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SVIZZERAL'UDC critica il Governo per i «troppo pochi» posti in terapia intensiva

14.11.21 - 18:12
Albert Rösti: «Non capisco proprio, avremmo avuto abbastanza tempo per prepararci»
20min/Marvin Ancian
SVIZZERA
14.11.21 - 18:12
L'UDC critica il Governo per i «troppo pochi» posti in terapia intensiva
Albert Rösti: «Non capisco proprio, avremmo avuto abbastanza tempo per prepararci»
Gli ospedali non ci stanno: «Il più preparati possibile», secondo Yvonne Ribi, portavoce dell'Associazione degli infermieri SBK

BERNA - L'UDC è tornata oggi alla carica riguardo ai posti letto nelle unità di terapia intensiva svizzere. Secondo il partito, infatti, sono ancora troppo pochi, in particolare visto che la pandemia sta durando ormai da parecchio, e anche vedendo ad esempio l'Austria, che ne ha più del doppio.

D'altronde, i democentristi avevano già chiesto alla fine di agosto un aumento di tali posti ad almeno 1'200 unità, «al fine di evitare un possibile sovraccarico del sistema sanitario».

Alain Berset, ospite della redazione di 20 Minuten per parlare della pandemia, ha spiegato che è una tematica che riguarda i Cantoni, e che «non è una questione di finanze». Secondo Tobias Bär, portavoce mediatico della Conferenza cantonale dei direttori sanitari (GDK), ci sono attualmente 873 posti certificati disponibili (al 10 settembre). 

«Avremmo avuto due anni per prepararci» 
Albert Rösti, Consigliere nazionale dell'UDC, è critico: «Non capisco perché la Svizzera abbia così pochi posti letto di terapia intensiva. L'Austria ha circa lo stesso numero di abitanti e più di 2'000 posti».

Il 54enne poi non accetta la «scusa» che c'è una mancanza di personale: «Siamo stati nella pandemia per due anni e avremmo avuto abbastanza tempo per aumentare il personale. In tal modo avremmo avuto una riserva e avremmo potuto affrontare l'inverno con più calma».

Rösti chiede un'azione immediata ora, non è troppo tardi: «I numeri legati al Covid potrebbero aumentare di nuovo l'anno prossimo e purtroppo questa non sarà probabilmente l'ultima pandemia».

«Non basta dire semplicemente che ci vorrebbero anni»
Il Consigliere nazionale del PLR Marcel Dobler la vede in modo simile. Secondo lui, le autorità devono ammettere di non aver fatto abbastanza per aumentare le capacità delle terapie intensive. «Dire semplicemente che ci vorrebbero anni per formare il personale non è sufficiente. Alcuni compiti in un'unità di terapia intensiva possono essere svolti anche dopo una formazione più breve».

Dobler ammette, tuttavia, che l'implementazione concreta è difficile: «Bisogna capire effettivamente quali compiti possono essere assunti e dove c'è davvero una carenza, qualcosa che dovrebbe essere in ogni caso deciso dalle direzioni degli ospedali». Ci sono poi i costi, e se viene formato troppo personale rischia di restare disoccupato in seguito alle ondate di Covid. 

Comunque, prosegue Dobler, attualmente siamo lontani da un sovraccarico del sistema sanitario, e un'espansione delle capacità del dieci o del venti per cento aiuterebbe solo a ritardare il problema: «In una pandemia con una crescita esponenziale, l'obiettivo deve essere quello di interrompere le ondate il più presto possibile».

«Gli ospedali hanno fatto di tutto per essere pronti»
Yvonne Ribi, Direttrice esecutiva dell'Associazione professionale degli infermieri SBK, non ci sta e respinge le critiche: «Gli ospedali e le aziende di formazione hanno fatto di tutto per essere il più preparati possibile».

Rimediare alla carenza in due anni e formare abbastanza personale per lavorare a tempo pieno in un reparto di terapia intensiva è un'utopia, secondo lei: «Questa formazione richiede un corso post-laurea. Servirebbe un numero sufficiente di infermieri qualificati con formazione e diploma, ma c'è già una carenza ovunque». Insomma, «insegnare semplicemente a qualcuno a girare le persone nel letto in sei mesi - che è anche importante - non è sufficiente per aumentare le capacità delle unità».

Ribi ha poi chiarito che in definitiva: «Non ci sono soluzioni rapide». In vista di future crisi sanitarie, tuttavia, ci sono delle possibilità: «Un'opezione sarebbe un pool di personale sanitario ben addestrato che lavora in altre aree o settori in tempi normali e che può essere assegnato alle terapie intensive in caso di emergenza. Ciò richiede però una formazione, ma anche delle condizioni di lavoro attraenti e, naturalmente, queste persone devono essere remunerate in un modo o nell'altro».

COMMENTI
 
Blobloblo 7 mesi fa su tio
Diciamocelo, ormai la storia rasenta il ridicolo!!! Ogni giorno ci bombardano con numeri e numeri!!! Semore quelli negativi ovviamente!!! Ci dicono i contagiati, i morti, gli ospedalizzati...ecc Ma perché ogni giorno non ci dicono anche il numero dei guariti??? Perché sono migliaia ed è un numero positivo troppo grande da divulgare e perché non fa paura??? Eppure tra i migliaia di contagi che ci dicono al giorno, qualche centinaio andrà anche in ospedale, ma tutti gli altri guariscono da soli!!! Ogni giorno!!! Eppure ci fanno notare sempre e solo la percentuale dei vaccinati!!! Ma dovrebbero contare anche i guariti, perché non lo fanno??? Tra vaccinati e le migliaia di gente che guarisce ogni giorno, altri che al 67% dovremmo essere!!! Basta con questa buffonata!!!
Giuggiola83 7 mesi fa su tio
E' il mio pensiero da sempre... dal momento che l'unico problema dovrebbe essere il sovraccarico del sistema sanitario è strano. Ci siamo focalizzati su tutto tranne che su questo, e non mi spiego il motivo. Speso per campagne vaccinali, per tamponi, per indennità, per aiuti.. ma nulla per creare nuovi posti letto. e non intendo quei 5 letti liberati negli ospedali da stanze usate per altro...... boh. poi uno non si deve fare domande
marco17 7 mesi fa su tio
Ridurre di oltre il 40% i letti in terapia intensiva in tempo di pandemia è un gesto quasi criminale. Il tutto per poter giustificare misure liberticide con il pretesto del sovraccarico degli ospedali.
francox 7 mesi fa su tio
Hanno ragione Rösti &Co.
SteveC 7 mesi fa su tio
Meglio continuare con le minacce del CF e il terrorismo mediale, vero?
Ppaa 7 mesi fa su tio
finalmente qualcuno che ammette che i posti in cure intense sono troppo pochi / sono stati tagliati... ovvio che quando si parla di statistiche poi la % dei posti occupati aumenta...
M70 7 mesi fa su tio
la Svizzera è una vergogna!! praticamente paghiamo anche l'aria che respiriamo..ma non vogliono fornare personale sanitario domiciliato, diminuiscono i posti letto, case anziani e assistenza a domicilio è praticamente in mano a personale frontaliere....non esiste più la qualità!! non ci sono parole...dobbiamo ringraziare i nostri politici!
gmogi 7 mesi fa su tio
In compenso crescono i centri medici come i funghi
Aargauer 7 mesi fa su tio
Sempre a criticare!!! Ma chi c’è in governo alla fine della fiera??? Basta prendere per il xulo la gente!
danva 7 mesi fa su tio
Il suddetto signore ha un’idea di quanto tempo ci vuole per formare un’infermiere specializzato in cure intensive e che abbia autonomia??????
marco17 7 mesi fa su tio
È la cosa più scandalosa, al limite del criminale, che sia stata fatta in Svizzera: ridurre di oltre il 40% (da 1600 a meno di 900) i posti di terapia intensiva in piena pandemia. Tuttto questo per poter poi giustificare misure vessatorie con il pretesto del sovraccarico ospedaliero. Una vergogna. È ora di votare NO alla legge Covid il 28 novembre prossimo.
Veveve 7 mesi fa su tio
Sempre detto se invece di buttare soldi in tante cavolate e chiudere tutto avessero usato quei soldi x aumentare i posti letto in terapia intensiva e per formare il personale sanitario adeguato. Ovvio ci vuole tempo per formarne di nuovo ma corsi specifici per infermieri già formati poteva essere una cosa intelligente! Invece no meglio buttare soldi in altro!😤
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