maxwell di Parigi».
Consapevole della natura ambigua e pericolosa del rapporto, in un messaggio del luglio 2014 definiva Epstein «il più talentuoso psicologo e il manipolatore più pericoloso». Nonostante ciò, rimase legata a lui e continuò a fornire fotografie e informazioni su giovani donne, in una dinamica segnata da dipendenza reciproca e profonda ambivalenza morale.



