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SVIZZERA
20.04.2021 - 17:460

La bietola da salvare

Il divieto del pesticida Gaucho mette in difficoltà la coltivazione in Svizzera. Un rete di esperti cerca una soluzione

BERNA - Per sostenere la coltura delle barbabietole da zucchero, messa in grave difficoltà dal recente divieto del pesticida Gaucho, vari enti si sono coalizzati in una rete di ricerca. La priorità è trovare gli strumenti per combattere efficacemente gli insetti responsabili del cosiddetto giallume virotico.

Lo scorso anno le colture delle bietole hanno fatto segnare un sensibile calo dei rendimenti, con perdite fino al 30%-50%, proprio per questa patologia provocata da diverse specie di virus trasmessi da afidi, insetti comunemente chiamati pidocchi delle piante.

Il problema riguarda la Svizzera tedesca occidentale e l'intera Romandia. In Ticino la bieticoltura è invece assente, visto che i costi per il trasporto alle fabbriche di zucchero risulterebbero troppo elevati.

Dal 2018 nell'Unione europea e dal primo gennaio 2019 in Svizzera le autorità hanno vietato il Gaucho, un insetticida il cui principio attivo, appartenente alla "famiglia" dei neonicotinoidi, è risultato tossico per gli impollinatori, in particolare le api, e con forte permanenza nei suoli. Nella Confederazione era utilizzato da 25 anni, indica una nota odierna della coalizione, che comprende tra gli altri la Schweizerische Fachstelle für Zuckerrübenbau (SFZ, centro di competenza per la coltura della barbabietola da zucchero).

In alternativa al Gaucho lo scorso novembre l'Ufficio federale dell'agricoltura (UFAG) ha autorizzato due insetticidi, Movento SC e Gazelle SG, che a suo dire sono da 100 a 1000 volte meno tossici per le api e gli organismi acquatici rispetto al Gaucho. Sull'effettiva pericolosità di queste sostanze i pareri divergono. Resta il fatto che per gli agricoltori sono meno efficaci. Una decina di paesi dell'Ue, tra cui la Francia, l'anno scorso hanno autorizzato il Gaucho quale misura urgente.

Ricerca per uscire dall'impasse

Per uscire dall'impasse, lo scorso 24 marzo la SFZ, il centro di competenza della Confederazione per la ricerca agronomica Agroscope, la Scuola universitaria professionale bernese di scienze agronomiche, forestali e alimentari (HAFL), l'Istituto di ricerca dell'agricoltura biologica (FiBL) e la Conferenza dei servizi fitosanitari cantonali (CSF) hanno istituito una collaborazione scientifica.

Oltre ad esempio ad aspetti di diagnostica dei virus, la rete valuterà possibili sistemi di lotta chimica, ma anche con metodi alternativi, come margini dei campi trasformati in prati o la disseminazione di predatori naturali degli afidi. Si prevede anche di puntare sulla selezione di varietà resistenti. La ricerca sarà estesa anche alla lotta contro le malattie batteriche e fungine e all'abbandono parziale o totale degli erbicidi.


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